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	<title>Borgonarrante &#187; Diario</title>
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	<pubDate>Thu, 13 May 2010 18:39:45 +0000</pubDate>
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		<title>la presenza e la speranza</title>
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		<pubDate>Fri, 01 May 2009 08:58:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimolegnani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Diario]]></category>

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		<description><![CDATA[Un’anatra fantasma, una frase alle tue spalle, una pancia appena tonda. Un’assurdità perderci il sonno. 

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			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">                              </span><span style="mso-spacerun: yes;">  </span></span></p>
<p><span id="more-2556"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Questa notte tentavo d’infilarmi nel sonno ma mi tratteneva la sensazione di qualcosa d’inconcluso, senza sapere cosa, un debito dell’occhio, una mancanza della mente, un gesto minimo lasciato a metà del guado. Avevo l’impressione d’inseguire un’immagine registrata di sfuggita in un momento imprecisato e rimasta irrimediabile nel limbo della retina interiore senza che le avessi offerto completezza di azione e di memoria o sepoltura nel luogo deputato, l’amnesia. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Forse si trattava dello scintillio dei campi al sole del tramonto invasi d’acqua, dove magari un’anatra sguazzava, non l’ho cercata con lo sguardo che fissava il nastro dritto della strada, un’anatra fare lo slalom tra i pioppi a bagno, nuotare nel grano basso, immergersi nell’erba, irripetibile esperienza, o forse era una frase mormorata alle mie spalle nel marasma di ogni giorno, non le parole di cui era fatta ma l’inflessione che accompagnava quell’attentoèquasiorasai modulato senza stacchi e con calore, una madre al figlio piccolo o una figlia al vecchio padre per prepararli a una difficile partenza, salire o scendere un gradino non saprei, non ho lasciato i miei pensieri per vedere, o ancora la pancia che scalciava, Stefania forse s’aspettava la mia mano posarsi a condividere un istante di futuro, un gesto a costo zero, per dire non è solo lavoro il nostro, rimasto inesaudito. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Un’anatra fantasma, una frase alle tue spalle, una pancia appena tonda. Un’assurdità perderci il sonno. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Ma poi succede che Michela è morta all’età sbagliata e non ti basta porre una rosa sullo squarcio del suo viso, ti resta il gesto che non le hai fatto in vita, le parole che non hai speso, il tuo sorriso inesistito al posto della stizza per l’esuberanza esagerata dell’adolescente. Avrò tempo, dici, per rimediare al poco ascolto, per essere partecipe a piccole scemenze, anche per trovare parole giuste di rimprovero che non siano di fastidio, avrò tempo, dici, e intanto muore nel momento meno adatto, saran tra poco sette anni, l’amica cara di tua figlia.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">È che noi siamo presenti sempre, in questo mondo di apparenza, ma non ci siamo mai per spendere speranze d’attenzione agli altri.</span></p>
<p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">E allora l’anatra, la pancia, la frase anonima, e tutto il resto accennato e non concluso in un qualunque giorno di fine aprile, non ti lasciano dormire.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Alto così il tempo che nuovamente guardo dal di sotto</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 23:01:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gricio</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Diario]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi pentirò, lo so. 

Mi pentirò della voglia insana di buttare tutto alle ortiche, come si fa in un trasloco con le cose vecchie che non ricordavi più di avere nascosto in cantina.
Come all’ultimo dell’anno, quando si gettano spaiate stoviglie che improvvise vedi apparire in tribolate traiettorie da finestre aperte sull’anno nuovo;  lo sguardo le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Mi pentirò, lo so. </span></span></p>
<p><span id="more-2554"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Mi pentirò della voglia insana di buttare tutto alle ortiche, come si fa in un trasloco con le cose vecchie che non ricordavi più di avere nascosto in cantina.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Come all’ultimo dell’anno, quando si gettano spaiate stoviglie che improvvise vedi apparire in tribolate traiettorie da finestre aperte sull’anno nuovo; <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>lo sguardo le accompagna al buio, ben sapendo che sono solo speranze a volare, nulla più. Ti resta solo l’amaro disagio dell’irreparabile che se ne va, tuo malgrado. Ma dura poco, il tempo secco d’uno schiocco sul selciato, ed è nuovamente festa.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Oppure sarà l’amore che manca, che con la sua assenza idiota distrugge quel poco che c’era rimasto da salvare; qualche foto che lenta sbiadisce al tempo, pochi oggetti sparsi, semplici feticci sopravvissuti a tempeste, celati agli anni ed alle intemperie dell’età. Insomma ciò che resta di noi due, timidi amanti una volta amati, ora assenti giustificati.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Mi pentirò di questa notte che incombe, per ciò che sto scrivendo ed ancor più per ciò che non voglio scrivere, che di te rimanga solo ricordo e tanto basti.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Ed anche <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>dovesse mai, alla fine di questo buio atteso, apparire un timido sole infermo, credo proprio ne farei scorta per il freddo a venire, e null’altro a farmi compagnia e calore. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Bandiera appesa su tremulo stecco, vibro al tuo richiamo ma non mi svolgo, che non è tempo nemmeno di minima migrazione.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Sventolare a modo è arte ardua e mai compiuta.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 54pt;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Lasciamo l’aria agli aquiloni.</span></span></p>
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		<title>uova di pelle e cioccolato</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Apr 2009 06:49:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimolegnani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Diario]]></category>

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		<description><![CDATA[Liscia sottile e chiara ha continuato ad essere la superficie che cercavo, e consenziente al taglio, quando ho cominciato a sciogliere altri fiocchi e scartare trafelato una stagnola fatta di seta e di cotone. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">                            </span></span></p>
<p><span id="more-2486"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Da cinque a cinquanta e oltre, nella distanza da vertigine del dieci volte tanto che c’è tra le braghette corte e le lenti sopra il naso, tra il desiderio intatto per una macchinina e quello liso del già tutto avuto, ho seguito sempre quell’idea pasquale che il sorprendente è fuori o meglio appena sotto, slegato il fiocco e scartata la stagnola, mentre quella che chiamano sorpresa è l’oppio per gli allocchi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Liscia scura e spessa doveva essere la crosta e consistente al taglio, lungo la simmetria delle due parti come una grande noce da aprire senza rompere, che l’occhio mio, la gola e il tatto, tutto il desiderio, si concentravano sul guscio, mentre il gheriglio era un dettaglio che lasciavo ai miei fratelli. Ricordo l’entusiasmo nello scoprire un uovo duro e fondente e la delusione per il cioccolato al latte, pallido e molle.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Liscia sottile e chiara ha continuato ad essere la superficie che cercavo, e consenziente al taglio, quando ho cominciato a sciogliere altri fiocchi e scartare trafelato una stagnola fatta di seta e di cotone. Sempre il timore d’incontrare un guscio al latte, pallido e molle, e l’identica emozione nella pelle attesa, con l’occhio mio, la gola e il tatto, tutto il desiderio, protesi a rimanere in superficie. Troppo profondo il cuore.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il vero dramma per i vivi</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Mar 2009 15:35:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alice Meraviglia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Diario]]></category>

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		<description><![CDATA[La vecchia ha già le pupille aperte sul Paradiso, o su un altro Inferno, chissà.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La vecchia è al capolinea, ormai: il respiro si è trasformato in un ansito debole e senza speranza, i lineamenti sono affilati e gli occhi guardano già un panorama visibile a lei sola.<br />
Intorno al capezzale le si affanna una donna di mezza età, che la colma di premure inutili e ansiose: le aggiusta coperte e cuscini, le rinfresca la fronte febbrile, le tiene la mano disegnata da una ragnatela di vene azzurre .<br />
 Mi avvicino al luogo del commiato mentre la donna più giovane tenta invano di imboccare quella più anziana. Mi  viene in mente una di quelle stupide frasi fatte: l’ultimo pasto del condannato a morte.<br />
“Non la sforzi a mangiare, se non se la sente” dico all’ansiosa (che non è la malata, ma chi l’accudisce), e accenno alla flebo che penzola dalla piantana . “E’ sufficiente quella, a darle il nutrimento che serve.”<br />
La vecchia ha già le pupille aperte sul Paradiso, o su un altro Inferno, chissà.<br />
L’altra donna fissa il suo sguardo interrogativo nel mio, a cercare rassicurazioni che non posso darle.<br />
E infatti morirà dopo solo un’ora, la vecchia, avverando la prognosi.<br />
Al suo letto l’altra donna si scioglie in un pianto  convulso. Tento di consolarla: “ Non si preoccupi;  è morta serenamente , la sua mamma.” (Lo dico e lo penso davvero: so di non aver risparmiato sulla morfina).<br />
Lacrimosa, la superstite scuote la testa. “Io no figlia. Io badante ”e riprende il suo pianto torrenziale.<br />
La disoccupazione: ecco il vero dramma per i vivi.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>se solo lasciassimo la polvere</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Mar 2009 21:08:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimolegnani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Diario]]></category>

		<category><![CDATA[Smemorando]]></category>

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		<description><![CDATA[.....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se solo lasciassimo la polvere posarsi, come un rispetto muto, sulle cose del non uso, una dimenticanza, lenta a formarsi come una memoria, la cenere a Pompei, la terra a strati sopra Troia, se solo lasciassimo la parvenza delle orme al pavimento, come fosse neve su cui leggere i movimenti della notte scorsa, la danza delle lepri e la caccia disperata della volpe, i tuoi passi stanchi verso il letto e l’incrociarci a metà scala, se solo lasciassimo le impronte alle maniglie di porte aperte agli altri e alle finestre da cui uscire, se solo rispettassimo le lenzuola stropicciate che ieri ci hanno visto nell’affanno buio dell’amore e le forme dei corpi sui cuscini del divano, qui c’era tua madre, questa è stata la sua schiena, se solo lasciassimo le briciole sul tavolo, parole appena smozzicate e ancora buone a dire, e i piatti nell’acquaio con le tracce della cena, archeologia di una serata in compagnia, questi gli avanzi di Giuliana diffidente, Alessio che tutto ripulisce e il rossetto di Giovanna sul bicchiere tanto usato. Se solo lasciassimo la polvere posarsi su di noi ad aggiungere il passato come fossimo un mosaico in corso, allora, forse, non mi spaventerebbe lo scricchiolio del collo quando ti guardo e non proverei l’orrore sordo del futuro.<br />
Ma qui tutto è troppo lindo. il fervore del tuo panno è la sconfitta quotidiana della polvere che muore senza il tempo di formare quel mosaico.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Mi ricorderò sempre di te</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Feb 2009 14:27:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>olandese volante</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Diario]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi ricorderò sempre di te Tilla, mio piccolo grande cane rasta, di quando per l&#8217;ultima volta sei uscita trotterellando dal cancello del giardino - non correvi più da mesi - e sei sparita su per la collina. Ricorderò il tuo manto osceno, un agglomerato di vecchio pelo, mentre balzava su e giù seguendo il ritmo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mi ricorderò sempre di te Tilla, mio piccolo grande cane rasta, di quando per l&#8217;ultima volta sei uscita trotterellando dal cancello del giardino - non correvi più da mesi - e sei sparita su per la collina. Ricorderò il tuo manto osceno, un agglomerato di vecchio pelo, mentre balzava su e giù seguendo il ritmo del tuo saltellare stanco. Avevi quattordici anni, la lingua a penzoloni e l&#8217;espressione felice, nonostante il dolore alle giunture che da anni ti procurava l&#8217;artrite.<br />
Ci sei stata &#8220;regalata&#8221; un autunno che il Po era straripato e aveva allagato una fattoria nei dintorni: gli abitanti, temporaneamente sfollati, non sapevano che farne di te, cucciolina di tre mesi, e così ci hanno proposto di adottarti. Ti sei accomodata sotto il tavolo della cucina, tremante, vicino a Briciolina - passato analogo, razza diversa. La micia, che soggiornava da noi già da due mesi (ne aveva circa quattro) con una zampata delicata ma perentoria sul tuo tartufo - quasi una stretta di mano - ci ha tenuto a spiegarti le regole dell&#8217;anzianità: lei era la prima arrivata e sarebbe stata il capo. Tu, allora, l&#8217;hai guardata piena di gratitudine: essere accettata sia pur come suddito, per una profuga, credetemi, é già una grande consolazione. Siete diventate inseparabili: mai vidi un cane e un gatto andare più d&#8217;accordo. Mangiavate dalla stessa ciotola - la tua - nella migliore delle tradizioni cavalleresche: quel che é tuo é mio, quel che é mio&#8230; é mio. Sì, perché tu nella ciotola di Briciolina non hai mai potuto metter zampa. Tant&#8217;é, i felini sono noti per il carattere indipendente - ed egoista, ma noi li amiamo proprio per questo.<br />
Qualcosa a dire il vero ti avrà anche insegnato, o forse era competizione, perché, crescendo, siete diventate entrambe formidabili cacciatrici: Briciolina lasciava con orgoglio ogni mattina in omaggio alla sua padrona, un topino fresco fresco - morto - sulla soglia di casa. Tu, che non volevi essere da meno, hai iniziato a disseminare il giardino di tortore orribilmente decapitate. E poi aspettavi, scodinzolando ingenuamente, che ti lodassimo per l&#8217;ottimo operato. Inutile spiegarti che il gesto non é mai stato molto apprezzato.<br />
A tutte e due piaceva andare a zonzo e ci seguivate fedeli nell&#8217;orto ed anche oltre, entusiaste all&#8217;idea di una passeggiata: in questo eri stata abile a convincere la tua compagna e sovrana. A volte sparivate - la porta sul retro é sempre stata aperta - e vi si scorgeva giocare a rimpiattino tra l&#8217;erba alta della vigna.<br />
Quando aveste i cuccioli gli faceste da baby sitter a turno: tuo figlio Pippo é stato messo ben in riga fin da giovane dalla sua tata felina. Anche la sua ciotola é diventata da subito appannaggio di Briciolina. Tu, per contro, non hai mai ammesso altri gatti all&#8217;interno del tuo territorio, se non la tua inseparabile amica e la sua relativamente numerosa progenie: ogni altro randagio che si trovasse a passare dal nostro cortile veniva premurosamente scacciato. Briciolina, che sonnecchiava sopra al muro di cinta, apriva un occhio, distrattamente, ed approvava.<br />
Eri affettuosa e adorabile. &#8220;Io per te andrei in capo al mondo&#8221; sembravi dirmi, quando mi guardavi con gli occhioni grandi da cane innamorato e mi appoggiavi il muso nero e marrone in grembo.<br />
Qualche difettuccio, per carità, ce l&#8217;avevi. Odiavi l&#8217;acqua - logico, visto che a due mesi eri già incappata in un&#8217;alluvione - e farti il bagnetto era un&#8217;impresa. Inoltre, a tradimento, dopo i primi sei mesi il pelo ha iniziato a crescerti a dismisura: quella che era stata una simpatica cucciolina a pelo corto si é trasformata, nel giro di poco, in un cane disordinatamente capellone. Dreadlocks aggrovigliati da tutte le parti, indistricabili, impossibili da pettinare, tanto meno da lavare. Unica soluzione: il taglio. Ma tu, quadrupede cocciuto, hai deciso che oltre ad non amare l&#8217;acqua, avresti detestato anche le forbici. Bastava che le impugnassimo e ti avviavi, a passo lesto, sotto la thuya, la tua pianta prediletta dai bassi rami impenetrabili, proprio come il tuo pelo: l&#8217;avevi eletta tuo rifugio. Lì sotto era impossibile riuscire ad agguantarti e ti ci nascondevi per ore, a volte giornate intere: il record é stato due giorni. Nel corso degli anni, poi, sei diventata ancora più intuitiva: capivi, non so come, che avevamo intenzione di accorciarti il vello, bastava che ne parlassimo che infilavi la porta e ti avviavi, mesta, sotto l&#8217;amata conifera. Era diventata una specie di sfida: a volte riuscivamo a sorprenderti, talvolta ci sfuggivi a metà operazione e il risultato era assai comico. Mi rammento di un giorno che tornai a casa e tu mi corresti incontro, come sempre: mia mamma era riuscita a tosarti quasi tutta, ma le eri sfuggita prima che potesse iniziare con le zampe. Eri buffissima, sembravi un cane con le ghette: scoppiai a ridere e tu, permalosa, tanto per cambiare facesti dietro front e via, verso il tuo bunker di aghifoglie, offesa a morte. Gli ultimi due anni avevamo rinunciato completamente a cercare di darti un aspetto rispettabile. Avevi vinto tu: assomigliavi sempre più ad uno spazzacamino folle e Briciolina ti annusava spesso con aria di disapprovazione. Adesso c&#8217;è rimasta solo lei ad accoccolarmisi accanto nelle sere fredde d&#8217;inverno.<br />
Mi ricorderò di te così, mio piccolo grande cane rasta e di quando te ne sei andata, trottando nel vento su per la collina: dal pelo cadevano foglie, pezzi di fango, memorie e affetto, e quant&#8217;altro vi si era impigliato durante il tuo cammino. 
</p>
<p><span id="more-2026"></span></p>
<p style="margin-bottom: 0in; text-align: justify;"> </p>
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		<title>il tempo fermo va veloce</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Feb 2009 11:33:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimolegnani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Diario]]></category>

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		<description><![CDATA[una fiamma che mi dica dove le rughe e dove i tuoi sorrisi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p>Il tempo fermo va veloce e questo mi disturba. C’è una discordanza inconciliabile tra il mio modo di scandire lo spazio astratto tra due istanti e quello proprio della vita. Non voglio dire che sono un tipo dal ritmo frenetico, sempre indaffarato tra affari, affetti e fesserie, che il tempo gli è per forza corto, al contrario ho passo lento anche quando sembro andar di fretta.<br />
Avevo qualche ora a mia disposizione, i due metri di catena concessi a volte al cane, qualche ora da impiegare al meglio, ma mi è sparita dalle mani mentre salutavo il ritorno della nebbia che da tanto non vedevo e nel contempo preparavo il fuoco nel camino. Guardavo la compattezza bianca che nasconde il mondo così bene che lo puoi immaginare differente, e intanto sistemavo la piccola catasta di rametti, qualche pigna, due fogli di giornale a far da miccia e sopra i ciocchi secchi e grossi per il fuoco.<br />
Aspettavo il culmine comune ai due fenomeni, la coincidenza degli eventi dentro e fuori dalla casa, l’istante della fiamma che dilaga e che rischiara quando la legna, stanca di resistere al calore di una fiammella petulante, finalmente cede e s’incendia, divampando in un bagliore come un eretico sul rogo, e contemporaneamente, fuori dai vetri, cede la nebbia al sole svelando il contorno delle cose, come una memoria che insperatamente torna. È un gioco che appassiona, un esercizio di confronti tra i ricordi e le cose come sono, ecco la siepe che non avrei detto così verde, ecco la casa del Martino, che ha grosse pietre nel muro che si sbriciola, io ricordavo un intonaco perfetto. Così i bagliori del camino mi mostrano dettagli inconsueti degli oggetti sulle mensole e una crepa che attraversa silenziosa la parete.<br />
E vorrei fare altrettanto con i contorni del tuo viso, una fiamma che mi dica dove le rughe e dove i tuoi sorrisi, dove le tracce d’allegria, dove la tristezza, ed una nebbia che confonda queste e quelli e spiani e ricomponga e infine luminosa ti riveli come non ti ricordavo.<br />
Ma intanto il tempo fermo se n’è andato e tira al collo la catena che credevo così lunga.</p>
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		<title>piante a dimora</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jan 2009 12:38:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimolegnani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Diario]]></category>

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		<description><![CDATA[....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Arial Narrow&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">                             </span><span style="mso-spacerun: yes;">   </span></span></p>
<p><span id="more-1928"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: left;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Arial Narrow&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Lo senti, nel pacifico silenzio del paese, in questo mattino terso e freddo, il ronzio incessante delle motoseghe su in collina? È un sottofondo di mosconi che volteggiano attirati dalla merda, e la merda non è altro che questo loro abbattere le piante. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Arial Narrow&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Vanno avanti ore ad abbattere alberi e arbusti che nel freddo dell’inverno sognavano il tepore di fiorire a primavera. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Arial Narrow&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Guardala ora la collina, il fianco nudo e deturpato, lei come accasciata e vinta da uno stupro collettivo, le ringhiose motoseghe non diverse dai cazzi rozzi di violenti ragazzotti. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Arial Narrow&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">E immagino la pubblica condanna di chi legge, il moto di rivolta uguale al mio per questo scempio intollerabile che mi ricorda certe notizie ricevute dallo schermo, una lacrima nel piatto, <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>tra la minestra e il panettone. Ma, dopo lo sdegno, una domanda sarebbe necessaria. Di chi la colpa a monte, chi il mandante più o meno consapevole? Basterebbe saper guardare nello specchio per ottenere l’unica risposta, giusta e sgradevole. Io che m’inalbero, non solo rabbia ma albero abbattuto, io che mi scaldo al calore della stufa, non sono altro che la domanda di mercato, loro l’offerta della legna che io brucio. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Arial Narrow&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">È il circolo vizioso della buona e cieca società. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Arial Narrow&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Che fare allora, come spezzare il cerchio che ci stringe? </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Arial Narrow&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Piante a dimora, castagni e faggi, betulle, pini e noccioli, che nutrano vivendo l’occhio e la bocca. Piante a dimora, ma non nel mio giardino, che sarebbe una risposta d’egoismo, un agire da banchieri, no, il bianco di betulla e il riccio di castagna lassù in collina, su quel fianco vilipeso, che diventino coperta di pietà la foglia nuova e il ramo, lassù in collina, nel pubblico demanio, che pubblico era stato quello scempio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Arial Narrow&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">E tu che mi conosci so che sorridi all’intenzione buona che troppe volte sterile non ho portato a compimento. Ma questa volta ho in mente un viaggio in meno e qualche soldo in più che ho ricevuto in dono e non in merito, per esser stato figlio. Mi basteranno a trasformare un pezzo di collina e un poco d’intenzione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Arial Narrow&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Ti porterò sotto il castello un giorno a passeggiare tra le piante e ti dirò l’orgoglio del non possesso personale ma di un comune senso di rivalsa ad aggiustare minimamente il mondo.</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>di ago e pedale</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Oct 2008 07:33:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimolegnani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Diario]]></category>

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		<description><![CDATA[più che chirurgo ti fai pescatore]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="115%;"><span style="Calibri;"><span style="yes;">  </span></span></span></p>
<p><span id="more-1698"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="115%;"><span style="Calibri;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="115%;"><span style="Calibri;">È una terra a guardarla</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="115%;"><span style="Calibri;">ferita dall’acqua</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="115%;"><span style="Calibri;">tagliata assalita rifatta</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="115%;"><span style="Calibri;">che occorre un rammendo a rimedio</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="115%;"><span style="Calibri;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="115%;"><span style="Calibri;">Tu sei l’unico filo che unisce</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="115%;"><span style="Calibri;">di ago e pedale dentro e fuori dai fiumi</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="115%;"><span style="Calibri;">di vento e fatica un ponte in cemento</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="115%;"><span style="Calibri;">a saldare le sponde del Brenta</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="115%;"><span style="Calibri;">i precari traghetti </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="115%;"><span style="Calibri;">sui margini netti dell’Adige</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="115%;"><span style="Calibri;">suture i ponti di barche tra lingue sottili</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="115%;"><span style="Calibri;">di terra divisa dal fiume più grande</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="115%;"><span style="Calibri;">i suoi rami dai nomi infiniti</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="115%;"><span style="Calibri;">donzella levante volano </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="115%;"><span style="Calibri;">maistro gnocca venezia</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="115%;"><span style="Calibri;">risibili nomi per guadi dubbiosi</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="115%;"><span style="Calibri;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="115%;"><span style="Calibri;">Più che chirurgo ti fai pescatore</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="115%;"><span style="Calibri;">che ricuce la rete al mattino</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="115%;"><span style="Calibri;">e ancora vi trova il ricordo di un pesce impigliato</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 10pt;"><span style="115%;"><span style="Calibri;"> </span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Tu perdonami se ho paura&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 13:20:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariella Tafuto</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Diario]]></category>

		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>

		<category><![CDATA[Smemorando]]></category>

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		<description><![CDATA["Mi fa piacere che mi parli di te", hai detto l'ultima volta che ti ho visto: ne sei proprio sicuro? Perché io ho deciso di parlarti. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><strong>Ti parlo di me</strong></p>
<p><span id="more-1613"></span></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">&#8220;Mi fa piacere che mi parli di te&#8221;, hai detto l&#8217;ultima volta che ti ho visto: ne sei proprio sicuro? Perché io ho deciso di parlarti. O meglio, di scriverti, dato che non posso far altro. Scriverti. Sebbene sappia che non è prudente adesso, che non è saggio. Sebbene capisca che, adesso, per me sarebbe meglio tacere.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Ho un mare di cose da dirti, un arretrato spaventoso, ma comincerò dalle ultime notizie. Sono le cose di me che più mi preme raccontare e, per me, non sono spazzatura. Tu però non ne hai bisogno, adesso.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">E allora sai che faccio? Ti darò questa lettera solo dopo. La terrò per me finché non avrai deciso. E, nell’attesa, passerò il tempo a rileggerla e a correggerla, perché ciò che scrivo non valga solo per te e solo adesso, ma resti a futura memoria. L’avrò impiegato bene, il tempo, se riuscirò a dire quel che sento restando in equilibrio tra calma e paura. Se riuscirò a non ricadere nelle scene già viste, nei pensieri già pensati, nelle parole già dette.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Ieri sera, dopo due anni, ho ripreso ad andare al Centro di Fisioterapia per fare esercizi respiratori e posturali. La terapista che si occupa di me è molto giovane e bella e, a parte questo, pare in gamba. Mi fa fare esercizi molto rilassanti e sono contenta di avere iniziato. Ci andrò due volte a settimana, il martedì e il giovedì alle ore 19.00. Dovrò rinunciare al cineforum del martedì, perché gli orari coincidono, ma pazienza: la stagione è comunque agli sgoccioli, e qualche film perso non mi cambia la vita. Però mi mancherà non poter vedere le mie amiche, il martedì.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Per fortuna, gli orari che mi sono stati assegnati mi consentiranno di lavorare, di avere un po&#8217; di tempo per tirare il fiato dopo, e di fare terapia rilassante prima di sera! Dura soltanto mezz’ora, ma in quel poco tempo chiudo gli occhi e respiro lentamente, profondamente, mentre le mani di quella ragazza tirano, premono, massaggiano, spingono. Sono così calde e tranquille, le sue mani, e lei è tanto dolce e gentile: cosa potrei volere di più dalla vita? L’ultima volta non era andata così bene: gli orari che mi erano stati assegnati erano impossibili e la terapia molto più lunga, complessa e faticosa, tanto è vero che ci ho rinunciato quasi subito dopo aver mandato tutti a cagare. Mentalmente, è ovvio.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Ieri mattina, invece, ho litigato ferocemente, non solo mentalmente, con il tecnico della ditta a cui mi ero rivolta per i plantari. Quelli blu, provvisori, che ti ho mostrato una sera, ricordi? Li avevo in prova nelle scarpe ed ero così felice di sentirmi meno in bilico, meno in posizione di squilibrio, meno sul punto di cadere. E’ una brutta condizione, quella di sentirsi sempre in bilico; credo che anche tu ne sappia qualcosa.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Alla fine della litigata, ho messo per iscritto che rinunciavo alla fornitura perché non erano stati rispettati i tempi di consegna. Ci avresti creduto? So rinunciare persino a ciò che potrebbe farmi star meglio, io. Sono capace di mollare tutto, per difendere un principio, un’idea. L’idea, in questo caso, di aver già perso troppo tempo ad aspettare, di averne piene le tasche.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Lunedì prossimo scadrà il mio periodo di assenza per malattia, ma i plantari definitivi non erano ancora pronti. Nonostante avessi consegnato la richiesta all’inizio di aprile e segnalato che avevo necessità di sbrigare tutto l&#8217;iter procedurale in tempi ragionevoli. Speravo di avere una &#8220;marcia in più&#8221; e un problema in meno, al rientro a scuola: speravo di avere nelle scarpe quei plantari blu. E non volevo avere altri motivi, o pretesti, per assentarmi di nuovo. L’idea che sarei stata comunque costretta a farlo per poter andare dalla dott. Narciso, che è in ambulatorio solo il martedì e il giovedì mattina, mi faceva diventare idrofoba. Il martedì e il giovedì sono i due giorni in cui sono più impegnata nel lavoro: andare anche dalla Narciso, la fisiatra della ASL, mi sarebbe impossibile. Invece è tassativo. E&#8217; lei che deve approvare la spesa, dopo aver verificato che i plantari prescritti siano idonei. Tutte le “cose” (pure quelle costruite a spese dello Stato) necessitano di collaudo tecnico, prima di essere messe sul mercato. E ieri, appunto, per me sarebbe stato l&#8217;ultimo giorno utile per poter fare questo collaudo prima di rientrare nel mercato del lavoro senza usufruire di ulteriori “sconti”. Si applicano alle merci in scadenza, o a quelle difettose, gli sconti.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">I primi due collaudi erano andati male. Per questo avevo dovuto riportare i plantari alla ditta “Locucci” per farli aggiustare secondo le indicazioni fornite di volta in volta dalla Narciso. Quello di ieri sarebbe stato il terzo, se avesse avuto luogo. Io speravo tanto che fosse la volta buona, e già gongolavo all&#8217;idea di camminare meglio. Invece no, perché anche ottenere un paio di plantari può diventare un&#8217;impresa lunga e fastidiosa.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Essendo trascorsi alcuni giorni senza che ricevessi telefonate, ho pensato di fare un salto alla filiale di Montescuro della ditta “Locucci”, che è vicinissima a dove abito, per conoscere il motivo del silenzio e del ritardo nella consegna.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">“Buongiorno. Ho aspettato la vostra chiamata, ma&#8230; E’ tutto a posto, spero.”</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">“Mi dispiace, signora, ma non riusciamo a capire quale sia il problema&#8230; Occorrerebbe contattare la dottoressa Narciso per farsi spiegare meglio, perché qui sulla ricetta, vede&#8230; non si capisce.”</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">“Faccia vedere&#8230;Qui c’è scritto&#8230;”</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">E gli ho letto la dicitura. Con qualche difficoltà, devo ammettere, perché la fisiatra ha una grafia davvero orribile.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">“ Non c’è stato tempo&#8230;”, ha aggiunto l’impiegato. “Vede, i suoi plantari sono ancora qui come li ha lasciati: il tecnico vorrebbe fissare un appuntamento per domani pomeriggio, se le sta bene&#8230;”</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">“No che non mi sta bene! Avrei dovuto venire qui per la misura venerdì scorso, se mi aveste chiamata. Ma è così complicato fare uno stramaledetto paio di plantari anatomici con un rialzo di un centimentro a sinistra??”</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">“No, ma&#8230;Vede, il tecnico voleva precise indicazioni dalla dottoressa e non c’è stato tempo.”</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Non c’è mai tempo per fare un cazzo! Neanche per parlare, per farsi spiegare, per fare una cazzo di telefonata. Di quali indicazioni avrà mai bisogno il tecnico? Non avrà avuto alcuna voglia di farsele dare, penso.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">“Se ne riparla il prossimo martedì allora! Ma la settimana prossima sarò di nuovo al lavoro, perciò non contate sulla mia presenza all’ambulatorio! Ci andrà per caso il vostro tecnico, a fare il collaudo!? Faccia una cosa, già che c’è: i plantari li misuri lui!”</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Sono stufa di aspettare sempre i comodi altrui, e mi sono impuntata. E’ stato un comportamento stupido, lo so, ma vuoi mettere la soddisfazione?</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Ho detto: basta, non voglio più niente da voi! sono diventata una vipera. E mi sono fatta spiegare cosa dovevo fare per chiudere quel rapporto. L&#8217;impiegato ha cercato di calmarmi, ma non c&#8217;è stato verso.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><em>P</em>er rinunciare alla fornitura ho dovuto spostarmi in auto da Montescuro, che come sai è in estrema periferia, fino al centro storico. E’ lì, nella piazza principale, che si affacciano le vetrine di uno dei tre negozi della ditta “Locucci” aperti in paese. Pare che questo negozio sia anche l’unico dove poter sbrigare tutta una serie di adempimenti burocratici indispensabili a rendere possibile la rinuncia. Mettere le carte a posto, cioè restituire alla ASL i moduli che autorizzavano la spesa e il preventivo, e alla ditta Locucci la bolla di accompagnamento rilasciatami alla prima consegna, serviva ad evitare allo Stato di dover sborsare i 200 euro del preventivo già approvato. I dipendenti dei due negozi “Locucci” mi hanno ostacolata in ogni modo possibile, facendomi perdere altro tempo. Si scambiavano telefonate per concordare tra loro la procedura da seguire nel caso specifico e per dare giustificazioni e spiegazioni fumose a me, sperando forse che nel frattempo cambiassi idea. Ma io avevo deciso e non sarei tornata indietro per alcuna ragione. Avrebbero capito cosa vuol dire perdere un ordine, e avrebbero perso il rimborso. Perché non si trattano così le persone.</p>
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<p align="justify">Non essendo presenti i reali responsabili del disguido, cioè il tecnico che aveva realizzato i plantari malfatti e la fisiatra che per due volte aveva certificato che erano tali (ci dev&#8217;essere qualche motivo che mi sfugge, dietro la sua severità nel collaudare i prodotti &#8220;Locucci&#8221; , perché i plantari mi parevano a posto fin dalla prima volta), mi sono molto innervosita con i due impiegati: anche loro mi hanno fatto sprecare tutta la mattina a girare a vuoto. Non sapevano che ero andata a letto alle tre passate, e che avevo trascorso ore a piangere, ma i miei occhi gonfi e la faccia tirata non dovevano dir loro nulla di buono. Per questo, dopo un po’ hanno rinunciato a farmi ragionare.</p>
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<p align="justify">Ma sono riuscita a recuperare in tempo tutte le carte occorrenti solo grazie all&#8217;aiuto di Ugo, accorso a dar sostegno dopo una mia perentoria richiesta telefonica. Non so se nella mia voce prevalesse il tono perentorio o quello implorante, fatto sta che lui non ha detto né a, né ba e si è fiondato dal suo ufficio a casa nostra, e da casa nostra al negozio di Montescuro, e da lì fin nel cuore della città vecchia: il tutto in neanche tre quarti d&#8217;ora, che per Ugo è un vero record!</p>
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<p align="justify">Deve aver sentito dalla mia voce che era il caso di sbrigarsi, non so. E ha parlato poco, del che gli sono stata grata.</p>
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<p align="justify">Prima che arrivasse in soccorso con i due documenti mancanti, avevo addirittura minacciato di chiamare i Carabinieri, se non mi fossero stati restituiti i moduli della ASL entro e non oltre l’una, che è l’ora di chiusura dei negozi. Restituire i moduli alla Narciso per farglieli annullare entro ieri mattina era l’unico modo che avessi di liberarmi dall&#8217;impegno già preso con la ditta “Locucci”. Alla fine, dopo molto insistere e molta rabbia, l&#8217;ho spuntata io: che si tenessero pure i plantari, così impareranno a rispettare i tempi di consegna! E poi facevano schifo, diciamocelo.</p>
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<p align="justify">La fisiatra, la dott.ssa Narciso, è una persona gentile e simpatica, ma di sicuro troppo insicura e troppo emotivamente coinvolta: quando ha di fronte un paziente consapevole e determinato a far rispettare le proprie esigenze di essere vivente e pensante, oltre che di paziente, va palesemente in tilt e fa delle facce davvero buffe, se non fosse che mi fanno star male. Non so se l’espressione prostrata e lo sguardo indagatore fisso sul mio viso dipendano dalla gravità del mio caso, dai miei occhi imploranti o da paturnie sue, ma ogni volta mi costa molto vederla, e soprattutto vederla da sola. Lei forse legge nel mio sguardo ciò che vorrei dirle, quando mi fissa come fossi un’aliena.</p>
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<p align="justify">&#8220;Noi due sappiamo tutto e bene, cara Narciso dei miei stivali”, vorrei sibilare mentre la osservo, “tu però non mi fissare con quell&#8217;espressione sconvolta che sennò mi metto ad urlare seduta stante. E cerca di ridere, che ridere fa buon sangue, almeno!&#8221;</p>
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<p align="justify">Mi arrabbio sempre con lei e con me stessa, quando siamo l’una di fronte all’altra. Perché, nonostante le sue facce mi impressionino molto dal punto di vista clinico, mi viene pure da consolarla per il lavoro di merda che fa e perché è davvero un poco strana, cazzo! Avrebbe bisogno di andare in analisi, penso.</p>
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<p align="justify">Non glielo dico, ovviamente; però, quando poi mi ritrovo da sola in macchina, mi scappa da piangere.</p>
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<p align="justify">All’ambulatorio di fisiatria non volevo recarmici da sola neanche stavolta, anche perché non sapevo come avrebbe reagito la Narciso a quelle che potevano essere interpretate come bizze da handicappata stressata. Sicché l&#8217;ho chiamata al telefono mentre l&#8217;impiegata del negozio ancora fotocopiava moduli e metteva a posto carte con una lentezza esasperante, e le ho spiegato che rinunciavo ai plantari realizzati dalla “Locucci”, ma che però non rinunciavo alla speranza di averne altri. Ho aggiunto con tono tra l&#8217;implorante e il perentorio che volevo che lei me li prescrivesse di nuovo, quando l’avessi raggiunta con tutti i documenti: io avrei provveduto a farmeli fare altrove e senza spesa aggiuntiva per la Sanità. Le ho chiesto se avrebbe dato per buone le mie ragioni autorizzandomi a rescindere il contratto già in corso. Ha detto subito sì, stranamente, perché forse ha capito che ero molto agitata ed anche perchè un po&#8217; è colpa sua se si è perso tutto questo tempo. Come a rassicurarmi della sua benevolenza, ha aggiunto che mi avrebbe aspettata fino alle due del pomeriggio e così mi ha risolto un altro problema: fra una cosa e l&#8217;altra si era fatta l&#8217;una passata, e gli ambulatori della ASL di solito chiudono a quell’ora. La Nasturzo è fatta così: prima ti manda al manicomio con la sua titubanza e i suoi continui ripensamenti, poi messa alle strette ti asseconda.</p>
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<p align="justify">Visto che c&#8217;era, ho chiesto ad Ugo di accompagnarmi all’ambulatorio e lui non ha battuto ciglio.</p>
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<p align="justify">L&#8217;ultima volta che ci eravamo viste, tra una faccia sconvolta e l’altra la dottoressa mi aveva severamente sgridata. Mancavo dal suo ambulatorio da ben due anni; da quando, cioè, dopo aver guardato le lastre della mia colonna vertebrale, mi aveva consigliato con aria sconvolta di andare a Bologna per una consulenza. Te ne ricordi? Anche tu ti eri arrabbiato perché non mi decidevo a seguire il suo consiglio.</p>
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<p align="justify">”Non pensi a me? Non pensi che starei male a sapere che stai male!?”, avevi chiesto con tono esclamativo. No, non ci penso, avrei voluto risponderti allora: penso a me stessa, al tempo e alle energie che dovrei impegnare, a mio figlio che ha solo sedici anni e alla voglia che ho di stare con te, invece che alla Rizzoli.</p>
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<p align="justify">Stavolta invece la Narciso pareva abbastanza ben disposta. A parte i sensi di colpa, deve aver finalmente compreso i motivi per cui mi stufo presto di occuparmi di me: è così faticoso conciliare impegni di lavoro e familiari e pratiche burocratiche, comprese le visite, che alla fine si deve per forza operare una scelta: ed io nella vita ho scelto sempre di fare le cose che più mi piacevano e quelle che potevo gestire da sola. Da soli, lo so bene, è tutto più difficile.</p>
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<p align="justify">Ugo non si è mai offerto di accompagnarmi a Bologna, all’epoca. Non solo: mi ha scoraggiata in tutti i modi. Ma non posso certo dargli colpa di avere poco coraggio e poca voglia di far viaggi della speranza in mia compagnia. E’ solo un coinquilino, oltre che il padre del figlio che abbiamo concepito assieme, ed è già troppo solidale così. Due anni fa c’era nostro figlio a cui badare e c’eri tu che mi facevi il sole, sicché a Bologna non ci sono andata, e ancora una volta sono contenta di aver &#8220;deciso&#8221; così.</p>
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<p align="justify">Adesso comunque ho una nuova prescrizione per futuri -benedetti!- plantari che mi aiuteranno a stare un po&#8217; più in equilibrio. Col tempo si capirà se giovano, se si può migliorare la correzione della dismetria aumentando il rialzo, oppure se bisogna rinunciare per sempre all&#8217;idea. Bah, ci avevo comunque già rinunciato oltre trent&#8217;anni fa, quando decisi che volevo vivere come una qualsiasi adolescente della mia età e gli adulti intorno a me mi lasciarono fare. Perché anche loro allora, come me adesso, non avrebbero saputo né potuto gestire la situazione in altro modo.</p>
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<p align="justify">***</p>
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<p align="justify">Non sono rassegnata: sono realista. Faccio quello che voglio e quel che posso, te l&#8217;ho detto. E cerco di farmelo bastare. Posso ancora riprendere a lavorare, e voglio. Perciò lunedì prossimo, cascasse il mondo, tornerò a scuola. Perché il lavoro mi manca ed è l&#8217;unico modo che ho per mantenermi autonoma e attiva. Giovane, sebbene un po&#8217; usurata. Anche i bambini mi mancano e, per fortuna, pare che io manchi a loro. Ad alcuni di loro, in modo particolare. In cortile, qualche settimana fa, ho incontrato Carla, una mia piccola alunna. Mi ha vista da lontano, ha fatto una corsa e mi ha gettato le braccia al collo chiedendomi quando sarei tornata.</p>
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<p align="justify">Le ho risposto “presto&#8230;”, ed ho aggiunto che in tutto questo tempo avevo dovuto aiutare mio figlio a guarire un pochino; che avevo saputo che la mia sostituta - si chiama Corinne ed è nata a Parigi, pensa un po&#8217;! - era dolce e buona e che ci si andava d’accordo. Sai che mi ha risposto?</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">&#8220;Sì, lei è gentile, però&#8230; tu ci manchi.&#8221; E mi ha dato un bacio che mi ha scaldato il cuore.</p>
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<p align="justify">Sono rientrata in casa e ho annunciato tra il serio e il commosso: &#8220;IO DEVO tornare a scuola, e voglio!&#8221;</p>
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<p align="justify">Era la prima volta che desideravo tanto intensamente tornare al lavoro dopo due mesi di abulico sprofondare. I miei non hanno battuto ciglio: il peggio è passato, e posso riprendere a respirare un po&#8217; uscendo di casa. I bambini mi faranno dimenticare la solitudine di sempre e la tristezza di questo periodo strano: se vorrò sopravvivere al loro giovane entusiasmo dovrò darmi una scossa.</p>
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<p align="justify">Io mi sento pronta, ma a volte ho paura di non farcela. Se fossi rientrata prima, comunque, non avrei avuto nulla da dare loro.</p>
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<p align="justify">Avrei voluto dire alla piccola Carla che avevo avuto bisogno di fermarmi un po&#8217; di tempo perché non avevo altre energie che quelle minime, ma non avrebbe capito. Per lei, per tutti, questa pausa l’ho chiesta soltanto per dedicarmi a mio figlio.</p>
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<p align="justify">In realtà è quel che ho fatto. Ho cercato di farlo come meglio potevo, ma non è servito a farmi sentire di meno la tua mancanza.</p>
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<p align="justify">Perché negli ultimi due mesi e mezzo ho come sospeso la mia vita: non avevo voglia di fare null&#8217;altro che tornare da te. Ero con te quando mio figlio si era infortunato giocando a rugby, e avevo dovuto lasciarti e rientrare precipitosamente in Italia con un giorno di anticipo. Un giorno dei tre che avremmo potuto passare insieme, programmati da mesi. E al rientro, per quell’unico giorno perduto mi sembrava di essere stata derubata del diritto ad avere un minimo sindacale di felicità. Voglio che tu sappia, comunque, che sono stata felice anche solo di addormentarmi sul divano accanto a te, mentre guardavamo la televisione; felice del tuo tenermi abbracciata al risveglio, la mattina, prima della partenza; e in generale felice tutte le volte che anche tu sei stato felice con me.</p>
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<p align="justify">Mi rendo conto che per te il discorso è diverso. Ho letto bene la tua mail, credimi. Sono contenta che tu abbia finalmente sputato in parte il rospo, ma forse anch&#8217;io ho bisogno di farlo e sarò più contenta quando riusciremo a parlare. E&#8217; una cosa che riguarda entrambi, se continuare o no ad esserci l&#8217;uno per l&#8217;altra. Anch&#8217;io non voglio chiudere e tengo a te moltissimo. Troverai una soluzione, ne sono convinta. Ma vorrei che ne parlassimo, vorrei che la trovassimo insieme. Non puoi mica arrivare e dire: ecco, la soluzione è questa! E io chi sono, nessuno? Per questo ti chiamo: perché ho paura. Ma quando mi rispondi a brutto muso e con quel tono infastidito, mi sento derubata del diritto di incazzarmi e di fartela pagare gridando: “basta, mi arrendo!”.</p>
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<p align="justify">Arrendersi vorrebbe dire, per me, piegarsi alla logica della convenienza. A te conviene disfarti di me. E a me converrebbe liberarmi da questo dolore mandandoti al diavolo.</p>
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<p align="justify">E invece adesso penso a te e vorrei solo gettarti le braccia al collo come ha fatto con me la mia alunna. Per dirti: &#8220;Sì, va bene, io capisco tutto: capisco che tu abbia nulla da darmi; so quanto sei solo e quanto disperatamente cerchi di restare vivo; so che mi vuoi bene e che tieni molto a me; so che hai bisogno di fare progetti e di pensare a relazioni percorribili; so tutto, però resta il fatto che adesso mi manchi&#8230;&#8221;</p>
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<p align="justify">E per questo, da egoista qual sono, vorrei che tu mi chiamassi presto, hai capito? A prescindere dal tuo essere libero o dal tuo sentirti impegnato con altre, a prescindere dal fatto che tu sia solo o ben accompagnato. Io spero che tu sia in buona compagnia. Così, invece di dire basta ti faccio un bacio e continuo ad aspettare che ti passi e a sperare ardentemente che la pausa di meditazione che ti sei preso non si risolva con la mia uccisione.</p>
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<p align="justify">Perché anch&#8217;io, come te, cerco disperatamente di restare viva.</p>
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<p align="justify">Nonostante tutto. Nonostante la mancanza di plantari, al momento. E nonostante la fisiatra, per dire! Voglio spassarmela finché posso, hai capito!? Alla faccia della faccia della fisiatra e di tutti quelli che si arrendono!</p>
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<p align="justify">Quel che di sicuro non voglio, e non posso, è diventare l’icona della Femmina che vorresti. Per quanto forse ti sembri strano e poco credibile, nella mia storia con te sono stata felice di essere come sono, di essere stata diversa da ogni altra donna che ti è piaciuta prima. Sono stata felice del cammino che hai fatto grazie a me e di quello che ho fatto grazie a te; felice di imparare dal cammino fatto insieme, nel bene e nel male: felice di averti incontrato. Io sono comunque felice di esistere, voglio che sia chiaro.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Amo quella bambina che ride dentro di me e voglio prendermene cura; so che non ha bisogno di viaggi della speranza. E amo la donna coi piedi ben piantati a terra, quella capace di distinguere la suggestione dalla realtà; la amo pure senza plantari, perché ha molto da insegnarmi in fatto di cadute e di voli. Voglio poter sognare che tutto sia ancora possibile. Tu perdonami se a volte ho paura; per te, e anche per me.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Ecco, ho finito. Rifammi il sole, se sei davvero un drago; se la tua fiamma può ancora accendersi dopo tutte queste “notizie”.</p>
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<p align="justify">E’ una sfida, sì, una provocazione. Perché quello che ti ho raccontato farebbe scappare chiunque.</p>
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<p align="justify">Volevo dirti tutto, fino in fondo, volevo toccare il mio fondo.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Tu perdonami se ho paura. E ti perdono questo sconforto inutile.</p>
<p align="justify">Ed ora, a dispetto di ogni ragione, dimostrami che sai rifarmi il sole. Dimmi che saprai farmelo tra una settimana, tra un mese, per tutto il tempo a venire.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
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<p align="justify">Puoi riprendere a sorridermi, a vedermi, ad abbracciarmi per altri tre anni, se avremo altri tre anni e se davvero hai capito. Io ci sarò “se dio vuole”, come dice mia madre, e se ti andrà e se potrai. E sarebbe bello se tu potessi.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">(23 aprile 2008)</p>
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