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	<title>Borgonarrante &#187; Narrativa</title>
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	<pubDate>Thu, 13 May 2010 18:39:45 +0000</pubDate>
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		<title>Plug In Baby è intraducibile</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 10:45:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MH</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>

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		<description><![CDATA[Un vecchio racconto che avevo già pubblicato su scrivi.com, e che aveva avuto un discreto riscontro. Lo ripropongo adesso, cinque anni più tardi, con correzioni minime... senza una vera ragione, solo perché compie cinque anni!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div>
<div><span style="line-height: 115%; font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: black; font-size: 9pt;">13 giugno 2004, i Muse a Bologna. Quante altre occasioni ci saranno di averli così vicini a casa? Poche, pochissime, meglio andarci.<br />
E così, eccomi qua, all&#8217;Arena Parco Nord, al Flippaut Rock Festival, con i piedi in un lago di fanghiglia e lo zaino a tracolla sul petto, perché fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Di fianco a me, la Roby. Per conquistare questi due posti in quarta fila abbiamo dovuto sorbirci tutto il concerto di Morrisey; a dispetto del suo illustre passato come frontman degli Smiths, tra una canzone e l&#8217;altra non ha fatto altro che insultare i Muse. Essenzialmente credo sia incazzato perché sono loro gli headliners, e non lui&#8230; chissà se sa che il gruppo che ha tanto denigrato ha fatto una cover splendida di una delle sue canzoni più famose!<br />
Stiamo aspettando da un&#8217;ora e un quarto, la scenografia e gli strumenti sono pronti da mezz&#8217;ora. Si fanno desiderare, sono grandi anche per questo.<br />
&#8220;Che ore sono?&#8221; chiede la Roby<br />
&#8220;Dieci in punto. Speriamo che a Bellamy non salti in testa di fare il prezioso e di rifiutarsi di suonare perché gli strumenti sono accordati male&#8221;<br />
&#8220;Lo farebbe?&#8221;<br />
&#8220;Di solito esce sul palco, fa due note e torna dietro le quinte insultando i tecnici&#8221;.<br />
La Roby ride e il tizio dietro di lei le scava il culo con gli occhi. Sì, devo ammetterlo, la migliore amica della mia ex è una gran bella ragazza.<br />
Le luci dell&#8217;Arena si spengono di botto, tutte quante insieme. Il silenzio è completo, nessuno fra il pubblico si aspettava una cosa del genere. Un&#8217;entrata così scenografica.<br />
I fari del palco si alzano, lanciando fasci di luce colorata dovunque, Chris Wolstenholme attacca col basso la cascata di note che segna l&#8217;inizio di <em>Hysteria</em>, e la folla esplode in un&#8217;ovazione.</span></div>
<p><span id="more-2645"></span></p>
<p><span style="line-height: 115%; font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: black; font-size: 9pt;">Quell&#8217;uomo è un pazzo; Matthew Bellamy è matto come un cavallo da corsa. In questo preciso momento, si sta suonando la chitarra sulla testa muovendosi come un tarantolato. Chissà di cosa si è fatto prima di salire sul palco&#8230; con un&#8217;ultima plettrata chiude New Born. La folla è un unico strepito, e c&#8217;è un cinese con i capelli arancioni che mi salta sui piedi da venti minuti. A destra, c&#8217;è la Roby, con un sorriso largo da orecchio a orecchio e il braccio destro alzato.<br />
&#8220;Ti diverti?&#8221; le urlo. Domanda scontata<br />
&#8220;Sì! Grazie per avermi convinta!&#8221;<br />
&#8220;Te l&#8217;avevo detto che era meglio questo che una notte intera in discoteca!&#8221;.<br />
Ride, e mi stringe un braccio.<br />
Dopo una meravigliosa accozzaglia di suoni che non sono note, Bellamy si getta sull&#8217;isterica scalata iniziale di Plug In Baby. Ogni accordo è una pugnalata al cuore, mi ricorda la fine della mia storia con la Totti; e forse è per questo che è una delle canzoni che mi piace di più. La Roby mi guarda, conosce il significato che io attribuisco a questa canzone: in realtà è una sorta di visione futurista di un ibrido donna-chitarra, ma per me racconterà sempre del dolore per la fine di qualcosa di importante. La fine della felicità. Dal braccio passa alla mano. E&#8217; una stretta confortevole, non mi fa sentire solo.<br />
<em>I&#8217;ve exposed your lies, baby<br />
the end of me it&#8217;s no big surprise<br />
</em>La Totti, quella sera in quel pub, al mare, quel discorso sull&#8217;inevitabilità di certe cose, sul concetto di destino. Quella Guinness lasciata a mezzo.<br />
<em>Now it&#8217;s time for changing<br />
and cleansing everything<br />
to forget your love<br />
</em>La Roby. Occhi verdi, pelle rossa, gialla, blu, bianca, nera, luci stroboscopiche. Labbra sottili, denti perfetti di un sorriso consolante. Dimenticare, cancellare, erase, delete, reset. Buio. Felicità.<br />
<em>My Plug In Baby<br />
crucifies my enemies<br />
when I&#8217;m tired of giving<br />
</em>La Totti. I suoi occhi, il suo nasino perfetto, il suo piccolo sorriso, le sue manine affusolate. Le sue preoccupazioni, le sue cure, il suo starmi vicino.<br />
<em>My Plug In Baby<br />
in unbroken virgin realities<br />
is tired of living<br />
</em>Quella Guinness che ho finito io. Amara e scura più del solito.<br />
<em>Don&#8217;t confuse<br />
maybe you&#8217;re going to lose your own game<br />
</em>Teorie pessimistiche, nichilismo, universi che implodono, dei che muoiono. Autodistruzione.<br />
<em>change me, replace the envying<br />
to forget your love<br />
</em>A chi chiedere aiuto? Ai ricordi? A chi soffre? A chi ci fa soffrire? O a chi non ci conosce?<br />
<em>My Plug In Baby<br />
crucifies my enemies<br />
when I&#8217;m tired of giving<br />
</em>Totti. Nemici crocifissi, Nirvana, libri, Guinness, felicità.<br />
<em>My Plug In Baby<br />
in unbroken virgin realities<br />
is tired of living<br />
</em>Roby. Cambio. Scordare il passato. Reset. Cercare un senso, una via d&#8217;uscita. Abbandonare il nulla, la felicità sperata e non voluta.<br />
Il crescendo finale della canzone arriva, insieme agli acuti mostruosi di Bellamy.<br />
<em>And I&#8217;ve seen your loving<br />
mine is gone<br />
</em>Brividi nelle orecchie, sulle braccia, nel cervello. La bacio. Le labbra si toccano, si conoscono, si esplorano, si fondono, come le note di basso e chitarra.<br />
<em>and I&#8217;ve been in trouble<br />
wooaahhhh!<br />
</em>Dopo il critico urlo finale in falsetto, la canzone chiude con le stesse note schizzate di apertura, in un mescolio di sentimenti: dolore, brividi, conforto. La guardo negli occhi, e nulla è più senza risposta.</p>
<p>Il finale metal di <em>Stockholm Syndrome</em> coincide con le ultime pulsazioni delle luci di scena. Poi rimane il buio e il pubblico che urla. In un ultimo spasimo di luce, Bellamy rovescia l&#8217;amplificatore della chitarra, ci appoggia il microfono e regala un ultimo, folle assolo. Poi se ne va, lasciando la chitarra a fischiare per i fatti suoi sul palco.<br />
Usciamo, le scarpe zuppe di fango, i pantaloni incrostati fino a metà polpaccio. La Roby si ferma a uno stand e compra una maglietta dei Muse. Ho l&#8217;impressione che le starà un po&#8217; larga, ma tanto è la sua. Chiamo un taxi, e mentre aspettiamo la bacio di nuovo.<br />
&#8220;Andiamo a casa di Bebe, adesso?&#8221; chiede mentre le tengo il viso con le mani<br />
&#8220;Sì&#8221;<br />
&#8220;Chi c&#8217;è là?&#8221;<br />
&#8220;Non lo so&#8221;.<br />
Bebe non è voluto venire al concerto, ma si è offerto di ospitarmi. Non so se avrà altri ospiti.<br />
&#8220;Comunque ho le chiavi, entreremo senza problemi&#8221;.<br />
Arriva il taxi.<br />
Saliamo, la strada è abbastanza lunga. Mi allunga un paio di baci e una carezza, ma niente di più. Siamo arrivati. Scendiamo, pago e apro il cancello. L&#8217;appartamento è al primo piano e la porta si apre con uno scrocco. Al diavolo, è solo mezzanotte. Non c&#8217;è nessuno. Piazziamo gli zaini in una delle stanze e facciamo un giro. Nel secondo matrimoniale ci sono dei vestiti, e anche nei due singoli.<br />
&#8220;C&#8217;è Fede&#8221; dico<br />
&#8220;Fede!&#8221; esclama la Roby con un po&#8217; troppa gioia<br />
&#8220;Sì, questa è la sua valigia, la riconosco. In Inghilterra era sempre in mezzo ai coglioni&#8221;.<br />
La Roby ride una di quelle risate che si fanno sui difetti di chi piace. Non è una sorpresa, lo sapevo già da prima.<br />
&#8220;Va beh, lo chiamo&#8221;. Tira fuori il cellulare e se lo attacca all&#8217;orecchio. Questo no che non me l&#8217;aspettavo. Parla un po&#8217;, ridacchiando di tanto in tanto. Credo di non averla mai vista così divertita come stasera.<br />
&#8220;E&#8217; molto lontana Piazza Malpighi?&#8221; mi chiede una volta chiusa la telefonata<br />
&#8220;Insomma. Saranno quattro o cinque chilometri buoni&#8221;. Prende di nuovo il telefonino e chiama un taxi. Nel frattempo, si cambia. Quando esce di casa fa ancora più figura che al concerto, sprizza classe da tutti i pori. Mi saluta con un bacio sulla guancia e se ne va. Rimango solo, a chiedermi perché cavolo la migliore amica della mia ex se n&#8217;è appena andata.</p>
<p>Dopo la doccia, decido di guardare un po&#8217; di TV, ma non c&#8217;è niente, solo gli <em>exit-pool</em> delle elezioni. Rovisto un po&#8217; fra le cose di Bebe, e l&#8217;unico CD decente che trovo è <em>Enema of the State</em>, dei Blink-182. Lo metto nello stereo e spingo play.<br />
E&#8217; appena finita <em>Adam&#8217;s song</em> quando la porta si apre. Entrano i miei amici, Bebe in testa.<br />
&#8220;Ciao&#8221; mi saluta allungandomi una piccola pacca su un braccio. Dopo di lui ci sono Bobo, Abbo, Fede e la Roby. Ci sparpagliamo per le camere, e la prima ad andare a lavarsi è la Roby. Fede mi si avvicina, e mi dice:<br />
&#8220;Hai cinque minuti?&#8221;. Così, rieccomi nel mio ruolo di confessore del mondo, seduto in cucina con Fede.<br />
&#8220;Allora?&#8221;<br />
&#8220;E&#8217; fantastico&#8221; mi dice &#8220;davvero fantastico&#8221;<br />
&#8220;Perché?&#8221; non lo sopporto quando vuole tirarla per le lunghe &#8220;Sputa il rospo&#8221;<br />
&#8220;Stasera sono andato con la Roby&#8221;. Pausa.<br />
&#8220;Eh?&#8221;<br />
&#8220;L&#8217;ho baciata, come devo dirtelo? In arabo?&#8221;.<br />
Mi scappa da ridere, ma non sarebbe cortese farglielo proprio in faccia. Mi trattengo.<br />
&#8220;Bella Fede, finalmente ci sei riuscito&#8221;.<br />
Dice qualcos&#8217;altro, ma non lo ascolto veramente. Mi sto solo chiedendo che cosa ci faccio qui.</p>
<p>Sono a letto, a fissare il soffitto da dieci minuti. E&#8217; quasi tutto buio, si sente solo il rumore di Abbo che fa la doccia. Arriva la Roby, con solo una maglietta lunga fino alle ginocchia indosso. Si stende qui a fianco. Cerca di mantenere un respiro controllato, un po&#8217; tesa. Mi ricorda la Totti quando si infilava sotto le lenzuola, solo che lei indossava, generalmente, una delle mie camicie. Credo voglia darmi qualche spiegazione; ma non la voglio. Non mi dà fastidio quello che ha fatto con Fede, era giusto così. Era sbagliato baciare me. Non sono geloso, arrabbiato o chissà cosa&#8230; solo perplesso.<br />
Mi alzo ed esco dalla camera. Vado in cucina, apro il frigorifero e prendo la seconda birra di un cartone da quattro. Birra, l&#8217;unica cosa che sei sempre sicuro di trovare a casa di Bebe. Vado in terrazza e ci trovo proprio lui, seduto nel silenzio con una bottiglia in una mano e la sigaretta nell&#8217;altra.<br />
&#8220;Guardatelo, l&#8217;incarnazione del vizio&#8221; commento &#8220;ti manca una ragazza fra le gambe e saresti l&#8217;immagine perfetta della perdizione&#8221;.<br />
Ride, mentre mi siedo vicino a lui.<br />
&#8220;Com&#8217;è andato il concerto?&#8221;<br />
&#8220;Bene. Per quanto riguarda i Muse, bene&#8221;.<br />
Scuote la testa, sorridendo.<br />
&#8220;Sei andato con la Roby, vero?&#8221;<br />
&#8220;Come fai a saperlo?&#8221;. Ma conosco già la risposta; è il mio migliore amico.<br />
Restiamo un po&#8217; qui, con le gambe appoggiate sul parapetto di uno delle migliaia di balconi di Bologna, che, come tutte le grandi città, non dorme mai; cambia solo il suo respiro. E&#8217; caldo stasera, e nelle orecchie mi fischia ancora la chitarra di Bellamy. Plug In Baby. Avrei voglia di chiamare la Totti&#8230; ma per dirle cosa poi? Che ho baciato la sua migliore amica? Meglio di no. E allora eccola la risposta. E allora eccola la domanda.<br />
&#8220;Sai cosa significa Plug In Baby?&#8221; chiedo a Bebe<br />
&#8220;Cosa significa cosa?&#8221;<br />
&#8220;Plug In Baby. Voglio dire, sai cosa significa letteralmente?&#8221;<br />
&#8220;No&#8221;<br />
&#8220;Non significa nulla; non vuole dire nulla; è intraducibile. Sono tre parole senza senso. Ecco la verità: Plug In Baby non significa nulla&#8221;.</p>
<p> </p>
<p>In caso qualcuno volesse togliersi lo sfizio di ascoltare la canzone, vi propongo il link di un live su youtube: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=DtVaqQETf_g&amp;feature=related">http://www.youtube.com/watch?v=DtVaqQETf_g&amp;feature=related</a></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=DtVaqQETf_g&amp;feature=related"></a></p>
<p> </p>
<p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>CHIODI DI CAVALLO</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Apr 2009 15:10:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gricio</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>

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		<description><![CDATA[Siccome avevo preso un altro brutto voto, mio padre mi disse: 
- Va bene, allora oggi verrai con me a lavorare. Così vedrai come si fatica!
Mio padre faceva il giardiniere, e andava in giro per i giardini altrui. Andava a potar piante, rastrellare foglie e tagliare erba col suo potente tagliaerba.
Quel giorno doveva occuparsi niente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; mso-line-height-alt: 9.0pt;"><em><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Siccome avevo preso un altro brutto voto, mio padre mi disse: </span></span></em><span style="font-size: 16pt; mso-bidi-font-style: italic;"><br />
<span style="font-family: Times New Roman;">- <em>Va bene, allora oggi verrai con me a lavorare. Così vedrai come si fatica!</em><br />
<em>Mio padre faceva il giardiniere, e andava in giro per i giardini altrui. Andava a potar piante, rastrellare foglie e tagliare erba col suo potente tagliaerba.</em><br />
<em>Quel giorno doveva occuparsi niente meno del giardino dei terribili Lorchitruci.</em><br />
<em>I Lorchitruci erano la famiglia più ricca e potente della collina. A me facevano paura due cose di loro: il nome, perché mi veniva da pensare a degli orchi molto truci; e il giardino, appunto, perché era chiuso da una muraglia gigantesca dietro la quale chissà che cosa mai si nascondeva.</em></span></span><span style="font-size: 16pt;"></span>
</p>
<p><span id="more-2531"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Quando richiudemmo il grande cancello dietro alle nostre spalle mi sembrò di entrare in un altro<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>mondo. Il vialetto inghiaiato si inerpicava dolcemente per la collina, fiancheggiato da una piccola siepe circondata da fiori di tutti i tipi. I prati intorno erano grandi distese di verde perfettamente livellato, risultato evidente del lavoro di mio padre nei giorni precedenti. In cima alla collina troneggiava la casa, una villa che però aveva quasi le sembianze di un piccolo castello medievale. Una grande torretta quadrata si innalzava verso il cielo da un angolo della costruzione, realizzata interamente in sassi sagomati. La posizione dell’edificio era stupenda, da lì si dominava tutta la valle sottostante. Accanto alla casa una piscina ovale nella cui acqua immobile si rifletteva la guglia della torre.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Scaricammo gli attrezzi dal furgone, ed io ebbi assegnata la piccola zappa per i lavori di rifinitura dell’aiuola accanto alla piscina, mentre mio padre si allontanò col tagliaerba verso il retro della casa.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Avevo iniziato da mezz’ora il mio lavoro e ragionavo tra me e me dicendomi che quel posto così incantevole non poteva essere abitato da esseri malvagi;<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>ero così profondamente assorto nei miei pensieri che trasalii al fragore che giunse dalla piscina. Mi voltai di scatto e la vidi. Era incantevole. Un viso dolce punteggiato da piccole efelidi, occhi chiusi per paura dell’acqua e capelli bagnati, cercava di raggiungere il bordo piscina nella mia direzione, nuotando impacciata e frenetica come fanno i cani, con le mani sott’acqua. Doveva essere la figlia dei padroni di casa; a tentoni trovò l’appiglio alla pietra, proprio davanti a me, con l’altra mano si asciugò gli occhi e mi vide.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">- <em>E tu chi sei ?</em> – mi chiese uscendo dall’acqua</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Non so cosa mi prese, forse fu il calore del sole di metà mattina, ma lì per lì mi inventai:</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"><em><span style="font-size: 16pt;">- Ehm..io sono&#8230;un archeologo</span></em><span style="font-size: 16pt;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">- <em>E cosa stai facendo tra i miei fiori</em>?<em></em></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"><em><span style="font-size: 16pt;">- Bè, è una lunga storia…e <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>poco interessante, sappi solo che da antiche mappe in mio possesso risulta che qui, proprio sotto a quest’aiuola, è sepolto un tesoro ….ma non devi farne parola con nessuno ! -</span></em><span style="font-size: 16pt;"> risposi con voce misteriosa. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"><em><span style="font-size: 16pt;">- Davvero..??</span></em><span style="font-size: 16pt;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt;"><em><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">- Certo, ma c’è un’altra cosa importante che devi sapere: una antica leggenda racconta che chi troverà il tesoro, se non sarà baciato sulla bocca dalla prima persona che incontra, diventerà padrone della collina</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"><em><span style="font-size: 16pt;">- Ohhh, -</span></em><span style="font-size: 16pt;">rispose lei con occhi sorpresi<em>- Ma il tesoro cos’è?</em></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"><em><span style="font-size: 16pt;">- Il tesoro….ehm…è – </span></em><span style="font-size: 16pt;">rimasi in sospeso non sapendo cosa inventare – <em>è un vecchio monile realizzato con i chiodi che tenevano fissato un drago alla porta di questo castello</em> – dissi indicando la sua casa. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Nel mentre mi frugavo con indifferenza nelle tasche alla ricerca di quel ciondolo realizzato da mio padre con i chiodi di cavallo. Era una sua vecchia passione, ed era molto bravo in questo; piegava con una pinzetta i piccoli ferri appuntiti e dalla grossa testa quadrata, dando loro gradevoli forme arrotondate ed unendoli in combinazioni originali. A volte erano fiori, a volte ciondoli, o semplici catene; quel giorno, uscendo dalla cantina, mi ero infilato in tasca uno di quei piccoli manufatti, costituito da tre semplici chiodi di ferro piegati ad arte e saldati.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Facendo finta di niente lo estrassi dalla tasca nascondendolo nella mano, continuando a frugare nel terriccio smosso dei fiori. Nel frattempo anche lei si era messa a frugare per aiutarmi. Fu un gioco da ragazzi farmi comparire dopo poco tra le mani il ciondolo sporco di terra:</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"><em><span style="font-size: 16pt;">- Eccolo, finalmente !!</span></em><span style="font-size: 16pt;"> - esclamai a voce alta</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Subito si avvicinò a me con la tipica curiosità femminile che ben avrei imparato a conoscere in seguito.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Forse fu in quel momento che mi innamorai di lei, del suo sguardo stupito, con quei grandi occhi verdi, che mi osservavano con ammirazione tenere il ciondolo tra le mani, quasi avessi tra le dita una delle meraviglie del mondo. Non dimenticherò mai la sua innocente sorpresa, e la mia reazione fu da giovane gentiluomo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"><em><span style="font-size: 16pt;">- Tieni </span></em><span style="font-size: 16pt;">– le dissi -<span style="mso-spacerun: yes;">  </span><em>te lo dono, fanne ciò che vuoi</em></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Lei mi guardò ancor più stupita, e mentre le consegnavo il prezioso bottino mi disse</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt; tab-stops: 279.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"><em><span style="font-size: 16pt;">- Oh, grazie, davvero</span></em><span style="font-size: 16pt;">. – rispondendomi con voce sognante e guardando l’oggetto tra le sue mani.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt; tab-stops: 279.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"><em><span style="font-size: 16pt;">- ho pensato che se tu vivi qui sia giusto che resti a te, così nessuno potrà mandarti via da casa - </span></em><span style="font-size: 16pt;">le dissi</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt; tab-stops: 279.0pt;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Dall’interno giunse una voce di donna con tono autoritario</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt; tab-stops: 279.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"><em><span style="font-size: 16pt;">- Valentina, hai finito in<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>piscina ? <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>dobbiamo andare</span></em><span style="font-size: 16pt;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"><em><span style="font-size: 16pt;">- Si mamma, arrivo subito -</span></em><span style="font-size: 16pt;"> disse la bambina, affrettandosi verso la porta. Ma giunta qui si fermò improvvisamente, come avesse dimenticato una cosa; tornò precipitosamente sui suoi passi, ed in punta di piedi mi baciò sulla bocca dicendomi</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"><em><span style="font-size: 16pt;">- me l’hai regalato…ma non si sa mai</span></em><span style="font-size: 16pt;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">* * * * *</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"><em><span style="font-size: 16pt;">- Bambini, adesso è ora di dormire, vero</span></em><span style="font-size: 16pt;">?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt;"><em><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">- Uffa, dài papà, continua con la storia dei chiodi di cavallo, per favore</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt;"><em><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">- Continuerò domani sera, su, <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>a nanna</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">- <span style="mso-spacerun: yes;"> </span><em>Va bene, uff…</em></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Richiudo la porta e mi avvio verso la cucina. Tu sei lì che stai ancora sparecchiando, ti volti verso di me e <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>con sguardo interrogativo mi chiedi:</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"><em><span style="font-size: 16pt;">- dormono già </span></em><span style="font-size: 16pt;">?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 49.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Sorrido guardandoti; non sei cambiata Valentina, gli stessi grandi occhi verdi curiosi, le stesse efelidi sparse sul volto, ed al collo sempre quel vecchio ciondolo di chiodi di cavallo appeso ad un laccetto di cuoio.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 58.9pt 0pt 45pt; text-align: justify; mso-line-height-alt: 9.0pt;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Dalla finestra della torre la valle sotto è bellissima, stasera.</span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La scelta di Greta</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2009 06:55:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>baribal</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>

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		<description><![CDATA[Dll'Africa a Brescia... storia di una coppia e di un piccolo miracolo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"> </p>
<div><span style="font-size: 12pt; font-family: Verdana; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">Immaginate che vi abbia invitato nella mia casa di montagna.<br />
E&#8217; sera, abbiamo appena cenato e la polenta concia sta facendo il suo corso mentre, seduti davanti al camino, sorseggiamo una rara bottiglia di vera grappa di Picolit che ho generosamente spolverato e stappato (un poco mi piange il cuore genovese, ma per gli amici cosa non si farebbe? ).<br />
In cambio vi chiedo un poco d&#8217;attenzione, tanto fuori nevica e la TV satellitare non funziona, forse perché non ho più pagato l&#8217;abbonamento.<br />
Vi voglio raccontare una storia. Come? Sì, Gina, potrai fare domande, ma per piacere prometti di pensare due volte a quello che dirai prima di aprire bocca.<br />
Gina è insopportabile, in tutte le compagnie di amici c&#8217;è sempre una Gina che non viene mandata a quel paese perché è l&#8217;amica di un caro amico.<br />
Ora mettetevi comodi, la sintesi non è il mio forte.<br />
Sapete cos&#8217;era l&#8217;A.O.I. ? Non sono in molti a ricordarlo e i libri di scuola aiutano poco. Un aiutino?</span></div>
<p><span id="more-2481"></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: Verdana; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><em>&#8220;Faccetta nera, bell&#8217;abissina<br />
Aspetta e spera che già l&#8217;ora si avvicina!<br />
Quando saremo insieme a te,<br />
noi ti daremo un&#8217;altra legge e un altro Re.&#8221;</em></p>
<p>Africa Orientale Italiana, le colonie di quello che fu un effimero impero proclamato dal Duce nel 1936.<br />
L&#8217;A.O.I. comprendeva un coacervo di terre ed etnie le più varie. Mare, deserti, laghi, altopiani e montagne costituivano un territorio vasto quasi sei volte l&#8217;Italia e popolato da tribù e civiltà disparate. La sede del viceré era Addis Abeba, &#8220;nuovo fiore&#8221; in amarico, la lingua dei fieri Etiopi che l&#8217;avevano eletta capitale della loro nazione dopo che la regina Taitù la volle costruire dal nulla, vicino alle fonti termali che amava tanto.<br />
Vi parlerò di due persone, Antonio e Greta, che in quei luoghi erano arrivati per motivi diversi.<br />
Lui era un funzionario del governo coloniale, uomo del sud, religioso, impetuoso, generoso e idealista. Impetuosità e idealismo lo avevano portato nel 1917, nemmeno diciottenne, a falsificare la firma paterna per arruolarsi volontario tra gli Arditi Incursori, a guadagnarsi sull&#8217;altopiano di Asiago una croce di guerra e poi una brutta ferita. In Africa era andato, sempre volontariamente, per amore dell&#8217;avventura e spirito di servizio. Si era assicurato un buon posto governativo grazie alla sua laurea in giurisprudenza e al suo passato militare che all&#8217;epoca aveva una certa importanza. Naturalmente, socialista da sempre, era anche iscritto al partito fascista pur non condividendo molti di quegli ideali.</p>
<p>Come dici, Gina: &#8220;Come cazzo faceva un socialista ad essere fascista&#8221;?<br />
Non ti hanno mai detto che pure un certo Benito Mussolini era stato socialista? Lasciami proseguire.</p>
<p>Lei, Greta, era figlia di un ingegnere di Essen e di una bella signora milanese. Questo brillante ingegnere era stato inviato in Italia per collaborare alla costruzione di centrali elettriche e la vita di Greta e delle sue sorelle era stata felice per pochi anni, durante i quali si spostavano per l&#8217;Italia, da nord a sud, seguendo il lavoro del capofamiglia. Poi&#8230; ma questa è un&#8217;altra storia, che da sola potrebbe diventare un romanzo di stampo ottocentesco, di quelli con povere orfanelle, matrigne spietate e tanta disperazione. Forse un&#8217;altra sera ve la racconterò. Basti dire che Greta andò nella nuova terra promessa per cercare uno sbocco a una vita molto difficile.<br />
Si sa che le difficoltà possono distruggere una persona o indurirla. Greta era indurita, almeno all&#8217;esterno, ma dentro di lei ancora si agitava uno spirito romantico e passionale. Ma torniamo ad Addis Abeba.<br />
Una sera del 1940, davanti alla farmacia di Piazza del Littorio si fermò una Balilla. Ne scese un bell&#8217;uomo, con una barbetta nera, gli occhi vivaci e un temperamento mediterraneo. Acquistò un medicinale e al momento di pagare fu catturato dagli occhi verdi e dal sorriso gentile della cassiera.<br />
Greta e Antonio si conobbero così, e si sposarono dopo due mesi da quel primo incontro.<br />
Ad Antonio il governo aveva assegnato, oltre alla Balilla di rappresentanza, un bel bungalow a nord della città, dove le alture di Entòtto, ricche di eucalipti, iniziavano a inerpicarsi per formare lo spartiacque di Gara Gorfù. Nel grande giardino ombroso, una piccola gazzella veniva a prendersi le carezze di Greta, condividendole amichevolmente con un grosso alano. Sul fondo, verso la foresta, un muretto di pietra fungeva da appoggio per le bottiglie vuote che Greta e Antonio usavano per allenarsi con la pistola. La terra era ancora in parte selvaggia e anche i civili, donne comprese, andavano in giro armati. A parte eventuali atti di guerriglia, per altro repressi duramente, non era infrequente scorgere branchi di iene che si aggiravano ai margini della città. E le iene possono essere pericolose come i leoni, ma ancora più scaltre.<br />
Il clima di Addis Abeba era quello piacevole dell&#8217;altopiano che, a oltre 2000 metri di altezza, domava la calura africana rendendola simile a un&#8217;eterna primavera. Insomma, quella di Greta e Antonio era una vita agiata, tipicamente da coloni bianchi quando la condanna del colonialismo era ancora molto lontana sia dai libri di storia che dalle coscienze, e alla coppia sembrava che la sorte avesse rivolto loro uno sguardo particolarmente benevolo.<br />
Ma la fortuna coloniale e bellica dell&#8217;Italia volse rapidamente al tramonto. I rovesci della guerra fecero diffondere la convinzione che gli Inglesi sarebbero presto arrivati sino lì. Qualcuno tra i coloni si diede alla macchia, andando a vivere in capanne nella foresta sino alla fine del conflitto, ma Greta e Antonio rimasero. Antonio aveva fortissimo il senso della responsabilità e della Patria, tanto da pagare di tasca propria gli stipendi agli impiegati locali quando dall&#8217;Italia non fu più possibile ricevere qualsiasi cosa.</p>
<p>Gina, hai detto: &#8220;Bel pirla&#8221;?  Sì, questa cosa può sembrare sciocca, fuori dalle logiche moderne, ma Antonio effettivamente viveva in un altro tempo, un tempo dove Patria, Onore e Dignità avevano un significato che oggi ci è estraneo.</p>
<p>Poi le truppe inglesi arrivarono davvero. Greta e Antonio videro confiscati i loro beni, dalla casa sino agli spiccioli che avevano in tasca. Fecero appena in tempo a liberare la gazzella e consegnare l&#8217;alano al fedele Abebe, il ragazzo che si occupava del giardino, poi furono arrestati, trasportati per camion in Eritrea, a Massaua, e rinchiusi per mesi in un campo di concentramento dove, assieme a molte altre famiglie italiane, finirono stipati in baracche di lamiera.<br />
Fuori la temperatura toccava i 50 gradi e le baracche diventavano dei veri forni. I civilissimi Britannici, nei loro bungalow confortevoli e dall&#8217;alto della loro imperiale alterigia, rimasero del tutto indifferenti a questa situazione e nulla fecero per mitigarla. In fondo si trattava di uomini donne e bambini internati perché di un paese nemico, quindi erano nemici. Punto e basta.</p>
<p>Sì Gina, lo so, ho fatto una velata critica agli Inglesi e tuo nonno era un ufficiale inglese. Ecco, magari tuo nonno era proprio uno stronzo di ufficiale addetto a quel campo di concentramento, per quello che ne so. Ora che sei incazzata puoi anche uscire; nevica e ci sono otto gradi sotto zero, ti va? No, non sei incazzata abbastanza? Bene, allora piantala e finisci quel bicchiere di grappa.</p>
<p>Molti internati morirono, altri, come Greta e Antonio ebbero delle gravi forme di insolazione e disidratazione, ma sopravvissero.<br />
Finalmente, nel Gennaio del 1944, tutti i superstiti del campo furono affidati alla Croce Rossa che li imbarcò su una vecchia carretta insicura e rantolante. Il canale di Suez era impraticabile da tempo, quindi la nave dovette seguire un&#8217;altra rotta. Dopo aver puntato a Sud nel Mar Rosso, si diresse a Est per il golfo di Aden, poi puntò a Sud-Ovest sino a doppiare il Capo di Buona Speranza e poi risalire tutta la costa occidentale dell&#8217;Africa. Entrò in Mediterraneo da Gibilterra per approdare finalmente a Genova dopo un viaggio di quasi due mesi e la circumnavigazione del continente africano.</p>
<p>Gina, se dici ancora che in fondo si sono fatti un bel giro gratis, che nemmeno Costa Crociere, freddo o non freddo ti butto fuori dalla porta a fare l&#8217;omino di neve, solo che la carota non te la metto come naso.</p>
<p>Viaggio faticoso e rischioso. E la nostra coppia era rimasta con gli stracci che aveva addosso, senza una casa e senza un lavoro, ma erano vivi e insieme. Si ritennero fortunati.<br />
Trovarono rifugio a Brescia, presso lontani parenti di lei. La vita continuava, e a riprova di ciò Greta restò presto incinta.<br />
Greta non era giovane per il primo figlio. A 37 anni ancor&#8217;oggi questo comporta qualche rischio; allora era molto pericoloso,  sopratutto per una donna come Greta,  dalla corporatura minuta e le anche strette. Come dicevano le comari, non aveva i fianchi da fattrice. Inoltre, quasi due anni di sofferenze le avevano lasciato dei segni nel morale e soprattutto nel fisico, tanto che i dottori avevano sconsigliato di portare a termine la gravidanza.</p>
<p>Sì Gina, certo, adesso l&#8217;aborto è usato quasi come la pillola ed è legale. Ma allora era tutto diverso.</p>
<p>La religiosità di Antonio e la voglia di maternità di Greta ebbero il sopravvento e il bambino, perché si trattava di un maschietto, venne al mondo sia pure con l&#8217;ausilio del parto cesareo e a prezzo di alcuni mesi d&#8217;ospedale.<br />
Nei giorni precedenti al parto, Antonio dovette andare a Milano per cercare un amico che gli aveva promesso aiuto e forse un lavoro. Quando il bambino venne al mondo, Antonio non era ancora tornato e Greta era molto in pensiero: nei primi mesi del 1945 viaggiare in quelle zone era difficile e molto pericoloso.<br />
Ora immaginatevi Greta all&#8217;ospedale, nel suo letto. A fianco, il piccino in una culla sembrava un fagottino di stracci in un cesto del cucito. Greta sentì delle voci nel corridoio tra le quali le parve di riconoscere quella preoccupata e affannata di suo marito. Poi udì dei passi frettolosi e un Antonio con la barba lunga, i vestiti sporchi e in disordine entrò nella stanza. Vi posso dire con esattezza le parole che si scambiarono.</p>
<p>No Gina, non c&#8217;era un registratore, non li avevano ancora inventati, queste cose mi sono state riportate in seguito, lasciami proseguire.</p>
<p>- Amore, come stai? E quello, quello è il nostro bambino? Un maschio mi hanno detto, e col parto cesareo. Hai sofferto? -<br />
- Certo che è lui, un bel maschietto e io sto abbastanza bene, ora che sei arrivato anche meglio, e il bambino sta bene, guardalo, è bellissimo; ma tu, cosa ti è successo? Dovevi tornare ieri.-<br />
Antonio baciò con trasporto Greta, poi, a bassa voce per non svegliare il bambino, iniziò a raccontare del suo viaggio a Milano e di come fosse stato inutile. Non aveva trovato Gianni, il suo amico. La casa era vuota, dei vicini gli avevano detto che Gianni e la sua famiglia erano spariti improvvisamente, senza dire niente a nessuno. Correva voce che si fosse unito ai repubblichini, raggiungendo il suo vecchio comandante e altri commilitoni per continuare a combattere a fianco dei tedeschi.<br />
Poi il treno del ritorno era stato mitragliato dagli aerei americani vicino a Bergamo. Nessuno si era fatto male, ma i binari erano rimasti interrotti e lui era riuscito ad arrivare a Brescia solo mezz&#8217;ora prima.<br />
Stavano ancora parlando quando suonarono le sirene dell&#8217;allarme aereo. Un dottore accorse insieme a una suora.<br />
- Presto, tutte quelle che possono camminare, fuori, svelte, al rifugio, le altre verranno prelevate dai barellieri; veloci, veloci! -<br />
Tra la confusione generale, Antonio aiutò la moglie a mettersi addosso un impermeabile, avvolsero il bambino in uno scialle poi, il braccio di lui a sostenere Greta, si diressero verso l&#8217;uscita.<br />
L&#8217;ospedale era vicino all&#8217;antica chiesa di Sant&#8217;Afra e alcuni tra ricoverati e personale vennero indirizzati alla cripta che, ritenuta sicura, era stata adattata a rifugio antiaereo.<br />
Greta ed Antonio vi entrarono, scendendo una ventina di gradini. Nel frattempo uno stormo di bombardieri B24 &#8220;Liberator&#8221; era arrivato sul cielo di Brescia e già si udivano le prime esplosioni.<br />
&#8220;Liberator&#8221;, non vi pare un nome di un umorismo un pochino macabro per un ordigno di guerra destinato sopratutto a &#8220;liberare&#8221; dalla vita i civili delle città bombardate a tappeto?</p>
<p>No Gina, adesso non sto criticando gli Americani; certo, ci hanno liberato, poi ci hanno salvato dai comunisti mangiapreti e ora ci proteggono dai terroristi, stai tranquilla, parlo di guerra, e in guerra è normale che accadano tante cose ingiuste.</p>
<p>Nella cripta trovò posto una ventina di persone tra le quali un sacerdote che andò al piccolo altare ricavato sulla parete di fondo e iniziò a celebrare la Messa.<br />
I boati delle bombe si facevano sempre più vicini, mentre le lampade appese al basso soffitto cominciavano a oscillare violentemente.<br />
- Greta - sussurrò Antonio - vieni, andiamo vicino all&#8217;altare, faremo la Comunione e sono certo che Dio ci proteggerà.-<br />
- No! - Greta replicò fermamente - mettiamoci invece lì, vicino alla parete, mi sembra più sicuro.-<br />
Discussero brevemente a bassa voce, la profonda fede di Antonio a cercare di scalfire il duro, lucido pragmatismo di Greta. Infine una decisione fu presa, proprio mentre il grappolo di bombe da 250 chili sganciato pochi secondi prima da un B-24, stava completando il suo viaggio.<br />
Gli ordigni sfondarono il tetto di legno della chiesa, ma l&#8217;ingegno umano è raffinato: erano costruiti per non esplodere a un impatto così leggero. Un istante dopo trovarono il pavimento di pietra. Là finalmente liberarono tutta la loro potenza distruttrice.<br />
La chiesa sembrò rigonfiarsi, poi esplose a sua volta. I muri secolari si sbriciolarono, il pavimento fu in parte ridotto in polvere, in parte venne scagliato giù, verso la cripta, come un maglio gigantesco. Della chiesa rimase una nuvola di polvere di pietra e marmo, alcuni tronconi di muri e un cumulo di detriti dal quale si levarono le fiamme alimentate dalla copertura lignea del tetto.</p>
<p>Adesso vi chiedo di dimenticarvi per qualche minuto di Greta, di Antonio e del loro bambino. Facciamo un salto in avanti di una trentina d&#8217;anni, però restiamo a Brescia e parliamo di un&#8217;altra bomba, purtroppo.<br />
Tutti vi ricorderete della strage di Piazza della Loggia, vero? Se qualcuno era troppo giovane per ricordarla dovrebbe andare a leggere uno dei tanti scritti che ne parlano, è una di quelle cose che si devono assolutamente sapere per cercare di impedire che possa ripetersi.<br />
Siamo qualche mese dopo l&#8217;attentato, ma lasciate che vi racconti come se fossi presente e facessi &#8220;la vita in diretta&#8221;, diamine, so stare al passo con i tempi!Guardate quella coppia che passeggia in piazza.<br />
L&#8217;uomo, quasi trent&#8217;anni, alto e con un pizzetto nero, è emozionato. Cinge le spalle della ragazza bruna e piccolina che lo guarda con affetto, e forse qualcosa di più. Sono arrivati da Genova in una sorta di pellegrinaggio politico. Hanno voluto vedere coi loro occhi quel luogo e rendere omaggio alle vittime dell&#8217;orrore e della follia omicida esplosa pochi mesi prima.<br />
Sono rimasti a lungo sulla piazza a osservare i segni ancora visibili e quelli apposti in seguito, corone, targhe, per esecrare e commemorare.<br />
All&#8217;inizio erano sconcertati, ora si sentono invasi da una furia sorda per quell&#8217;assurdità. Lasciano la piazza; l&#8217;uomo, senza spiegazioni ma chiedendo qualche informazione, si dirige verso un quartiere appena fuori dal centro. La ragazza lo segue in silenzio, lasciando che i minuti stemperino le sensazioni precedenti.<br />
Ora arrivano davanti a una chiesa, non particolarmente bella né antica, di sicuro nulla che valga la pena di una passeggiata a piedi.<br />
- Vedi - dice l&#8217;uomo - qui una volta esisteva un&#8217;altra chiesa, si chiamava Sant&#8217;Afra. Venne rasa al suolo nel Marzo del &#8216;45 da un bombardamento. Ora non si chiama più così, sopra le sue rovine hanno costruito questo nuovo tempio, proprio bruttino, dedicato a Sant&#8217;Angela Merici. Vieni, entriamo, ti devo far vedere una cosa. -<br />
La ragazza è un po&#8217; perplessa, sa bene che il suo uomo non brilla certo per saldezza nella fede, anzi. Ma tace e lo segue, è incuriosita.<br />
Percorrono una navata, sono soli nella semioscurità. Lui che certamente è già stato li tenta di orientarsi. Alla fine trova quello che cerca, una porticina laterale vicino all&#8217;altare. Scendono alcuni scalini di pietra dall&#8217;aspetto molto più antico del resto della chiesa.<br />
- Qui siamo in quello che rimane della cripta della vecchia Sant&#8217;Afra. Durante la guerra l&#8217;avevano adibita a rifugio antiaereo, poteva contenere qualche decina di persone. Ecco, vedi ? - l&#8217;uomo indica una lapide sul muro con una lunga lista di nomi - Riporta una data, 2 Marzo 1945, quella del bombardamento e della distruzione di Sant&#8217;Afra. Lì ci sono tutti, voglio dire i nomi di tutti quelli che erano qui e morirono quel giorno. Veramente, quasi tutti; nella lista ne mancano tre: quelli di una certa Greta, di suo marito Antonio e del loro bambino di pochi giorni. Pensa, per seguire una strana intuizione della donna, quei tre si misero a ridosso di un muro. Il pavimento della chiesa sovrastante resse proprio lì, per quei pochi centimetri sufficienti a fornire loro una specie di tetto. Tutti gli altri, sepolti, compreso il sacerdote che stava dicendo la messa all&#8217;altare. Quella famigliola si salvò. Terrorizzati, mezzi soffocati, ma praticamente incolumi. Un miracolo. Pensa, Greta salvò il suo bambino che non respirava più tirandogli fuori con le dita i calcinacci che gli erano entrati nella bocca e nel naso. -<br />
Un momento di silenzio, poi l&#8217;uomo guarda sorridendo la ragazza al suo fianco:<br />
- Quel bambino si chiamava Mario.-<br />
La ragazza ha un moto di sorpresa, poi capisce. Stringe più forte la mano dell&#8217;uomo mentre si avviano all&#8217;uscita.<br />
- Sai, cara - dice Mario una volta tornati sula strada - mio padre mi raccomandava sempre di rispettare le scelte delle nostre compagne. Mi diceva: &#8220;Le donne hanno un dono che a noi uomini è negato. Noi pensiamo di chiedere aiuto a Dio mentre loro, a volte, ascoltano già la Sua risposta&#8221;.</p>
<p>Come dici Gina, se è un caso che anch&#8217;io mi chiami Mario e sia nato a Brescia nel &#8216;45 ?</p>
<p>Solo una come te poteva fare questa domanda.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p></span></p>
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		<title>IL PRIGIONIERO</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Apr 2009 20:53:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gricio</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il sole che batte cocente sulle palpebre chiuse mi sveglia con fastidio. Scuoto un poco la testa e mi guardo intorno cercando di capire dove mi trovo. 
Sono sdraiato, nudo, sulla sabbia bianca di una spiaggia lunghissima, accanto a me uno scoglio lavico.
Le braccia e le mani, aperte a croce sono legate a terra con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span id="more-2479"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Il sole che batte cocente sulle palpebre chiuse mi sveglia con fastidio. Scuoto un poco la testa e mi guardo intorno cercando di capire dove mi trovo. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Sono sdraiato, nudo, sulla sabbia bianca di una spiaggia lunghissima, accanto a me uno scoglio lavico.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Le braccia e le mani, aperte a croce sono legate a terra con cinghie di cuoio in una bizzarra riproduzione dell’uomo vitruviano di Leonardo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Il cielo sopra di me è di un azzurro intenso, non ci sono nuvole, ed il sole alto mi trafigge con raggi impietosi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Ma non ne soffro.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Sento la risacca lambirmi le caviglie e poco alla volta il suo ritmo irregolare ma pacifico fa parte di me, come io di questa spiaggia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Ogni tanto un gabbiano solca il cielo sopra di me, senza degnarmi di uno sguardo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Sento un piccolo granchio salire sulla coscia<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>ed avvicinarsi al mio sesso. Procede lentamente, senza logica; io non lo vedo, ma ne avverto lo zampettio leggero sulla pelle. Dopo un po’, raggiunto l’ombelico, si lascia scivolare sul mio fianco e ritorna in mare.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Le onde ai miei piedi cominciano ad aumentare d’intensità.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Sarà l’innalzarsi della marea, penso, ma senza alcuna paura di restarne sommerso.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Sembra una giornata eterna, non ho alcuna preoccupazione, né alcun pensiero negativo; così come non sono sorpreso di trovarmi in questo posto. Io faccio parte di questa realtà, come un piccolo atomo di madre terra.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Dopo un tempo che mi è sembrato eterno, sento dei passi provenire dal bagnasciuga.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">E’ un gruppo di persone, saranno cinque o sei, uomini e donne di diverse età, e si fermano accanto a me.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Mi guardano in silenzio, poi uno di loro,<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>il più anziano mi dice:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 14pt;">“ Siamo finalmente arrivati da te; abbiamo ricevuto la tua chiamata.”</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 14pt;">“ Ma io non so chi siete, …………………né ho mai chiamato qualcuno”</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 14pt;">“ Pensaci bene, tu sai che siamo qui per te, per la tua liberazione………”</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 14pt;">“ Liberazione …………….. ma ……da cosa……:???”</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Il gruppo come per magia scompare in una nebbiolina azzurrognola, e resto nuovamente solo ad ascoltare le onde.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">La marea nel frattempo si sta alzando<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>e l’acqua adesso mi arriva alle ginocchia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Il sole è allo zenith ed una piccola nube si sta avvicinando dall’orizzonte.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Un gabbiano più coraggioso degli altri mi si avvicina con circospezione. Giunto a pochi passi dalla mia testa comincia a guardami con curiosità dondolandosi in modo buffo da una zampa all’altra.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Chissà cosa vuole comunicarmi. Il becco si apre improvvisamente, ed una voce profonda mi dice:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 14pt;">“ sono arrivato in tempo, è questa l’ora designata……?”</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Sorpreso non riesco a rispondere. E lui di nuovo</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 14pt;">“ sono arrivato in tempo, è questa l’ora designata……?”</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 14pt;">“ Ma…. Di cosa stai parlando…??”</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 14pt;">“ Della tua liberazione, ovviamente. Ci hai chiamato e noi siamo qui, adesso, per portarti via.”</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Mentre il gabbiano parla, mi accorgo che dietro di me, in silenzio, sono giunti altri gabbiani, a centinaia, forse migliaia. Sono tutti in silenzio, immobili, rivolti verso di me. Se non fosse per le piume battute dalla brezza sembrerebbero animali impagliati.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 14pt;">“ Davvero, credimi, io non vi ho chiamato, e non so di cosa parli…….”</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Mentre gli rispondo, il gabbiano cerca di levarsi in volo, ma d’un tratto sembra trasformarsi in polvere e cade dal cielo come una nuvola azzurrina; mi volto e vedo che anche tutti gli altri gabbiani sono istantaneamente scomparsi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Sono nuovamente solo, con l’acqua che mi arriva ormai al bacino.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Non riesco a capire quale sia la mia funzione in questo posto, ma non mi sento fuori luogo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Passa lento il tempo, anche la piccola nube è scomparsa, ed il sole comincia a calare con lentezza esasperante.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Una voce lontanissima risuona ad un tratto nelle mia mente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 14pt;">“<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>E’ ora, professore, si alzi….”</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: small;">………………..dissolvenza………………..</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 11pt;">………………..dissolvenza………………..</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 10pt;">………………..dissolvenza………………..</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 9pt;">………………..dissolvenza………………..</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 8pt;">………………..dissolvenza………………..</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 7pt;">………………..dissolvenza………………..</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 14pt;">“ E’ ora professore, si alzi…. La prego…..”</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">La guardia mi parla scuotendo lentamente ma con decisione la branda dove sono steso.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">La luce dell’unico neon rimasto lampeggia ad intermittenza, ed illumina malamente la cella dove mi trovo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Lo guardo con occhi assenti, come fosse uno sconosciuto, senza parlargli e senza muovere un muscolo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Lui continua ancora per qualche secondo, poi apre le braccia in modo sconsolato e se ne va, richiudendosi la pesante porta alle spalle</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Il rumore del catenaccio è l’ultima cosa che sento prima di sprofondare nuovamente nel buio</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: small;">………………..dissolvenza………………..</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 11pt;">………………..dissolvenza………………..</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 10pt;">………………..dissolvenza………………..</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 9pt;">………………..dissolvenza………………..</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 8pt;">………………..dissolvenza………………..</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 7pt;">………………..dissolvenza………………..</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em><span style="font-size: small;"> </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">L’abbraccerò con tutta la tenerezza di cui sono capace. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Ancora una volta, l’ultima, prima di vederla chiudere gli occhi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">E mentre penso a questo ineluttabile destino lei si volta verso di me e ridendo mi dice:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 14pt;">“ Amore, è già ora di andare, hai preparato lo zaino?”</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 14pt;">“ Si, tesoro, e nel baule ho pronta la coperta per il pic-nic ed il caricabatteria solare.”</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Sorride ancora con quelle labbra dipinte che hanno sempre la stessa espressione, i denti piccoli e candidi, i capelli biondi dal taglio a caschetto. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Profuma di rosa, come sempre, e come sempre veste con scarpe da ginnastica, jeans attillati che mettono in risalto la perfezione delle natiche sode, maglietta scollata a V per mostrare un po’, ma non troppo, il bel seno.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Un ottimo lavoro, si direbbe che la società costruttrice abbia fatto proprio un ottimo lavoro.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">I movimenti precisi, come devono essere, i gesti misurati, l’equilibrio perfetto. Nessun rumore, nessun ronzio, una copia perfetta.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Una copia TROPPO perfetta. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Partiamo verso il bosco vicino alla riva del mare. Nella mezz’ora di macchina solo poche parole, lei<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>è seduta accanto a me con la rigidità tipica dei cyborg.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 14pt;">“ Sono felice</span></em><span style="font-size: 14pt;">, -mi dice-<em> di passare un poco di tempo fuori casa insieme a te, il sole ci scalderà, vero amore?”</em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 14pt;">“ Certo, tesoro” <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>- </span></em><span style="font-size: 14pt;">rispondo distrattamente<em></em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Arriviamo al prato in perfetto orario, e scendiamo per fare due passi sulla riva.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Sul bagnasciuga onde piccolissime si infrangono con intermittenza irregolare. Camminando mano nella mano ci imbattiamo in una sagoma sulla sabbia. E’ come il calco, l’impronta di una forma umana, gambe<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>e braccia aperte a croce, ed in corrispondenza delle mani e dei piedi lacci in cuoio che fuoriescono dal terreno, come catene spezzate.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Ho come un senso di deja vu che non mi so spiegare, ma proseguo senza commentare.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Al ritorno la sagoma non c’è più, ricoperta dalla marea che sale, solo i lacci ondeggiano avanti e indietro sbattuti dalle onde.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Giungiamo allo spiazzo erboso e stendiamo la coperta.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">La radio manda vecchi brani di un secolo fa, e noi pranziamo con ciò che lei ha preparato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Si avvicina l’ora dell’azione, ed io sono sempre più emozionato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Stringo nervosamente tra le mani il piccolo cacciavite che ho nascosto in tasca, ed al momento opportuno mi avvicino e la abbraccio da dietro sussurrandole:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 14pt;">“ Tesoro,ti devo dire una cosa importante….”</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Docile lei resta immobile volta verso il mare, e mentre aspetta che io riprenda a parlare, infilo il cacciavite nella piccola fessura che ha dietro l’orecchio destro e con gesto deciso lo ruoto per disattivarla.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Solo un piccolo “clic” ed è fatta. Nessuna reazione, nessun rumore.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Lo sguardo immobile verso l’infinito, sembra una bellissima statua .</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Non ho ancora affrontato i problemi che nasceranno dal mio gesto; come potrò giustificarmi con il giudice che me l’ha assegnata, e con la società costruttrice.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">La distruzione di uno dei loro preziosissimi<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>robopsicologi dev’essere una forma di reato cui nessuno ha ancora pensato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Un robopsicolgo. Un concentrato di tutte le conoscenze sulla psiche umana deviata, con le capacità programmate di cura e assistenza continua ai soggetti deviati. E proprio questo me la rendeva insopportabile; nulla mai fuori posto, nulla di imprevisto, una vita pianificata, con le risposte già preconfezionate</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Forse il Dipartimento di Giustizia per il recupero dei criminali seriali avrebbe dovuto avere maggiore comprensione nei miei confronti, o forse maggior rigore. Chi lo sa.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Nel frattempo potrò nuovamente uscire libero per le strade che pullulano di vita e ricominciare a……</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 14pt;">“….professore……. professore….”.</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: small;">………………..dissolvenza………………..</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 11pt;">………………..dissolvenza………………..</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 10pt;">………………..dissolvenza………………..</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 9pt;">………………..dissolvenza………………..</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 8pt;">………………..dissolvenza………………..</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 7pt;">………………..dissolvenza………………..</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 14pt;">“ ….professore……. professore…..”</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">mi sento scuotere per una spalla. Il neon è ancora tremolante, ed alla sua pallida luce vedo la guardia di turno affacciata sopra di me.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 14pt;">“ ….professore, deve svegliarsi, dobbiamo andare, ci aspetta una lunga strada per l’isola.”</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Lo guardo senza capire, poi poco per volta nella mente mi si forma un ricordo vago.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Perché sono li?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Dove devo andare?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Immagini sparse, sprazzi di luce, come colpi di flash impazzito. Volti ed istantanee che si accavallano nella mente, mischiando reale e sogno in un continuo alternarsi..</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Sono davvero qui in questa cella, in questo momento, o sto solo sognando di vivere questa esperienza da una realtà differente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Dov’è il mio vero corpo?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Sento che piano sto ricadendo nel buio, e la voce della guardia si fa sempre più lontana….più lontana………..</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: small;">………………..dissolvenza………………..</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 11pt;">………………..dissolvenza………………..</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 10pt;">………………..dissolvenza………………..</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 9pt;">………………..dissolvenza………………..</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 8pt;">………………..dissolvenza………………..</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 7pt;">………………..dissolvenza………………..</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Sono un pesce dai colori sgargianti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">La barriera corallina sotto di me è enorme, di un rosso cupo tendente al marrone. E si perde ad angolo retto nel blu intenso delle profondità di questa fossa oceanica, come un immenso gradino aggettante sul vuoto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Il blu scuro mette paura e richiama alla mente antiche leggende di mostri venuti dal profondo per inghiottire tutte le forme viventi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Nell’acqua bassa io nuoto tranquillo, il sole a picco scalda la corrente che mi trasporta avanti ed indietro senza fine insieme a migliaia di altri miei simili.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Nell’azzurro puro dove ogni tanto mi affaccio, qualcosa attira la mia attenzione: sembrano quattro piccole serpi che si agitano vicine, ma che vedo inesorabilmente affondare verso l’abisso.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Mi avvicino incuriosito, e mi accorgo con stupore che non si tratta di serpi, ma di piccole striscie di pelle, che la corrente discendente fa avvitare su se stesse senza fine. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Non mi fanno paura e nuoto in mezzo a loro per un pò, facendomi solletico ad ogni contatto,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Ma giunto al punto in cui la luce del sole inizia a scomparire le lascio, e torno alla mia barriera bassa, alla tranquillizzante risacca. Con un ultimo sguardo le vedo scomparire nel<span style="color: red;"> </span>profondo, sempre più giù, sempre di più…..</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: small;">………………..dissolvenza………………..</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 11pt;">………………..dissolvenza………………..</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 10pt;">………………..dissolvenza………………..</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 9pt;">………………..dissolvenza………………..</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 8pt;">………………..dissolvenza………………..</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 7pt;">………………..dissolvenza………………..</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Esco dalla facoltà e mi avvio con passo lento e misurato verso la stazione della metro.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">La luna è più bassa del solito stasera, e nella luce tenue dell’imbrunire la vedo scomparire e riapparire tra le piante che mi corrono accanto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">La monotonia dello sferragliare è interrotta ogni tanto dalle fermate nelle stazioni man mano più periferiche, ed il vagone ben presto si vuota quasi completamente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Scendo all’ultima fermata e cammino adesso con passo spedito verso casa.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Entro dalla porta di servizio, come sempre, e spogliandomi ti cerco con lo sguardo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Non ti vedo, allora corro in cucina, nel soggiorno, tra mobili e tappeti che hanno visto giorni migliori chiamando a voce alta il tuo nome</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 14pt;">“Helen………Helen, dove sei….?”</span></em><span style="font-size: 14pt;"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Salgo al piano di sopra, scorro con lo sguardo la nostra camera, il letto ancora da rifare, vestiti sparsi a caso un po’ dovunque</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 14pt;"> </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 14pt;">“ Helen…….”</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Scendo nuovamente le scale, vado in giardino; la luna è più alta adesso e nel buio<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>tra le piante le ombre della sua luce disegnano geometrie irregolari.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 14pt;"> </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 14pt;">“ Helen, sono tornato……. Ma dove sei…..?”</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Un ultimo sguardo al garage, poi sconsolato rientro in casa.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Sarà uscita per qualche momento, mi ripeto mentalmente, ma non posso nascondere che un certo disagio si sta pian piano facendo largo dentro di me.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Sul tavolo della cucina gli avanzi della sera prima, e di tante altre ancora, mentre sul pavimento una lunga scia nera di formiche si arrampica dal piede del tavolo fino alla tovaglia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Guardo indifferente la scena, poi mi siedo davanti alla TV spenta.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">C’è ancora profumo di te sulla poltrona, ed i tuoi occhiali da lettura sono posati con cura sul libro che stai leggendo già da un anno.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Resto seduto sino a tardi, poi mi alzo nel buio che è sceso nella stanza e vado alla finestra.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 14pt;"> </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 14pt;">“ Helen…….” </span></em><span style="font-size: 14pt;">-sussurro<em></em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">La luna è luminosa, ora, e tutte le cosa fuori appaiono in bianco e nero, come viste in negativo</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Prendo piano coscienza di un dolore nascosto, non troppo antico.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Dovrò farmene una ragione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Una forza strana dentro mi spinge verso le scale della cantina, e mi avvicino alla porta controvoglia,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Accendo la luce e scendo le scale con inquietudine.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">La vecchia lampadina illumina la stanza ingombra di cianfrusaglie; dietro allo scaffale la porta nascosta.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Dietro la porta l’altra stanza.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">E tu, con lacci di cuoio a legarti mani e piedi a croce, sul pavimento spoglio. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Non è rimasto molto di te, della tua bellezza. I capelli biondi sporchi di sangue ormai rinsecchito, il ventre piatto ed incartapecorito, che ormai<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>mette in risalto le ossa del bacino. I seni, sgonfi<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>sembrano palloncini svuotati. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Cosa è rimasto di te, Helen, cosa? </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Solo gli occhi, che sembrano doversi aprire da un momento all’altro, hanno conservato la loro rotondità; e mi accorgo di aspettare con ansia che si spalanchino<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>e gioiosi mi guardino con amore, come sempre.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">In silenzio spengo la luce e richiudo la porta, senza fare rumore, per non svegliarti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Torno al piano di sopra, accendo la luce sulla scrivania ed osservo i pochi oggetti che la ricoprono: una vaso con un pesce dai colori sgargianti, quattro lacci di cuoio, un piccolo cacciavite.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Ma adesso è tardi, domani a scuola avrò lezioni importanti da tenere a quegli stolti studenti. Il mio corso <em>TECNICHE DI MANIPOLAZIONE DEL SOGNO</em> è sempre uno dei più seguiti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Sarà ora di andare a dormire.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Anche stanotte.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> </p>
<p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> </p>
<p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>CATERINA CHE TORNA DAL BUIO</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2009 23:52:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gricio</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>

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		<description><![CDATA[“Giocavamo con le parole, ricordi Caterina ?

Sotto ai pini nelle notti d’agosto tu fingevi di  allontanarti,  poi tornavi, sorridendo nel buio. Intravedevo il tuo volto alla luce bianca che dai lampioni lontani riusciva a perforare il muro di rami intorno a noi. 
Dio com’eri bella quella sera, quando seduti sul muretto mezzo diroccato, un po’ [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">“Giocavamo con le parole, ricordi Caterina ?</span></span></p>
<p><span id="more-2370"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Sotto ai pini nelle notti d’agosto tu fingevi di<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>allontanarti,<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>poi tornavi, sorridendo nel buio. Intravedevo il tuo volto alla luce bianca che dai lampioni lontani riusciva a perforare il muro di rami intorno a noi. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Dio com’eri bella quella sera, quando seduti sul muretto mezzo diroccato, un po’ fuori mano, parlammo di noi, e dell’universo; di come avremmo potuto cambiarlo con pochi gesti mirati, quasi fossimo maghi provetti; e di quanto invece la nostra giornata non riuscisse a riflettere nulla più che una timida speranza di vita davanti a tanto ignoto.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Ma il tuo sguardo parlava, anche nell’oscurità mi raccontava cose, prometteva mondi e colori e profumi mai nemmeno immaginati.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">“come si chiama la tua ragazza ?”</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">“non ce l’ho una ragazza”</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">“ah, e come mai ?</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">“ beh…”</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Ti avvicinasti a me, strisciando coi jeans sui vecchi mattoni,<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>mi prendesti una mano e, guardandomi dritto negli occhi per vedere la mia reazione, la posasti piano sul tuo seno.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Io ero a disagio, avevo paura di rovinare tutto facendo qualcosa di sbagliato, forse addirittura smisi di respirare per un po’. Poi tu<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>sollevasti la maglietta e mi sussurrasti:</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">“vuoi provare così?”</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Allora mi chinai verso i tuoi seni nudi e delicatamente li baciai a punta di labbra, come fossero cristallo. Le tue mani fecero da corona ai miei capelli, ed io rimasi a lungo così, abbracciato a te, col solo desiderio di sentirti fremere o di respirare all’unisono con te.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Ma avevamo appena iniziato a giocare, ancora non sapevamo che erano solo parole, e forse nemmeno quelle giuste.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Sai Caterina, io credo che tutte le storie d’amore, anche quelle sbagliate, inizino con un bacio. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Così fu per noi in quella sera d’agosto; e quel contatto segnò poi <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>le mille scorribande che ci videro tante volte cadere per dopo rialzarsi ancora vivi, si, ma feriti. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Divenne prima pietra posata, fondamento e sostanza per tutto quel grande edificio che purtroppo non siamo stati in grado di costruire. Fummo pessimi muratori, vero? Troppo impegnati a vanificare la nostra arte in misere schermaglie da pezzenti.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Ci pensò il tempo a segnarci, benedicendo le buone intenzioni dei giovani amanti, ma nel contempo avvelenandoci sonni e lontananze col pensiero rivolto ad azioni che non avremmo mai compiuto.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Ora vedi, sono qui a parlarti, i capelli<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>che accarezzasti sono in gran parte bianchi, e qualche brillante dottore ritiene che ora dovrei stare al caldo, per dar cura a nipoti e azalee allo stesso modo col quale mi dedico a te in questo momento.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Il tuo uomo, nella stanza accanto, parla coi figli una lingua che non conosco; ma quando mi ha chiamato dicendomi di te ho inteso bene; ho capito il suo tono che tanto somigliava ad una supplica. Ed eccomi qui, a cercare di farti uscire ancora una volta dal buio.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Sei sempre bella, sai, anche immobile tra le lenzuola asettiche di questo letto; e nel guardarti respirare in questo sonno ostinato mi chiedo come abbiamo fatto, per quale strano sortilegio siamo stati separati, perché i nostri cuori non hanno saputo battere con lo stesso identico ritmo che tanto facilmente avremmo potuto imparare.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Tornassi indietro ora, potesse qualche misteriosa magia trasportarmi a ritroso nel tempo su quel muretto, che pure ancora dovrà esistere, non ti sfiorerei più il seno. Ti prenderei il volto tra le mani e ti bacerei la fronte, poi ti farei <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>nascondere nell’oscurità per provare a me stesso di essere in grado di ritrovarti. E se ci riuscissi allora si ti bacerei, e da lì avrebbe inizio veramente una bella storia da raccontare, non credi ?”</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">L’uomo tacque, osservando la donna stesa davanti a lui ed accarezzandole piano una mano. Poi, con un gesto improvviso si alzò, e chinandosi<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>avvicinò la bocca all’orecchio di lei sussurrandole:</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">“sai, ancora non ce l’ho una ragazza…””</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Mentre lui si rialzava, voltandosi verso la porta, <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>un timido sorriso appena accennato parve illuminare il volto della donna. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Poi, come ad un segnale convenuto chissà quanto tempo prima, in chissà quale universo, nello stesso momento in cui lui usciva dalla stanza, lei aprì gli occhi.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
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		<title>la vita di Irene</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2009 14:11:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimolegnani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>

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		<description><![CDATA[Poi, seduto su una poltroncina vicino al letto, attese. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">                                    </span></span></p>
<p><span id="more-2367"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Enzo Pelozzi, professore di Storia e Filosofia al liceo Fermi nella vicina cittadina, stava rientrando a casa fischiettando un motivetto malinconico. La grandiosa scopata con l’Albanese, piacere che si concedeva ogni due o tre settimane, gli lasciava sempre quell’umore strano, carico di soddisfazione ma venato da una nota triste. L’Albanese non era una professionista, o almeno non esercitava con assiduità e comunque solo con chi decideva lei. Naturalmente lui la pagava, ma lo faceva dopo, quasi a sua discrezione. Il professore non era sicuro che la ragazza fosse maggiorenne, e questo aggiungeva un brivido d’illecito a quell’ora rubata alle proprie consuetudini di vita. Vita faticosa e solitaria, la sua, da quando Clara lo aveva abbandonato senza troppe spiegazioni, “ho un altro, punto.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Era una serata piovosa di tarda primavera. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Enzo quasi la non vide. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Una bambinetta fradicia di pioggia era accucciata in un angolo del portico, non lontana dalla porta d’ingresso.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">“ Che ci fai qui, piccola?” le chiese senza chinarsi su di lei.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">La bimba lo fissò senza rispondere. Sembrava tremare sin negli occhi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Enzo tornò sulla strada e si guardò intorno, ma la via deserta non offriva spiegazioni a quanto gli stava capitando.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Si rivolse di nuovo a lei, sempre restando in piedi: “Chi sei? Ti sei persa?”, senza ricevere risposta.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Enzo borbottò qualcosa tra sé e finalmente si chinò sulla bambina. La prese un po’ goffamente in braccio e fece per entrare in casa.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">“Papà” mormorò lei strusciandoglisi addosso come un gattino, mentre varcavano la soglia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">“ No, piccola, non sono tuo padre.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">“Papà, papà” piagnucolò la bimba.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">“Senti, capisco che sei scossa, ma stai dicendo una stupidaggine.” </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Il professore era a disagio. Non sapeva bene come comportarsi e poi quella ridicola attribuzione di paternità lo irritava.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">“Sai cosa facciamo? Ti preparo qualcosa di caldo e poi telefoniamo alla polizia.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">La sistemò su una poltrona e andò in cucina.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Quando tornò in soggiorno reggendo una tazza di tè, la bimba si era addormentata. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">La guardò perplesso, sembrava più grande di come l’aveva lasciata. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Fino a un momento prima le avrebbe attribuito tre-quattro anni, ora non poteva averne meno di sette. Eppure i vestiti, una gonnellina, una maglietta e un golfino, le stavano di misura. Evidentemente prima non l’aveva valutata bene. D’altronde non era pratico di bambini così piccoli. La svegliò chiamandola e passandole una mano sulla faccia in una carezza impacciata.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">La bambina aprì gli occhi, lo fissò per qualche istante e poi abbozzò un sorriso alla vista della tazza fumante. Non sembrava stupita di trovarsi lì. Disse “grazie, signore” afferrando la tazza. Bevve d’un fiato, mentre Enzo, rinfrancato dal fatto che non l’avesse chiamato papà, provò a interrogarla.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">“Come ti chiami? Ti ricordi dove abiti?” </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Il vomito venne improvviso, appena preceduto da una smorfia, prima che gli potesse rispondere. Ora lei era scossa da brividi. Solo allora il professore si accorse che i vestiti erano zuppi d’acqua. Le ripulì la bocca, “ti prenderai un accidente se non ti togli questa roba bagnata.” </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">La prese di nuovo in braccio, gli sembrò più pesante. La portò in camera e la depose sul suo letto. Dovette aiutarla a spogliarsi, perché lei da sola non riusciva a togliersi gli indumenti fradici.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">“Mettiti al caldo sotto le coperte, mentre io cerco di asciugare la tua roba.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">La bambina, ancora tremante, ubbidì. Enzo la frizionò attraverso le coperte, commosso da quel volto pallido in cui risaltavano occhi scuri come la notte.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">“Va meglio, ora?”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Lei rispose con un cenno muto del capo. Aveva un graffio su una guancia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Il professore non aveva ancora avvisato la polizia. L’avrebbe fatto più tardi, ora doveva trovare il modo di asciugarle almeno le mutandine e la maglietta.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Stese gli abiti in bagno, sopra la vasca. Gocciolavano, tanto erano intrisi d’acqua. Non si sarebbero mai asciugati per tempo. Accese una stufetta elettrica ed orientò il getto d’aria calda verso lo stenditoio. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Uscendo dal bagno per andare a telefonare, udì dei lamenti sommessi provenire dalla sua camera. La bambina scottava e gemeva nel sonno. Il volto era più gonfio, le labbra screpolate più pronunciate, mature. Effetto della febbre, pensò Enzo, e rovistò nel cassetto del comodino alla ricerca di un termometro, senza trovarlo. Alla fine lo trovò in tutt’altro luogo, nel bicchiere sul lavandino assieme al dentifricio e i due spazzolini. Conservava ancora lo spazzolino di Clara, idiota che era.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Scostò le coperte per infilarglielo sotto un’ascella e fu colpito dal goffo gonfiore del petto di una pubertà all’esordio. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Il turbamento lo avvolse come una nebbia spessa. Cercò di ripensare a quando l’aveva incontrata sotto il portico e, poco più tardi, a quando le aveva offerto il tè, provò a confrontare le sequenze ricostruendo i tratti del volto, ma improvvisamente era tutto così nebuloso.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Un lamento sofferto lo strappò alla propria inquietudine. La febbre era alta e la bambina sembrava mormorare qualcosa nel delirio. Accostò l’orecchio alle sue labbra, ma non riuscì a decifrare il lamento. Le mise delle pezze bagnate sulla fronte e attorno al collo. Con fatica riuscì a farle bere una compressa sciolta in poca acqua. Poi, seduto su una poltroncina vicino al letto, attese. Che cosa attendesse, se lo sfebbramento o un’evoluzione misteriosa degli eventi, non se lo volle confessare.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Fuori infuriava il primo temporale dell’anno. Al terzo lampo venne a mancare la corrente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Enzo frugò in giro finchè racimolò qualche candela.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Tornò a sedersi sulla poltroncina a scrutare la sua ospite. Alla luce incerta e rossastra delle candele il volto della bambina… No, ormai non poteva più definirla bambina, inutile ingannarsi. Il volto della ragazza appariva più intenso. Gli occhi erano due ombre profonde, il graffio sulla guancia era più lungo, pur andando sempre dallo zigomo a poco sopra la mandibola, e sembrava più recente, una piccola ferita non ancora rimarginata. Le labbra socchiuse e il mento, teso in avanti, sembravano inseguire qualcosa. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Avrebbe voluto interrogarla, ripetere le domande che già le aveva posto, ma con una curiosità diversa. Stranamente gli premeva soprattutto il nome, come potesse essere quello a spiegare l’inspiegabile. Irene, pensò. Non ricordava più che cosa significasse in greco, speranza, felicità, serenità? Meglio così, Irene sarebbe stato il suo nome provvisorio, dal senso indefinito ma per lui preciso. Sì, non poteva che essere Irene. La ragazza si agitò all’improvviso, scalciando via le coperte. Il professore rimase immobile, stupefatto. I bagliori sulla pelle, l’affanno del petto, i fianchi stretti, il sesso oscuro. E quel seno prepotente, scolpito nel marmo. “Irene”, disse, senza saper proseguire. Contemplava la bellezza, incapace di fare altro.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Alla fine riuscì a scuotersi. Si alzò in piedi, ricoprì Irene, le bisbigliò qualche parola e aspettò che il suo respiro tornasse regolare. Poi uscì sul balcone, si appoggiò alla ringhiera e si lasciò investire dallo scroscio d’acqua, senza che questo fosse di alcun aiuto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Andò in bagno ad asciugarsi e si guardò a lungo allo specchio: aveva nuove rughe? I capelli erano più radi? La barba s’era ingrigita? No, non trovò nulla di cambiato nel proprio volto. Lui era quello della sera precedente. E Irene? </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Tornò in camera, turbato ma aperto a qualunque cambiamento.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Si era appena seduto e stava assimilando le nuove fattezze d’Irene quando un tuono più forte degli altri fece sobbalzare la donna. Seduta sul letto, sembrava cercare la sua presenza, anche se gli occhi sgranati davano l’idea dell’assenza dalla realtà.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify; mso-list: l0 level1 lfo1;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman';"><span style="mso-list: Ignore;">-<span style="font: 7pt &quot;Times New Roman&quot;;">         </span></span></span><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Giacomo, sei tornato finalmente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify; mso-list: l0 level1 lfo1;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman';"><span style="mso-list: Ignore;">-<span style="font: 7pt &quot;Times New Roman&quot;;">         </span></span></span><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Sì, Irene, sono qua. Riposati ora.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify; mso-list: l0 level1 lfo1;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman';"><span style="mso-list: Ignore;">-<span style="font: 7pt &quot;Times New Roman&quot;;">         </span></span></span><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Giacomo, non lasciarmi sola. Ho paura.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify; mso-list: l0 level1 lfo1;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman';"><span style="mso-list: Ignore;">-<span style="font: 7pt &quot;Times New Roman&quot;;">         </span></span></span><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Calmati, Irene. Io non me ne vado. Sto qui a vegliarti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify; mso-list: l0 level1 lfo1;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman';"><span style="mso-list: Ignore;">-<span style="font: 7pt &quot;Times New Roman&quot;;">         </span></span></span><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Giacomo, vieni nel letto, scaldami. Ho tanto freddo, senza te.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Lui non era Giacomo, lei non era Irene, ma che importanza aveva?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Enzo si spogliò e s’infilò nel letto, continuando a parlarle. Lei gli prese una mano e se la portò al petto. Un seno morbido, non certo marmo, ma caldo, vivo, vissuto. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Irene lo amò in una sorta di trance che non le dava forse consapevolezza dei propri atti, ma le manteneva intatta la grazia dei gesti dell’amore di cui era capace.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Il professore sgusciò fuori dal letto e si rifugiò in bagno. Interrogandosi allo specchio non si sentì nè soddisfatto né colpevole. Semmai giusto, se poteva usare quella parola.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Enzo spense le candele e sistematosi sulla poltroncina si dispose a vegliare il sonno agitato di Irene, come le aveva promesso. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Fu svegliato dal chiarore dell’alba che andava illuminando la stanza. Con la testa appoggiata sulla sponda del letto, guardò la mano che stringeva nella propria. Una mano scarna, ricoperta di grinze e di macchie come una tovaglia troppo usata. Non se ne meravigliò. Alzò lo sguardo verso l’anziana che riposava nel suo letto. Le sorrise.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify; mso-list: l0 level1 lfo1;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman';"><span style="mso-list: Ignore;">-<span style="font: 7pt &quot;Times New Roman&quot;;">         </span></span></span><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Ciao, Irene.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">La vecchia aprì un occhio velato dalla cataratta e subito lo richiuse come se quel gesto l’avesse spossata. Enzo lesse le rughe sterminate del volto come tanti ricordi appesi ad asciugare. Gli sembrò di conoscere tutta la sua vita.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify; mso-list: l0 level1 lfo1;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman';"><span style="mso-list: Ignore;">-<span style="font: 7pt &quot;Times New Roman&quot;;">         </span></span></span><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Quanto hai vissuto e quanto hai amato, Irene. Brava.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Le tenne la mano, bisbigliandole parole che lei non sentiva. Il respiro di Irene si fece sempre più irregolare fino a spegnersi del tutto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Enzo si alzò, la baciò sulla fronte e solo allora andò a telefonare.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Piccoli ricordi</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 09:21:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>baribal</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>

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		<description><![CDATA[... Il parroco chiudeva un occhio, a lui di chi entrava con o senza biglietto, uomo o animale che fosse, all’inizio o alla fine della proiezione, importava poco o punto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 13.5pt; color: #000066;"><span style="font-family: Times New Roman;">Questo pomeriggio c’è “macaia”.</span></span></p>
<p><span id="more-2358"></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 13.5pt; color: #000066;"><span style="font-family: Times New Roman;">Per chi si stesse domandando cosa sia la &#8220;macaia&#8221;, i grandi Lauzi e Conte ne parlano così:</span></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 13.5pt; color: #000066;"></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><em><span style="font-size: 13.5pt; color: #000066;"><span style="font-family: Times New Roman;">Macaia, scimmia di luce e di follia,<br />
foschia, pesci, Africa, sonno, nausea, fantasia.</span></span></em>
</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><em><span style="font-size: 13.5pt; color: #000066;"></span></em></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 13.5pt; color: #000066;"><span style="font-family: Times New Roman;">Abbandonato sul divano dopo una rapida lettura, c&#8217;è &#8220;il secolo XIX&#8221;. </span></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 13.5pt; color: #000066;"><span style="font-family: Times New Roman;">Mi è venuta l’idea di andare al cinema, al fresco asciutto dell’aria condizionata, ma devo trovare nella programmazione qualche cosa che mi interessi. Niente sul tipo “La corazzata Potemkin” per carità, quella l’ho già vista: bella, ma una volta nella vita è sufficiente; e nemmeno cose intellettuali che ti cambiano l&#8217;esistenza, quella ci pensa da sola a cambiarti, con le sue scelte e il tempo che ti scorre sotto le dita.</span></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 13.5pt; color: #000066;"><span style="font-family: Times New Roman;">Puro passatempo per vuotare il cervello, ecco cosa mi serve, per esempio un film di quelli che una volta si chiamavano “gialli” e ora, chissà perché, li definiscono “thriller”. Mi faccio un quarto d’ora di autobus affollato e appiccicoso, poi, a piedi, da piazza De Ferrari mi butto giù per i caruggi. </span></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 13.5pt; color: #000066;"><span style="font-family: Times New Roman;">Qui c&#8217;è ancora l&#8217;atmosfera di De Andrè, i suoni e le voci di &#8220;Creuza de mä&#8221;, con un po&#8217; di attenzione e sapendo dove cercare si trovano, ma <em>&#8220;una graziosa gli occhi grandi color di foglia&#8221;</em> in via del Campo non c&#8217;è più. Le graziose hanno ancora gli occhi grandi, ma la loro pelle è del colore della disperazione, scura come la loro vita.<br />
Cammino lentamente facendo un ampio giro e arrivo al porto antico, dove una volta si trovavano i moli passeggeri. Mio padre mi portava spesso, lui aveva il tesserino della finanza, poteva entrare anche oltre il limite doganale che oggi è da un&#8217;altra parte. </span></span>
</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 13.5pt; color: #000066;"><span style="font-family: Times New Roman;">Proprio qui attraccavano i grandi transatlantici dell&#8217;Italia Navigazione.</span></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 13.5pt; color: #000066;"><span style="font-family: Times New Roman;">Il Conte Biancamano e il suo gemello Conte Grande, bianchi, con i due fumaioli alti e sottili e la fascia tricolore della compagnia. Da qui salpavano anche il Saturnia e il Vulcania, tutti neri che parevano usciti da un mare di carbone, e poi l’Augustus e il Giulio Cesare, sempre a coppie li costruivano, come la Cristoforo Colombo e l’Andrea Doria. Non s’adontino i due grandi ammiragli, il femminile è per &#8220;turbonave&#8221;, non per loro. </span></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 13.5pt; color: #000066;"><span style="font-family: Times New Roman;">Quella, l’Andrea Doria, l’ho vista partire piena di gente festosa per il suo ultimo dannato viaggio nel Luglio del ‘56. <br />
Arrivo davanti al multisala, dove un tempo c&#8217;erano i magazzini del cotone. </span></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 13.5pt; color: #000066;"><span style="font-family: Times New Roman;">E&#8217; ancora chiuso, sono in anticipo come sempre, tutta colpa di una sfilza di antenati tedeschi da parte di madre. Tutti precisi, teutonici. Dovrò restare mezz’ora qui fuori ad aspettare come un salame appeso, ma la giornata è bella e c’è tanta gente in giro.<br />
Ecco per esempio una signora che porta a spasso il cagnone; che bello, sembra il mio Ras di quando ero ragazzino.<br />
Il mio Ras, piuttosto un fratellone maggiore, non un semplice cane. Era un pastore bergamasco, con molti dubbi sull’onestà di sua madre, visto che il muso era da spinone. Dolcissimo ma mai succube, di un’intelligenza incredibile. I propri cani, si sa, sono sempre i più intelligenti.<br />
Avevo dodici anni e abitavo con i miei in un paesone di mezza montagna a due passi da Genova. Chi si stupisce non conosce Genova. Si passa dal mare ai monti, come si dice oggi, con un click. Click, sei al mare in corso Italia o a Boccadasse.  Click, sei in montagna tra castagni e funghi.<br />
Paese strano, Bargagli. Aveva il municipio in basso, con la farmacia ed un primo nucleo di case. Poi si doveva salire ancora un poco sulla statale deserta per arrivare al paese vero e proprio, dal quale si dipartiva una strada secondaria che, salendo tra i boschi, portava alla chiesa e moriva alle ultime frazioni perdute nei castagneti.<br />
In questo paese sparso c&#8217;erano addirittura due sale cinematografiche. Una con qualche pretesa, sullo stradone statale, proiettava seconde visioni. Ma non il Giovedì. Il Giovedì il gestore piazzava tre televisori su alti sgabelli, faceva pagare un biglietto ridotto e si poteva assistere a Lascia o Raddoppia. Se no il locale sarebbe restato vuoto e la gente sarebbe andata ad affollare i due bar del paese che avevano la televisione. L’altra sala era quella parrocchiale, proiettava tutti film rigorosamente di ultima visione, ma edificanti, almeno secondo il concetto del nostro parroco.<br />
A volte, in quei pomeriggi dove non si prevedevano molti spettatori, mia madre mi permetteva di andare al cinema parrocchiale con Ras.<br />
Il parroco chiudeva un occhio, a lui di chi entrava con o senza biglietto, uomo o animale che fosse, all’inizio o alla fine della proiezione, importava poco o punto. Una volta coperte le spese di noleggio, lui riteneva compiuta la sua missione. Le pecorelle le aveva lì, sotto la sua ala protettrice, e se erano lì non potevano essere altrove, pensava giustamente il buon uomo, erede spirituale di Lapalisse. Non certo all’osteria a giocare a carte e bestemmiare o, peggio ancora, nell’altra sala dove davano persino, orrore e anatema, i film vietati ai minori di sedici anni.<br />
Accadeva così che la proiezione della domenica pomeriggio fosse una specie di allegro raduno di paese. Non era mica come oggi, che non si entra dopo l’inizio e guai a parlare. Lì la gente andava e veniva, chiacchierava commentando il film o scambiando battute con vicini e passanti. Io mi sedevo subito a lato del corridoio centrale e lui, Ras, si metteva al mio fianco, stretto al mio sedile con la lunga coda ben attaccata al corpo per non farsela pestare da qualche sbadato che al buio fosse transitato da quelle parti. Durante la proiezione Ras sonnecchiava, <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>credo che a lui importasse veramente poco della trama del film, o almeno non manifestava mai il suo gradimento o il suo dissenso. Stava li, tranquillo, felice di stare con me, di potermi sorvegliare e proteggere dai mali del mondo. </span></span>
</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 13.5pt; color: #000066;"><span style="font-family: Times New Roman;">Ed era meglio prenderlo sul serio. </span></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 13.5pt; color: #000066;"><span style="font-family: Times New Roman;">Persino mia madre, la Padrona, la Dea che lo nutriva e lo coccolava, quando si avvicinava a me con l’intenzione di darmi qualche meritato scapaccione, doveva fare i conti con uno sguardo di fermo rimprovero, rafforzato da un paio di centimetri di zanne scoperte e da un ringhiare sommesso ma deciso. Figuriamoci un estraneo.<br />
Una volta, per un malinteso, era accaduto.<br />
Il malcapitato ebbe un’esperienza da ricordare, perché Ras, che pareva un pacioso cagnone di taglia media, all’occorrenza sapeva allungarsi quasi da felino. In quella occasione Ras gli piazzò le zampe anteriori sulle spalle e l’uomo si ritrovò con un paio di canini appuntiti a pochi centimetri dalla gola, fissato in silenzio, da sotto in su, da due gelidi occhi di carnivoro. La sensazione dev’essere stata simile a quella che prova una bistecca prima di essere divorata.   </span></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 13.5pt; color: #000066;"><span style="font-family: Times New Roman;">Ma torniamo al cinema, era appunto una domenica e io volevo andarci, così chiesi a mia madre gli spiccioli necessari e il permesso di portare il cane. Ebbi gli spiccioli ma non il permesso: secondo mia madre quel giorno ci sarebbe stata troppa gente, davano un film con Jonny Dorelli! <br />
Lui, Ras, dalla sua cuccia ascoltava la nostra conversazione, sonnacchioso e indifferente. Dopo aver pranzato, aprimmo la porta per fargli fare la sua passeggiata igienica. </span></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 13.5pt; color: #000066;"><span style="font-family: Times New Roman;">Anche lui doveva avere qualche tedesco, suppongo un pastore, tra i suoi avi. Infatti era sempre preciso: usciva, andava nel bosco di fronte a casa, espletava le sue formalità e poi annusava per vedere se ci fosse qualche gatto nelle vicinanze, nel qual caso si dava da fare per farlo arrampicare precipitosamente sull’albero o sul palo più vicino. Infatti, per qualche motivo, Ras si era fermamente convinto che su questa terra il posto dei gatti fosse con i ricci delle castagne, o con le lampadine della strada. Ripristinato l’ordine naturale delle cose, soddisfatto, trotterellava a casa; un discreto “bau” per farsi aprire la porta e tornava beato nella sua cuccia.<br />
Ma quel giorno non fu così. Aspettammo il tempo normale, un quarto d’ora, poi mezz’ora, poi un&#8217;ora: di Ras nessuna traccia, non un “bau”. Guardai dalla finestra e scorsi il gattone grigio della casa vicina che sonnecchiava tranquillo al sole. Preoccupato, non volevo più andare al cinema, ma mia madre mi convinse dicendo che Ras sapeva quello che faceva e lo avrei trovato di sicuro a casa al mio ritorno. </span></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: 13.5pt; color: #000066;">Mi avviai di malavoglia su per la strada che portava alla chiesa. Ero talmente in pensiero che per una volta ignorai il mio terreno di caccia preferito, quei muretti a secco a fianco della strada, popolati da lucertole multicolori e persino da qualche splendido ramarro dal corpo verde e dalla testa azzurro brillante. Di solito io mi divertivo a catturare le lucertole con i laccetti di erba per poi lasciarle andare incolumi. Oddio, qualche volta ci rimettevano la coda, ma tanto quella poi ricresceva. <br />
Quando arrivai alla cassa del cinema mi venne un tuffo al cuore. Seduto lì a fianco, con un sorriso canino largo venti centimetri, c’era Ras che mi aspettava. Lui, il sornione, aveva ascoltato e capito tutto e aveva deciso la strategia più opportuna per mettere nel sacco chi pensava di essere più furbo di lui.</span></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: 13.5pt; color: #000066;">La signora col cagnone è scomparsa da un pezzo, le porte della sala dei sogni si sono aperte.<br />
Ciao, Ras, vado a scegliermi un posto a fianco del corridoio, così magari ti siedi vicino a me, la coda stretta stretta, e mi dai un colpetto col muso per dirmi che ci sei, che nessuno al mondo mi può fare del male.</span><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
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		<title>CALORE UMANO</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Mar 2009 21:21:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gricio</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono tutti assenti dal sito, nessuno commenta, nessuno partecipa. Io scrivo, pubblico ed attendo risposte che non arrivano. Magari basterebbero anche semplici consigli su come impiegare il resto della giornata. Invece niente, niet, nisba. Saranno impegnati nel lavoro quotidiano, il giro in posta, la spesa per il pranzo, l’ufficio o la scuola….. Ma dove diavolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Sono tutti assenti dal sito, nessuno commenta, nessuno partecipa. Io scrivo, pubblico ed attendo risposte che non arrivano. Magari basterebbero anche semplici consigli su come impiegare il resto della giornata. Invece niente, niet, nisba. Saranno impegnati nel<span style="color: red;"> </span>lavoro quotidiano, il giro in posta, la spesa per il pranzo, l’ufficio o la scuola….. Ma dove diavolo siete nascosti, uscite maledetti !</span></span></p>
<p><span id="more-2248"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Accendo la radio, voci imbambolate attaccano a parlare di politica e di sgravi, o si infervorano per rigori concessi o negati……cheppalle.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Spengo e sul cd metto qualcosa di ipnotico, tanto per avere un sottofondo mentre scrivo. Gli amici sono ognuno al proprio lavoro, ma almeno stasera ci troveremo al bar, come sempre. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">I miei……..boh.. e chi<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>lo sa dove sono? Mamma sarà al negozio e papà è troppo impegnato coi suoi affari per potersi ricordare di me; o meglio, si ricorda di me solo per i regali di Natale, ed in Agosto per andare in vacanza. Ma dall’anno prossimo, giuro, le ferie me le faccio da solo con gli amici, altro che Sardegna o Cortina; Maiorca a tutta birra.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">L’iphone sulla scrivania squilla brevemente; è un messaggio di Giulia “<em>Fabio ci vediamo nel pomeriggio da me, ok? TA</em>”. Quella ancora mi fa il filo come se a me importasse qualcosa di lei; mica l’ha capito che non me ne frega niente, che è solo un piacevole culo su cui posare le mani ogni volta che mi pare.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Uffa, ma quanto ci mette ad arrivare la sera……Apro svogliatamente un libro, cavolo è vero, oggi avevo lezione in facoltà…. pazienza. Andrò domani, o forse domani l’altro. Vabbè, fa lo stesso, tanto fuori corso lo sono già, e papà non se ne è nemmeno accorto.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Accendo la tv, ma tra ricette, preti e panche miracolose mi verrebbe voglia di stritolare il telecomando. Mi avvicino alla finestra e guardo in strada; novembre è brutto a Rimini, e dietro le case di fronte riesco ad immaginare il mare grigio e le spiagge ormai disadorne ed<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>abbandonate.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Eccolo, il barbone. Dal vetro lo vedo passare; capelli spettinati, barba incolta, ed un vecchio impermeabile marrone troppo grande e macchiato in più punti. Trascina con sé un paio di borse di plastica piene all’inverosimile di stracci o chissà cos’altro. Tra le labbra fa capolino la brace di un mozzicone; lui procede lento, senza meta apparente, ma gli occhi non sono tristi, semmai sembrano incuriositi. Lo guardo frugare nel cassonetto sotto casa come fosse il suo lavoro, da svolgere con passione e dedizione; ne estrae qualcosa di indefinito, lo annusa poi lo infila in una delle borse e riparte. Lo sguardo è sveglio -se non sapessi che è un barbone direi che sembra quasi felice- , ma io so da dove arriva quel tipo; l’ho visto dormire più volte coperto da un cartone nei giardini qui dietro, pelle sudicia e cianfrusaglie a formare un ammasso disgustoso. Dovrebbero intervenire i vigili …….. prima che ci pensi qualcun altro.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Torno al computer ma non è cambiato niente. Il cd è finito, ed io schiaccio tasti a casaccio; una lunga serie di k inizia a rincorrersi sino a saturare il monitor…</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Ripenso a quel barbone, …’cazzo avrà avuto in testa per avere quell’aria così serena negli occhi.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Ho deciso, esco, faccio un giro in moto, magari sul lungomare l’odore di salsedine mi sveglierà da questo torpore. Dopo una breve vestizione pescando abiti a caso scendo in garage e salgo sulla mia Ducati. Un giro di chiavetta e via, sono in strada nel caos. Al distributore all’angolo mi fermo</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">per fare benzina. E mentre alla pompa mi tolgo il casco lo rivedo, sta attraversando davanti a me il cortile della stazione di servizio, e camminando mi guarda distrattamente per un secondo; poi si toglie il mozzicone ormai spento dalla bocca e lo getta in un cestino. Ma tu guarda, anche qui devo trovare ‘sto tipo. Mi sveglia l’odore intenso di benzina che sale dal serbatoio. E mentre lo vedo scomparire dietro l’angolo un’idea si fa piano largo nella mia mente.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Stasera sperimenteremo qualcosa di alternativo con gli amici.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Chissà dove avrò messo quella vecchia tanica vuota……</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
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		<title>La bottiglia di Leida</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Mar 2009 22:30:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>baribal</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>

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		<description><![CDATA[... Stava infatti distesa, ad occhi chiusi e labbra socchiuse, sopra un minuscolo giaciglio ricoperto da un drappo di seta rossa...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Giorgio Benincasa, basso di statura, una cinquantina d&#8217;anni mal portati, parecchi chili di troppo e una laurea in lettere chiusa in qualche cassetto, era di carattere timido e scontroso. Solitario, un po&#8217; per scelta e molto per incapacità a costruire un rapporto umano, aveva per compagno di vita un cagnolino, che amava moltissimo e lasciava a malincuore nel miglior ricovero per animali della città quando doveva assentarsi per qualche giorno.</span></span></em></p>
<p><span id="more-2224"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"></span></em><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">E il suo lavoro lo faceva assentare spesso.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Non amava particolarmente quell’attività, ma l’accettava perché gli lasciava molto tempo libero, gli dava da vivere più che dignitosamente e gli permetteva di coltivare le sue due passioni. </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">La prima era quella di visitare antiche città alla scoperta degli angoli più remoti. Da solo, naturalmente.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Quella volta il lavoro l&#8217;aveva portato a Leida, non lontano da Amsterdam.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Sapeva di essere in una cittadina antica, famosa in passato per i suoi alchimisti, per l&#8217;università e, dando fondo alle sue reminiscenze scolastiche, per un&#8217;invenzione chiamata appunto &#8220;bottiglia di Leida&#8221;. Da quel che si ricordava, aveva a che fare con la corrente elettrica, ma di questo poco gli importava. Invece molto gli interessava potersi dedicare alla seconda delle sue passioni, la più segreta e solitaria: una collezione di oggetti erotici di antiquariato che custodiva nella sua casa e cercava di arricchire con sempre nuove scoperte.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Da persona colta, sapeva bene quante opere gli avi avevano contrabbandato come arte, mentre altro non era che raffinato erotismo e talvolta pornografia. Ma la morale dei secoli andati, con l&#8217;occhiuta vigilanza dell’onnipresente Chiesa pronta a invocare le fiamme dell&#8217;inferno, non consentiva altra scappatoia.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Molti di quegli oggetti del passato, tele, sculture, libri e opere di artigianato si trovavano nei maggiori musei, ma se ne potevano ancora scovare in qualche mercatino di cose usate o in bottegucce di antiquariato. Proprio come quella che aveva davanti.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Più che una bottega, vista da fuori, pareva un ibrido tra un suk orientale e l&#8217;incubo di un netturbino. </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">All&#8217;interno, l&#8217;impressione rimaneva la stessa.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">La proprietaria gli si fece incontro e Giorgio si ritrovò incerto tra un brivido di gelo lungo la schiena e un fragoroso quanto maleducato scoppio d&#8217;ilarità.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">D&#8217;età indefinibile ma certamente vecchia, pareva la strega del film di Biancaneve, tranne che per il camicione grigio che ricopriva sino alle caviglie un corpo ossuto, sormontato e dominato da un naso adunco e bitorzoluto.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Naturalmente teneva in braccio un gatto nero, che lo stava fissando con gelidi occhi verdi.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Se fosse stato superstizioso, Giorgio avrebbe fatto gli scongiuri e, voltate le spalle, se la sarebbe svignata. Ma non lo era, o almeno, non abbastanza per apparire un maleducato, e quindi si rivolse a quella specie di megera con un sorriso e un &#8220;Buonasera, cercavo qualche cosa di particolare&#8221;.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">A quanto pareva, si era imbattuto in uno dei pochissimi olandesi che non parlasse inglese; questo lo capì dal miscuglio di tedesco, francese e chissà cos&#8217;altro col quale la proprietaria gli rispose.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Tentarono di comunicare in tedesco o in francese, ma il vocabolario di Giorgio era troppo limitato. Stava per rinunciare e uscire quasi con una sensazione di sollievo, quando la donna lo sorprese:</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">- Latine loqui? -</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Latino! Impreciso, come testimoniava quell&#8217;infinito al posto del presente, ma pur sempre riconoscibile nonostante una pronuncia dura e fortemente accentata.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Rispose nella stessa lingua, che si ricordava tanto bene da tenerla viva con molte letture di classici in lingua originale, letture faticose ma ricche di soddisfazioni intellettuali.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Pur con qualche difficoltà, Giorgio riuscì a far capire cosa stesse cercando e la vecchia s&#8217;illuminò mentre gli rispondeva di avere un oggetto veramente unico, che certamente lo avrebbe soddisfatto.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Da una tasca estrasse una chiave e la usò per aprire la cassaforte. Poteva essere appartenuta a Creso in persona, tanto era d&#8217;aspetto antiquato, pensò Giorgio nascondendo a stento un sorrisetto.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Ma quando vide ciò che la vecchia aveva estratto e gli stava porgendo con un ghigno complice, il sorrisetto sparì per lasciare il posto a un&#8217;espressione prima incuriosita e dopo addirittura attonita. </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Era una normale bottiglia di vetro chiaro, certamente antica per via della forma irregolare dovuta a un mastro soffiatore non particolarmente abile. Forse aveva contenuto del vino, forse un liquore. Ma non era importante ciò che vi era stato racchiuso chissà quanto tempo prima.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">L&#8217;importante era ciò che conteneva adesso: una statuina di donna. Bellissima, giovane, nuda.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Non era un rozzo simulacro senza attrattiva e senza anima come quei velieri che spesso trovano posto nelle bottiglie, ricchi di dettagli, ma inesorabilmente privi del soffio vitale. </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Quella donna invece era un vero capolavoro. </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Appariva calda e sensuale; era come in attesa del bacio di un principe che la risvegliasse. Ma certamente non per scambiare un casto &#8220;buongiorno&#8221;.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Stava infatti distesa, ad occhi chiusi e labbra socchiuse, sopra un minuscolo giaciglio ricoperto da un drappo di seta rossa. La pelle aveva quel roseo naturale così a lungo e invano ricercato dai pittori del rinascimento. I capelli nerissimi le scendevano con ondulazioni perfette quasi a ricoprire i seni, che appena schiacciati dalla forza di gravità, pure parevano sollevarsi in un sospiro di languore. Sopra, capezzoli bruni e turgidi chiedevano, imploravano un bacio sensuale.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">L&#8217;atteggiamento era sfrontatamente lascivo, una gamba leggermente flessa e l&#8217;altra lasciata scivolare oltre il bordo del letto, col piede a sfiorare il vetro. Dove le gambe lunghissime si aprivano impudiche, una mano era posata a sfiorare la rada peluria scura che non celava il prorompere carnoso di tutto ciò che fa perdere a un uomo qualsiasi ragione e ritegno.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Giorgio era stupefatto, soggiogato. Non fece caso allo sguardo quasi irridente della vecchia, ma sollevò con estrema cautela quell&#8217;oggetto per poterlo osservare meglio alla scarsa luce che filtrava dalla vetrina. </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Oggetto? Faceva fatica a definirlo tale; &#8220;oggetto&#8221; significa qualcosa d’inanimato e, in quanto costruito dall&#8217;uomo, imperfetto. Ma lei, sì &#8220;lei&#8221; era il termine giusto, sembrava viva, ed era perfetta. </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">La vecchia gli porse una grossa lente d’ingrandimento dicendogli di guardare bene tutti i meravigliosi dettagli.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Stava osservando il volto della ragazza, i lineamenti decisi ma estremamente graziosi, quando gli parve di vedere le sue labbra fremere. Osservò meglio: non c&#8217;era dubbio, si stavano schiudendo, e subito apparve la lingua che, con un moto estremamente sensuale, percorse tutto il labbro superiore per poi tornare a scomparire. Le labbra però restarono atteggiate a un sorriso invitante. E gli occhi, improvvisamente socchiusi, lo fissavano.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Per poco non lasciò cadere la bottiglia. Invece la lente gli sfuggì di mano e s&#8217;infranse al suolo, a pochi centimetri dal gatto nero che in un balzo scomparve tra le ombre della bottega.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">- Ma&#8230; ma si è mossa! -</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Nell&#8217;emozione si era dimenticato di parlare in latino, ma la vecchia pareva aver capito ugualmente. Annuì sorridendo e gli strizzò l&#8217;occhio.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Era impossibile, si era lasciato suggestionare, quella vecchiaccia aveva saputo creare un&#8217;atmosfera quasi surreale. Tornò a guardare, infatti gli occhi e le labbra erano tornati esattamente com&#8217;erano al primo sguardo.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Ma la bellezza e il fascino di quell&#8217;oggetto, anzi no, di &#8220;lei&#8221;, erano indiscutibili.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Doveva averla.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Il prezzo richiesto era stranamente ragionevole e lo pagò senza la minima esitazione, aggiungendoci un piccolo extra per la lente rotta.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">La vecchia preparò con cura un imballo, usando una scatola di legno da champagne riempita di paglia e applicandovi un rozzo manico di corda.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">-&#8221;Parva sed apta&#8230;&#8221;. Cave noctem! - lo salutò con un sogghigno.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Giorgio stette un momento sulla porta cercando di capire il significato nascosto di quella frase finale: attento alla notte? Strano commiato. Poi concluse che probabilmente la megera voleva solo recitare la sua parte sino all&#8217;ultimo.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">- Gratias tibi ago - rispose, facendo tintinnare la campanella della porta del negozio. </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Fuori era calata la notte e per qualche inconscia ragione Giorgio si sentì angosciato ed eccitato allo stesso tempo. Non vedeva l&#8217;ora di tornare nella sua casa per potersi gustare in pace e solitudine il suo nuovo acquisto. &#8220;Lei&#8221; dopotutto gli aveva sorriso.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Il maresciallo Lopresti non ci capiva un accidenti. Anzi, più ci pensava e meno riusciva a capire.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Eppure i fatti all&#8217;inizio parevano banali: l&#8217;abbaiare insistito di un cane durava da molti giorni, e i vicini si erano insospettiti, oltre che scocciati.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Poi qualcuno si era ricordato che quel tale un po&#8217; strano, Benincasa, non si vedeva in giro da più di una settimana. Di per sé non era insolito, ma quel tipo non lasciava mai il cane da solo per tanti giorni. Quando si assentava, spariva anche l&#8217;animale, probabilmente lasciato in qualche ricovero. </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Qualcuno aveva provato a suonare alla porta, senz&#8217;altra risposta che nuovi guaiti.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Così avevano chiamato i Carabinieri.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Dopo aver appurato che dall&#8217;interno giungeva solo l&#8217;abbaiare disperato del cane, e dopo aver parlato coi vicini, si era deciso di entrare e controllare se fosse successo qualche cosa di strano, un malore, o peggio. </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Ma la porta era blindata, antisfondamento. I carabinieri avevano chiamato i pompieri perché portassero la scala ed entrassero da una finestra. Non era stato facile, anche la serranda aveva un sistema che ne impediva il sollevamento, ma alla fine era stata semplicemente demolita a colpi di ascia e il vetro era stato rotto.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">I pompieri avevano rabbonito il cane con una buona razione di carne e una ciotola d&#8217;acqua. L&#8217;animale, un piccolo bastardino bianco e nero, si era accucciato accanto a un tavolino, mugolando piano.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Ma da quel momento era nato il problema che stava facendo perdere la testa al maresciallo.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">I pompieri avevano riferito di aver trovato tutte le finestre sbarrate, le chiavi sul mobiletto dell&#8217;ingresso, la porta chiusa dall&#8217;interno non solo con le mandate della serratura, ma pure con un chiavistello, uno di quelli che non si possono aprire dall&#8217;esterno.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Con ogni evidenza il proprietario si era chiuso in casa e nessuno ne era più uscito.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Ma, eccetto per il cane, in casa non c&#8217;era anima viva. E nemmeno morta. Semplicemente, la casa era deserta.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Assodato che il cane non avrebbe potuto inserire il chiavistello e sbarrare le finestre, Lopresti si era reso conto di essersi imbattuto nel più classico degli enigmi polizieschi: il delitto della stanza chiusa. Accidenti, proprio a lui doveva capitare.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Ne aveva lette molte versioni, la letteratura gialla che gli piaceva tanto ne era piena: un assassino astuto e ingegnoso compiva un omicidio in un luogo chiuso dall&#8217;interno e poi spariva senza lasciare traccia, mentre gli investigatori impazzivano, alle prese con un rompicapo apparentemente insolubile.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Ma qui la cosa era ancora più complicata, maledizione. Non solo c&#8217;era una stanza chiusa dall&#8217;interno, non solo non c&#8217;erano tracce che potessero portare all&#8217;assassino, ma era persino sparito il cadavere. Ammesso ci fosse mai stato un cadavere.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">- Signor maresciallo, ha visto che strana collezione? -</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">L&#8217;appuntato indicava la grande parete della sala, carica di dipinti di ogni dimensione accomunati dall&#8217;essere tra il piccante e l&#8217;osceno.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span></span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">- Ci sono pure quelli, guardi in quelle vetrine, tutti quei fermacarte a forma di cazzo. - </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">- Fallo, - corresse Lopresti - si dice &#8220;oggetti fallici&#8221;. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Ristallo impara, mica puoi scrivere &#8220;cazzo&#8221; sul rapporto. Poi non ci sono solo quelli, c&#8217;è un sacco di altre cose strane, ma sempre e comunque hanno a che fare col sesso. -</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Sì udì un guaito prolungato.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Lopresti diede uno sguardo al cane ancora accucciato davanti al tavolino, lo sguardo triste. </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">- Ristallo, il cane, mica possiamo lasciarlo qui. Chiama quelli della protezione animali, che vengano a prendersi &#8217;sto povero cristo.- </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">- Signorsì, chissà cosa gli è preso al cane, da quando siamo entrati è lì, in adorazione di quella bottiglia&#8230; a proposito, ha visto cosa c&#8217;è dentro?-</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Il maresciallo diede un altro sguardo alla bottiglia posta in orizzontale sopra un supporto. L&#8217;aveva notata subito e già osservata per bene. Un altro oggetto molto particolare. </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">- Ho visto, ho visto, è chiaro che fa parte di questa collezione, un oggetto erotico come gli altri.-</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">- Accidenti maresciallo, due che fottono&#8230; mi scusi, copulano, giusto? Dentro una bottiglia. Ma si è mai visto? E poi, un pezzo di gnocca come quella, cavalcare in quel modo un ometto tanto più vecchio. E lui che se ne sta beato, con quel sorriso cretino, sdraiato a panza in su e le mani su quelle belle chiappe&#8230; scusi, natiche. Lo guardi, avrà quasi sessant&#8217;anni. Roba da pervertiti.-</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">- Già, l&#8217;ho visto, è vero, roba da pervertiti - rispose distrattamente il maresciallo, osservando la foto del passaporto ritrovato sul comodino della stanza da letto. Era perplesso. Pervertito o no, doveva capire che fine avesse fatto quel tipo. Il nome non gli diceva nulla. La foto nemmeno. Eppure&#8230;</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">- Ristallo! Io questa faccia l&#8217;ho già vista da qualche parte. Fa controllare se il Benincasa aveva precedenti.-</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Il cane intanto continuava a guaire. </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: BatangChe;"><span style="font-size: small;">Non capiva perché il suo padrone ancora non tornasse da lui. Eppure non era lontano.</span></span></em></p>
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		<title>L&#8217;ultimo tormento</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Mar 2009 13:07:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>baribal</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;ultimo tormento

(ispirato da una lettura di Villiers de l&#8217;Isle-Adam)
 
Quel volto era reso più lungo da alcune rughe verticali, profonde come cicatrici, scavate da insonnie ostinate e abituali, un volto mal rasato, lavorato dal tempo. Gli occhi, di solito rivolti verso terra, avevano come dei lampi improvvisi e si accendevano di una luce del tutto particolare, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">L&#8217;ultimo tormento</span></span></strong></p>
<p><span id="more-2203"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">(ispirato da una lettura di Villiers de l&#8217;Isle-Adam)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Quel volto era reso più lungo da alcune rughe verticali, profonde come cicatrici, scavate da insonnie ostinate e abituali, un volto mal rasato, lavorato dal tempo. Gli occhi, di solito rivolti verso terra, avevano come dei lampi improvvisi e si accendevano di una luce del tutto particolare, quasi provenisse da un luogo accessibile a lui soltanto. Chi lo incrociava, mercanti, artigiani, soldati,<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>dame con le loro fantesche e tutta l&#8217;umanità che percorreva le stradine della città, gli lasciava il passo accennando una riverenza e po</span>i, appena pensava di essere fuori dalla portata di quello sguardo inquietante, si faceva il segno della croce e proseguiva senza voltarsi, ben lieta di essere diretta in un luogo diverso da quello verso il quale si stava affrettando Alonzo de Elgovar, priore dei Domenicani e Grande Inquisitore di Spagna.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Alonzo gettò uno sguardo al parco che stava attraversando in quella tarda mattina di Ottobre. La luce era appena dorata, filtrata dalle ultime foglie dei platani; un leggero vento, fresco e pulito, spirava dalla campagna portandone i gradevoli profumi e tenendo invece lontani i sentori della gente che si affollava in Siviglia. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Il </span>Grande Inquisitore fece un profondo respiro assaporando tutta la bellezza dell&#8217;attimo, quasi che, prima di immergersi negli orrori ai quali il suo ufficio lo destinava, volesse rassicurarsi che Dio avesse davvero creato anche la Perfezione. Il suo volto tormentato, per un breve istante si spianò, lasciando spazio a un accenno di sorriso che subito disparve non appena varcato il pesante portale della fortezza.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Abbassò lo sguardo e proseguì con passo spedito, preceduto da due religiosi che lo avevano atteso all&#8217;interno. A loro si unì un carceriere e il piccolo corteo silenzioso prese a scendere una stretta scalinata. In breve l&#8217;aria pulita e la calda luce autunnale furono un ricordo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Incurante di gemiti, fetore e disperazione che permeavano la semioscurità del luogo, Alonzo de Elgovar meditava sull&#8217;incontro che avrebbe avuto luogo tra breve nella cella più appartata e profonda, e si interrogava.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Era forse un turbamento, quello che agitava la sua coscienza di uomo risoluto e dalla fede granitica? </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Da tempo, nelle notti insonni, il Demonio lo tormentava assumendo la sua forma più insidiosa, quella del dubbio. Sibilando parole di umanità e di ragionevolezza, il Tentatore gli sussurrava che Dio era misericordioso e forse lui, Alonzo de Elgovar avrebbe dovuto coltivare quella virtù. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Ma il dovere verso Dio era limpido, inequivocabile: salvare le anime attraverso la Confessione e la Penitenza, e se per adempiere a questa missione occorreva mortificare e sacrificare i corpi, ricettacoli di ogni nefandezza e peccato, quella era la volontà di Dio. L&#8217;ombra stessa del dubbio costituiva grave peccato del quale Alonzo aveva dovuto rendere conto a Padre Ferdinando, il suo confessore, che molto lo aveva aiutato nel corso dei loro colloqui giornalieri. Compiere il proprio dovere, per quanto ripugnante potesse apparire, era il solo modo per scacciare il Demonio e vivere un&#8217;esistenza terrena degna di ricevere la ricompensa eterna, questo gli ripeteva, guidandolo con fermezza nella lotta contro le forze del Male.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Il Priore era ancora immerso in questi pensieri quando il piccolo corteo arrivò a destinazione. Il carceriere aprì la massiccia porta di quercia rinforzata in ferro e si scostò. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Sulla soglia, Alonzo si voltò verso il suo piccolo seguito.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">- Grazie, fratelli, ora richiudete e attendete, che nulla di quanto sarà detto o fatto in questo luogo venga mai risaputo. Vi chiamerò al momento opportuno.- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">La cella era ampia, silenziosa e buia, ad eccezione del vago riflesso che giungeva dall&#8217;alto, dove uno stretto cunicolo protetto da una grata lasciava filtrare il minimo di aria indispensabile alla sopravvivenza. Il fetore era insopportabile, escrementi, urina, sangue, lacrime: tutte le possibili emanazioni di corpi sottoposti alle torture più feroci avevano lasciato negli anni una presenza solida, palpabile, che lentamente aveva impregnato persino la pietra incrostata di salnitro. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Un lento stillare d&#8217;acqua in qualche andito nascosto acuiva il tormento del disgraziato prigioniero che, incatenato alla parete, soffriva tra gli altri il tormento della sete. Di lui, unico occupante di quell&#8217;inferno terreno creato dagli uomini in nome di Dio Misericordioso, si intuiva la presenza, corpo abbandonato sopra un cumulo di paglia lurida.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">- Figlio mio, sono qui per darti una buona notizia, esulta con me!- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">- Dunque vi siete convinti, mi ridarete la libertà! -</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">La voce, un sussurro appena percettibile, era quella di Shem Abulafia, &#8220;conversos&#8221; di facciata e rabbino nel segreto del cuore.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Il priore fece una lunga pausa, mentre si sforzava di reprimere ogni sentimento di pietà. La sua vista si stava adattando alla penombra e ciò che gli occhi facevano giungere alla sua coscienza era difficilmente sopportabile. Colui che aveva sussurrato quelle parole di speranza, oramai poco aveva della persona fiera, dallo sguardo penetrante, dal viso aperto e piacevole che aveva incontrato la prima volta all&#8217;inizio di Settembre. Oltre un mese di prigionia, interrogatori, torture fisiche e morali, privazioni di cibo e di acqua lo avevano profondamente, irreversibilmente, trasformato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Quando riprese a parlare, Alonzo evitò di guardare negli occhi il prigioniero.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">- Noi abbiamo rinunciato alla tua confessione. Non serve più, almeno nel tuo caso. Rabbino Shem, figlio diletto, presto, domani stesso, ti sarà data la libertà dalla sofferenza, dalla paura e da questo mondo terreno. Tu morirai e la tua anima, mondata dal fuoco, si presenterà alla misericordia di Dio.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">- Dunque avete deciso che sono colpevole e nulla mi salverà dalla vostra caritatevole morte, è così?-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">- Noi siamo certi, per le numerose testimonianze giurate dinnanzi a Dio, che tu, pur avendo fatto pubblica abiura della tua fede, in segreto hai continuato a esercitare le tue funzioni di rabbino, qui a Siviglia. Il tuo abominevole peccato di apostasia è provato. Sappiamo che è stato l&#8217;amore per tua moglie e i tuoi figli a condurti a ciò, <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>ma i tuoi motivi non ti rendono meno colpevole agli occhi di Dio onnipotente e ai nostri.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Il tono di voce di Alonzo si fece meno severo, quasi dolce, mentre finalmente guardava il prigioniero negli occhi:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">- Noi siamo simili, figlio caro. Siamo entrambi uomini di fede e per la nostra fede siamo disposti a soffrire sino a dare la nostra vita.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Io provo per te una sincera compassione e soffro per i tuoi patimenti: quale magnifico uomo di Dio, del vero Dio, avresti potuto essere se soltanto nelle tue vene non scorresse il sangue di Giuda e nella tua anima non albergasse il veleno di chi ha crocifisso Nostro Signore!- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">- La vostra pietà è falsa, come falso è il vostro re e falso il vostro salvatore. Quando abiurai ricevendo il battesimo, mi fu garantito che così io stesso e la mia famiglia saremmo stati considerati degni di rispetto e protetti dalle leggi di Sua Maestà Cattolica.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Ma proprio come cattolico, ora io sono accusato di apostasia e morirò, mentre i veri Ebrei, coloro che ancora frequentano la sinagoga e professano apertamente la nostra fede, sono considerati non credenti e quindi immuni dall&#8217;accusa. La vostra fu solo una trappola nella quale siamo caduti in molti, ma come è vero che esiste la giustizia di Dio, la sua spada vi colpirà e vi schiaccerà.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Pareva che le ultime frasi, pronunciate con veemenza, avessero esaurito le forze del condannato, che abbassò il capo e stette immobile, ansimante, ripiegato su sé stesso come a conservare al suo interno, con quel poco di vita che restava, tutta la sua rabbia e il suo dolore.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">- Io non ho voluto udire le tue bestemmie, fratello caro. Comprendo, anche se non posso perdonare. Ma quello stesso Dio che tu hai invocato come vendicatore potrebbe invece rivelarsi più misericordioso di quanto noi uomini possiamo essere.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>A volte la porta dell&#8217;inferno si riapre, a volte la Luce chiama a sé un peccatore che seguendola trova la salvezza eterna.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Alonzo si avviò verso la porta e bussò per richiamare il carceriere, ma prima di uscire, come ripensando a qualcosa, si voltò verso il rabbino.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">- Altri doveri mi attendono. Ora ti farò togliere le catene, e riceverai cibo e acqua, voglio che tu possa trascorrere le tue ultime ore in modo più consono ad un essere umano che sta per ragiungere la Grazia di Dio. E rammenta, la Sua misericordia e la Sua luce potrebbero giungere sino a te.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Restato solo, Shem meditava sull&#8217;incontro col priore. Era stranamente calmo, come se la certezza della sua morte imminente l&#8217;avesse liberato dall&#8217;ansia e dalla paura. La sua mente razionale, plasmata alla sottigliezza da secoli di sfide per la sopravvivenza in un mondo ostile, gli diceva che qualcosa nelle parole dell&#8217;inquisitore non era ciò che sembrava. Quelle frasi insistite sulla Misericordia, sulla Luce e sulla porta dell&#8217;inferno&#8230; la porta!</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Ora rammentava un particolare. Il carceriere era venuto a togliere le catene dai suoi polsi, gli aveva lasciato una ciotola di cibo e una di acqua, poi uscendo aveva ovviamente chiuso la porta. Ma il rumore era stato diverso dal solito.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Si avvicinò, malfermo sulle gambe e vide, tra il pesante battente e la parete, un barlume di luce.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">La Luce!</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Incredulo, provò a spingere. La porta si mosse e il barlume di luce si rivelò essere il vago chiarore di un corridoio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Un passo: era fuori dalla cella, fuori dall&#8217;inferno. Non ancora, si corresse, tutto quell&#8217;edificio era l&#8217;inferno, solo se fosse uscito da lì ne sarebbe stato davvero fuori. Non era possibile, mai nessuno, a quanto si diceva, era fuggito da quella prigione.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Ma cosa rischiava a provare?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">&#8220;La luce chiama a sé un peccatore&#8221;, questo aveva detto l&#8217;Inquisitore. E se la porta si era davvero aperta, perchè non seguire ancora le sue parole? Shem si avviò a fatica lungo il corridoio. <span style="mso-spacerun: yes;">  </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Aveva camminato forse per un minuto, quando udì un sommesso parlottio che accompagnava il rumore di passi di due persone che si avvicinavano. Si guardò intorno disperato. La fuga era già terminata? </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Si trovava oltre una svolta ad angolo retto, dove il buio era profondo.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>I passi si avvicinavano e con essi il riflesso di un lume. Presto sarebbe stato visto, la sua speranza dissolta.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Nel muro scoprì una rientranza, in essa, a tentoni, individuò una porticina. La spinse. La porta si aprì e lui sgusciò dentro, senza richiuderla, non ne avrebbe avuto il tempo.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>I due uomini passarono davanti alla rientranza e il suono dei loro passi si affievolì. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Shem attese qualche minuto, mentre il ritmo del suo cuore rallentava e il respiro si faceva meno affannoso. Stava per ritornare sul corridoio, quando udì avvicinarsi altre persone. Evidentemente quel percorso era molto frequentato, da quella parte non aveva possibilità di fuga. Forse poteva tentare di proseguire in quel passaggio secondario. Chiuse la porticina e si inoltrò in quello che pareva uno stretto cunicolo che subito lo portò ai piedi di una ripida scala a chiocciola. Shem era sicuro che la sua cella si trovasse nel sottosuolo, quindi salire andava bene, pensò. Gradino dopo gradino, il buio si andava attenuando e dopo alcuni giri completi, il rabbino si trovò dinnanzi a una stretta feritoia dalla quale entrava la luce del sole, oramai basso sull&#8217;orizzonte. Era più di un mese che non vedeva il sole; quei pochi raggi gli diedero una gioia immensa e gli aprirono il cuore alla speranza. Speranza che si fece ancora più concreta quando i suoi occhi, abituati all&#8217;oscurità, iniziarono a vedere ciò che si scorgeva dalla feritoia: i campi, gli alberi, le colline. Lui conosceva quel panorama, era stato spesso a passeggiare in quella campagna con sua moglie e i suoi figli. Una fitta di nostalgia lo attraversò e lo fece quasi lacrimare. Forse sarebbe riuscito a rivederli, dopotutto. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Si riscosse, occorreva tutta la sua freddezza se voleva uscire da lì. Ora sapeva che si trovava all&#8217;interno del muro ovest della fortezza, quello che dava sull&#8217;aperta campagna e la libertà. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">L&#8217;euforia di quella scoperta fu frenata subito da una considerazione ovvia: lui si trovava ancora all&#8217;interno, la libertà era all&#8217;esterno e forse, beffardamente, quando pareva a portata di mano, non sarebbe mai stata raggiunta. Eppure, ragionò, se quel passaggio portava alle mura, una ragione doveva esserci. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">E la ragione gli apparve dopo pochi passi: una porta, verso l&#8217;esterno. Ma si sarebbe aperta?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Quasi tremando per l&#8217;emozione Shem si avvicinò. La verità gli apparve quasi subito, incredibile ma reale. La porta doveva essere un&#8217;uscita segreta, e come tale era chiusa solo dall&#8217;interno, con un pesante chiavistello di ferro, ma senza serratura. Evidentemente, ragionò, era stata predisposta per una fuga d&#8217;emergenza, e nella fretta di una fuga, non ci sarebbe stato il tempo di cercare una chiave.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">La speranza gli esplose nel cuore: la vita, i suoi figli, sua moglie, tutto ciò che amava era lì, a pochi passi, bastava un ultimo sforzo e più nulla lo avrebbe potuto fermare, </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Shem radunò le sue forze, togliere quel chiavistello arrugginito e pesante non sarebbe stato facile e infatti il suo corpo martoriato gli urlò tutto il suo dolore mentre, facendo forza sulle gambe, con le mani tirava a sé quell&#8217;ultimo ostacolo verso la libertà. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Nell&#8217;ansia e nella concentrazione dello sforzo che l&#8217;attendeva, Shem non fece caso al grasso che era stato dato al chiavistello, che infatti si aprì di colpo. Shem perse l&#8217;equilibrio e urtò violentemente la testa sull&#8217;angolo di una pietra.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Crollando sulla porta, il suo peso la fece aprire e il rabbino riuscì a scorgere la luce che inondava i campi: libero, pensò con gioia mentre il dolore lo invadeva e le forze lo abbandonavano, facendogli perdere i sensi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Non fece a tempo ad udire il rumore e il vocio di un gruppo di uomini che si stava avvicinando.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">I gendarmi caricarono il rabbino sul carro, gli misero ai polsi e alle caviglie delle pesanti catene, poi lasciarono rispettosamente il passo al Priore che si stava avvicinando.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Alonzo de Elgovar accarezzò amorevolmente il capo insanguinato del rabbino che aveva appena<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>ripreso conoscenza. Le rughe del suo volto s&#8217;incurvarono in un sorriso mentre gli si rivolgeva in tono di bonario rimprovero:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">- Figlio mio, Dio non ti ha aperto la porta dell&#8217;inferno e non ti ha guidato verso la Luce. Noi lo abbiamo fatto e ti stavamo aspettando. Ma tu per poco riuscivi a fuggire andando incontro a sorella Morte senza alcuna purificazione -, aggiunse Alonzo guardando la ferita del rabbino - ma Dio, che ama anche l&#8217;ultima delle sue pecorelle smarrite, è misericordioso e non te l&#8217;ha permesso. Ora ti porteremo dove finalmente il fuoco ti darà quella libertà che tanto desideri.- <span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></span></p>
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