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	<title>Borgonarrante &#187; Chiacchierando</title>
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	<pubDate>Thu, 13 May 2010 18:39:45 +0000</pubDate>
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		<title>Invisible Monsters   di Chuck Palanhiuk</title>
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		<pubDate>Wed, 06 May 2009 13:40:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecil</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Chiacchierando]]></category>

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		<description><![CDATA[

Dopo aver letto un testo ho bisogno di un po&#8217; di tempo per metabolizzarlo.
In attesa di capire se mi è piaciuto questo libro dalla scrittura delirante, vi lascio questi appunti piuttosto confusi, non soffermandomi sulla trama  per non togliere la sorpresa a chi volesse leggerlo.
Parla di una donna, una modella che viene sfigurata a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="http://www.ilgrido.org/Immagini/letteratura/on%20the%20road/Invisible_monsters.jpg" src="http://www.ilgrido.org/Immagini/letteratura/on%20the%20road/Invisible_monsters.jpg" alt="" width="137" height="199" /></p>
<p><span id="more-2590"></span></p>
<p>Dopo aver letto un testo ho bisogno di un po&#8217; di tempo per metabolizzarlo.<br />
In attesa di capire se mi è piaciuto questo libro dalla scrittura delirante, vi lascio questi appunti piuttosto confusi, non soffermandomi sulla trama  per non togliere la sorpresa a chi volesse leggerlo.</p>
<p style="text-align: left;">Parla di una donna, una modella che viene sfigurata a causa di un incidente ed anche della falsità di una società che non sa più comunicare e che tiene conto solo delle apparenze e della bellezza estetica. La società è quella americana, ma si può riconoscere anche quella europea che si sta avvicinando pericolosamente ad essa.<br />
La donna appare talmente prigioniera del suo ruolo da sembrare vivere su di un set fotografico dove ogni avvenimento appare illuminato da uno di quei flash  che  continuano ad illuminare i suoi pensieri:<br />
&#8220;Dammi intuizione&#8221;<br />
Flash<br />
&#8220;Dammi empatia&#8221;<br />
Flash<br />
&#8220;Dammi una qualsiasi sensazione di controllo&#8221;<br />
Flash</p>
<p>Un libro in cui il termine monsters, volutamente al plurale, si riferisce non solo alla donna sfigurata, ma anche a tutti quelli che la circondano.<br />
Il tema è quello delle identità che ogni individuo si costruisce in relazione alla società di cui fa parte; identità mai definitive, ma sempre  in continua  trasformazione. Talvolta si tratta di autentiche metamorfosi fisiche che interessano i protagonisti, per loro scelta  o causate da eventi esterni ed il cambiamento fisico diventa metafora del trasformismo delle personalità, della reificazione dell&#8217;essere umano che diventa oggetto plasmabile.<br />
Anche gli oggetti che figurano nel libro: cosmetici, armi, estrogeni assumono un ruolo funzionale, diventano gli strumenti per reinventare corpi e individualità, per nasconderli e difenderli dagli altri, ma anche per celarli agli occhi degli stessi personaggi.</p>
<p>Ognuno si osserva e  vede nel giudizio degli altri la parte di sé che vorrebbe o quella che crede migliore e si intuisce in questa indagine il bisogno di un&#8217;auto-percezione perfetta, cogliersi senza questo specchio, senza il tramite dell&#8217;altrui occhioparola.</p>
<p>Man mano che la lettura prosegue si percepisce meglio che niente è come appare.</p>
<p>La narrazione è svolta in prima persona. Parla direttamente la protagonista che scandaglia ogni scena con i sui occhi-telecamera. Gli avvenimenti sembrano essere deposti su di un tavolo da autopsie mentre la sua voce  descrive tutti i passaggi della dissezione.<br />
La scrittura procede senza seguire una successione temporale, non per continuum, ma per salti, anticipati  in modo ossessivo dalle seguenti indicazioni:<br />
&#8220;Vai a quando&#8230;&#8221;;<br />
&#8220;Vai a&#8230;&#8221;;<br />
&#8220;Torna indietro a&#8230;&#8221;<br />
In questo modo la trama risulta destrutturata, polverizzata in tanti frammenti per la continua apparizione di icone e per l&#8217;apertura di nuove finestre, lasciando al lettore il compito di  ricomporre in maniera ordinata tutti i tasselli nella sua mente.<br />
Alla fine ogni tessera si incastrerà al suo posto.<br />
Importante è resistere fino alla fine del libro.</p>
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		<item>
		<title>di quell&#8217;amar,a virgola</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Apr 2009 09:06:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimolegnani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Chiacchierando]]></category>

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		<description><![CDATA[E con la diffidenza, odio e rancore per tutto ciò che è differente e mi costringe alla maniglia.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;"><span style="mso-spacerun: yes;"><span style="font-family: Calibri;">   </span></span></span><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">                          </span></span></p>
<p><span id="more-2534"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">In quante bestie sono andato, quante parole ho cercato se cadute sotto il tavolo, in quante occasioni mi ha fregato con quella pausa che credevo breve a prender fiato prima di concludere in crescendo come un tenore il do di petto, e invece niente, dopo la sospensione un silenzio fitto, interminato, a cui restavo appeso come un tempo in tram quando arriva al capolinea e tu appisolato in piedi al braccio alzato ancora aspetti la fermata di sanbabila, parla, cazzo, gli dicevo come avendolo davanti, oppure fissavo l’apparecchio in attesa di notizie e intanto intorno si faceva buio e lui chissà dov’era andato. Di quell’amara virgola non mi capacitavo, io che propendo per un mondo senza inganno ero sempre lì a crederci come la prima volta, impossibile che fosse uno sberleffo, forse davvero questa volta stava pensando cosa aggiungere, sì di certo meditava una conclusione pirotecnica, di quelle strabilianti, il triplo salto senza rete che trattieni il fiato mentre lui si libra sotto il tendone e non respiri fino a quando non atterra sulla piattaforma. Ma io pronto per l’applauso, lui già sotto la doccia. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Poi è sopraggiunto il disincanto. A furia di facciate contro il vetro, le porte scorrevoli che per un inceppo da fantozzi non si aprono, mi sono rassegnato a un’evidenza tanto diversa dall’atteso. Col tempo mi sono fatto diffidente, babbo natale adesso è nudo. Vedo la virgola, ci giro intorno toccandomi il naso ancora dolorante e cerco un’altra uscita che abbia una maniglia come un punto fermo da cui riprendere la corsa. E con la diffidenza, odio e rancore per tutto ciò che è differente e mi costringe alla maniglia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Ma questa notte un fulmine ed un botto che mi hanno fare un salto sopra il letto è come avessero cambiato le connessioni ai miei neuroni. All’improvviso mi è stato tutto chiaro. La virgola sospesa, una filosofia di vita non diversa dalla mia. “La linea curva che non sarà mai cerchio” è l’altra faccia della virgola. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">E pazienza se non avete modo di capire, io mi sento sollevato e, virgola</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>LA MAGIA DELLA GRAFITE  - (di scrittori, matite ed altre storie)</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 21:40:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gricio</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Chiacchierando]]></category>

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		<description><![CDATA[E sia, proviamo un po’ a vedere se c’è modo di capire. 

O almeno di farsi capire.
Prendiamo un foglio bianco, liscio, steso, immacolato. 
Anzi un pacchetto di fogli,  che premendo la penna nella scrittura si segni anche il secondo, subito sotto, con un solco accennato da intravedere appena in controluce; lasciamo così una traccia ulteriore, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">E sia, proviamo un po’ a vedere se c’è modo di capire. </span></span></p>
<p><span id="more-2338"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">O almeno di farsi capire.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Prendiamo un foglio bianco, liscio, steso, immacolato. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Anzi un pacchetto di fogli,<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>che premendo la penna nella scrittura si segni anche il secondo, subito sotto, con un solco accennato da intravedere appena in controluce; lasciamo così una traccia ulteriore, di quelle che puoi notare solo se ci passi di piatto una punta di matita, come si faceva da piccoli per far comparire <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>le monete nascoste sotto alla carta. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Sono questi segni buoni da archiviare, memorie invisibili sempre pronte all’uso per futuri attacchi di nostalgia, quando la bella copia si è persa nel tempo, distrutta, rubata<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>o semplicemente dimenticata.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Invece quante promesse su quel primo foglio, così tante da non poterle nemmeno catalogare, da non volerle neanche contare.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Accendiamo poi la lampada sulla scrivania; ma non sia troppo forte l’illuminazione, che l’ispirazione ha bisogno di poca luce ma di molto ricordo. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Impugnamo infine la penna, qualche volta pesante alla mano come sasso; qualche altra veloce e leggera come aria, che non ti accorgi neanche di averla respirata.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Ecco, ora si parte, è il momento, un sospiro e via.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Qualche timido approccio, la prima parola che violenta quell’arrendevole bianco, e presto si è già lontani, ad improvvisare mostri che scalano montagne, a raccontare di ossa ritrovate che con antichi amori danzano insieme su sconosciute milonghe.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Nascono streghe, castelli nella nebbia, echi di flash, e ancora vicoli, <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>chiassosi mercati colorati, <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>o <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>naviganti persi su mari fin troppo conosciuti.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Si narra di scommesse vinte e di premi perduti quando, al calar della sera, si raccoglie solo ciò che si è potuto o saputo seminare.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Di tutto ciò, e di tanto altro precario vivere <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>scriviamo, parola dopo parola sino allo sfinimento.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Ma è gloria breve e volatile come lo è il pensiero d’amore dopo l’amore. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Sono solo rabberciate fantasie da collimare ad ogni riga per trovare una meta da condividere. Che sempre di fortuna regalata<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>si scrive, come fosse altrui dote e non nostra vanità a parlare. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Tanto poi c’è chi penserà a trovare le giuste quadrature, e le figure distorte da specchi deformanti diventeranno come per miracolo ardite ed ammirate introspezioni; immagini, fotografie a colori, certo, ma ogni tanto sfocate quel tanto che basta per confondere il falso col vero.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Perché noi in fondo sappiamo bene che non sempre la magia della moneta riusciva; e spesso tra le mani sporche di nero restava solo una manciata di grafite.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Usata, ma sempre buona per altre fughe da rivelare.</span></span></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>breve brano della speranza</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 20:21:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimolegnani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Chiacchierando]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi fido, dice e decide]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Breve brano della speranza</p>
<p>Il vecchio con il cappello in mano si avvicina al portellone ancora aperto dell’ambulanza. Per un istante lo credo uno di quelli, e ce n’è tanti, che guardano il passaggio della sofferenza con la stessa curiosità di superficie che altre volte dedicano ai lavori in corso. Comunque ho altro da pensare in quel momento, c’è sempre qualche cosa che non va per il suo verso negli istanti che precedono il partire, una presa che non dà corrente, l’attacco dell’ossigeno che non raccorda, l’ambu che sfiata, si è trafelati nell&#8217;urgenza ma occorrono occhi ed inventiva per una soluzione rapida alle falle sempre nuove che ti si aprono davanti. Lui è lì con il collo lungo sulla culla e la disperazione in viso più densa delle rughe. Sto per cacciarlo, mi chiede “Ce la farà la mia piccola Beatrice?” e si vede che gli fa paura solo il pensiero che le cose possano andare male. gli occhi velati, le labbra pendule, il tremolio del corpo, persino il cappello che tortura tra le mani, hanno la dignità dell’apprensione, esigono una risposta che non suoni falsa. “Sì, sono convinto che ce la farà. Sul serio.” Il vecchio ci pensa qualche istante, poi: “Mi fido” dice e decide, mentre si chiude il portellone. Mentre partiamo vedo, attraverso il vetro, il suo sorriso dritto tra la gente.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>ciglia finte</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 17:30:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimolegnani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Chiacchierando]]></category>

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		<description><![CDATA[È che oggi non è più ieri e noi viviamo di farfalle, le ali silenziose che ti passano davanti e vanno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Arial Narrow&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;">                                              </span><span style="mso-spacerun: yes;">  </span><span style="mso-spacerun: yes;">         </span>Ciglia finte</span></p>
<p><span id="more-2045"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Arial Narrow&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Arial Narrow&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">E poi non mi ricordo che cosa avrei voluto dire, che cosa sentivo spingere appena sotto pelle come la terra smossa da una talpa, affiorano tra l’erba montagnole esatte, segno di un lavoro sotterraneo che non vedi, che cosa mi pulsava come l’infiammazione di un livido recente che ti duole e non ricordi dove hai battuto. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Arial Narrow&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">È che oggi non è più ieri e noi viviamo di farfalle, le ali silenziose che ti passano davanti e vanno. A volte te le ritrovi nello stomaco o si mantengono a colori vaghi impressi sulla retina, se sai chiudere le palpebre un momento prima che sia tardi. E ti resta come un gusto sulla lingua, insegui quel sapore che non riesci a definire e nel frattempo sfuma. No, non saprei tradurre ora i pensieri che si affacciavano e sparivano, bolle d’ossigeno che dal buio dei fondali svaniscono appena salgono fino in superficie. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Arial Narrow&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">So che pompavo aria in due polmoni ignari che non sapevano che farsene dell’ossigeno e comprimevo un cuore che si manteneva immobile e testardo. Avevo voci intorno, quella febbrile attesa del primo pianto che irrompe con la vita nella sala a trasformare l’ansia in risa. Ma ancora non si ride. Passano i minuti, non avviene la magia di tante volte, e presto arriva il punto in cui la vita diventa più rischiosa della morte. Il primo battito interviene in quel momento, un istante prima della resa. Allora sei costretto ad andare avanti a testa bassa, riprendi questa vita con le unghie e la consegni al bilico del caso. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Arial Narrow&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Questi i fatti, nudi come quel bambino che non voleva vivere. Ma non saprei dire che cosa mi passasse per la testa in quei momenti, ho il ricordo d’impressioni, sensazioni contrastanti, pensieri nobili e ignobili, farfalle e pipistrelli che svolazzavano e svanivano. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Arial Narrow&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">E forse è un bene questo silenzio della memoria breve, perché troppi hanno parlato in questi giorni fingendo di sapere esattamente il bene e il male e facendo credere che davvero gli importasse della vita di qualcuno. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Arial Narrow&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">A me resta la sensazione di un errore a non essermi fermato un momento prima della vita, che adesso quella vita sarà un calvario lungo che impiegherà degli anni a ritornare morte.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>E poi, al polo opposto, ho in mente il senso d’euforia balorda che mi prende dopo e che prescinde dal bene e il male. Non è solo sollievo di cose andate per un certo verso bene, è un assurdo desiderio di compensazione al consumo d’emozione, il diritto ad un rimborso, qualunque sia, le labbra di un’infermiera senza nome che incontravo quando alzavo lo sguardo dal lettino, il sorriso rubato ad occhi sconosciuti, lo sguardo indecoroso su un dettaglio di qualcuna che lascia che io guardi. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Arial Narrow&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Così per qualche ora mi muovo sballottato tra due estremi, poi tutto svapora in un metabolismo accelerato. Oggi mi rimane l’impressione che davanti agli occhi mi siano passate le farfalle ma non ne ricordo più il colore.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Arial Narrow&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>LA METAFORA DEL MURO</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 14:56:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>shooraya</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Chiacchierando]]></category>

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		<description><![CDATA[Sciorinare un nonsense 

Che senso ha vivere 

La vita a cosa serve 

Cosa dobbiamo dimostrare 

Dove vogliamo andare 
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;">Capita di prendere spunto dalle pubblicazioni per elaborare delle riflessioni che nascono di getto.<br />
Ho trovato molto interessante lo scritto di Gricio sulla metafora del Muro e un semplice commento sarebbe stato troppo riduttivo a liquidare la faccenda; invece avverto la necessità di dare il giusto peso alle sue osservazioni.  Prima però, trascrivo </span><span id="more-2018"></span></p>
<div><span style="font-size: medium;">questo sfogo personale, amaro, che risale a molti anni fa, a quando ancora non sapevo a cosa servisse un Muro e consentirà a chiarire meglio la seconda parte che andrò a trattare di seguito.</span></div>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Protesta<br />
</span></strong><br />
</span></p>
<div><span style="color: #333399;"><span style="font-size: medium;">Mi rifiuto di accettare le regole. Sono contrarie alla mia logica morale. Non voglio<br />
più prostituire il mio essere, il mio agire. Via da ogni contesto sociale. Inalbero la<br />
mia solitudine, vittorioso stendardo contro l’egemonia quotidiana del vivere tiranno!<br />
Esseri brulicanti mi esigono, mentre si affollano e si affannano attaccati a questo<br />
mondo da spolpare: Voi non mi avrete mai! Non riuscirete a divorarmi, perché io volerò<br />
alto, sempre più in alto con le ali della mia fantasia e sull’albagia della mia poesia.<br />
La povertà morale mi lacera, Dio quanta ce n’è!</span></span></div>
<p></span><span style="color: #333399;"><span style="font-size: medium;"><strong>Sciorinare un nonsense</strong></p>
<div><span style="font-size: medium;"><em>Che senso ha vivere</em></span></div>
<p></span><span style="font-size: medium;"><em>La vita a cosa serve</p>
<p>Cosa dobbiamo dimostrare</p>
<p>Dove vogliamo andare</p>
<p>Accarezzare un progetto di morte può servire a renderci più forti e a sublimare il senso stesso della vita?</p>
<p></em>Odio vivere e mi ci ritrovo dentro:<br />
come un bruco rannicchiato nel suo bozzolo,<br />
come un uccello nel suo nido,<br />
come la larva di un tarlo,<br />
sono un essere sconvolto,<br />
quanto mai inespresso e soltanto pezzi di vita mi tengono attaccata a questa vita che più non mi appartiene.<br />
Cammino rasente al muro, non riesco a scavalcare.<br />
Striscio sul filo sospesa nel vuoto&#8230;divisa a metà tra cielo e terra; ma un filo è sottile e si può spezzare.<br />
Arriverà la morte, e non sarà un grido di protesta ma un’affermazione di vita: la libertà per sempre.</p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;">OGGI </span></span></p>
<p></span></span></p>
<div><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;">in risposta a Gricio</span></span></div>
<p><span style="font-size: medium;">A volte i muri vengono creati ad arte da mani abili e invisibili. Per separarsi volontariamente dal resto della vita che continua malgrado tutto e a dispetto delle nostre pene. Si finisce per non aver più voglia di salire sulla giostra brulicante e così si decide di scendere restandosene in disparte, tanto il sistema, quello, continua a girare lo stesso. Quante volte dinanzi ad una pena troppo grande ci risulta faticoso dover constatare che, a dispetto dei nostri dolori, il mondo continua a girare con o senza di noi! La gente corre trafelata, le botteghe aprono e chiudono, le campane suonano tutti i giorni, il sole sorge e poi tramonta tutte le sere e invece tu stai morendo in una corsia d’ospedale, oppure vorresti ficcarti soltanto in un letto e non alzarti mai più. Gli altri, tutti gli altri hanno voglia di vivere e tu no, perché non puoi o non vuoi. C&#8217;è stato un tempo in cui anch’io ho avuto bisogno di creare ad arte muri altissimi attorno a me. Cominciavo con una fila di mattoncini, armata di calce e cemento e da brava manovale li sistemavo in maniera ordinata, sovrapponendoli uno sull’altro e poi chiusi a quadrato. Muri altissimi, invalicabili, impenetrabili a circondarmi, ma semplicemente per difendermi: dal dolore, come ombra appiccicata addosso e che ora restava fuori da quelle quattro mura che finalmente ci dividevano. Un dolore che non poteva più farmi male come niente e nessun’altra cosa. Evitavo con cura ogni emozione, io prigioniera di me stessa. Alzavo mattoni su mattoni e mi chiudevo dentro al sicuro, al riparo da sentimenti di qualsiasi genere, dai ricordi, dai dolori devastanti. Molte volte mi è capitato di ricorrere a quell&#8217;ottimo sistema per non sentire le grida gioiose della vita che graffiava contro quei muri, implorando di entrare, di ritornare in me. Creavo ad arte un’incomunicabilità perfetta con gli affetti, illudendomi così di risolvere tutti i miei problemi esistenziali. Poi ho capito. Mesi, anni, di duro lavoro su me stessa e di lenta ricostruzione per rinascere a nuova vita, con l’accettazione, di ciò che era stata fino ad allora la mia esistenza e con basi diverse per affrontare: da quel momento in poi nuove situazioni, con grinta, con forza, con determinazione, con le palle, insomma. Smettendola di fuggire, una volta per tutte. Non è facile aprirsi un varco sulla muraglia piena di cocci e vetri infranti di bottiglie, per crearsi un varco. Ma basta volerlo. A tutto c’è rimedio. La vita non è forse come un <em>meriggiare pallido e assorto</em> strisciando rasente un muro? Alla fine si riesce a trovare un varco per uscire fuori dalla gabbia di noi stessi. In fondo siamo esseri e con la nostra insostenibile leggerezza d’animo, seppur vulnerabili, possiamo restare a galla senza annegare, basta volerlo. Devo ringraziare quei muri primitivi e rudimentali, che mi hanno permesso di elaborare un percorso esistenziale doloroso ma necessario consentendomi alfine di diventare ciò che sono oggi: una donna libera, realizzata, innamorata della vita e serena, capace di guardare in faccia la morte senza averne più paura.</p>
<p></span></p>
<div></div>
<p><span style="font-size: medium; font-family: Times New Roman;"></p>
<p align="justify">
<div><span style="font-size: x-small;"><em>*<strong>Meriggiare </strong>pallido e assorto, E. Montale</em></span></div>
<p><span style="font-size: x-small;"> </p>
<p></span> </p>
<p></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>IL MURO</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Feb 2009 00:09:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gricio</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Chiacchierando]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarà capitato anche a voi di trovarsi un giorno davanti ad un muro.

Uno alto, massiccio, insormontabile, che si stende all’infinito di fronte a voi, senza soluzione di continuità. Quel muro rappresenta l’ostacolo principe, la rinuncia all’orizzonte, l’addio alla speranza, di qualunque tipo essa sia.
Un muro non ha anima, almeno in apparenza, è solo un volume [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 27pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Sarà capitato anche a voi di trovarsi un giorno davanti ad un muro.</span></span></p>
<p><span id="more-1989"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 27pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Uno alto, massiccio, insormontabile, che si stende all’infinito di fronte a voi, senza soluzione di continuità. Quel muro rappresenta l’ostacolo principe, la rinuncia all’orizzonte, l’addio alla speranza, di qualunque tipo essa sia.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 27pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Un muro non ha anima, almeno in apparenza, è solo un volume fisico che riempie un altro volume, ne occupa lo spazio celando alla vista ciò che sarebbe nelle nostre intenzioni, o almeno nelle nostre possibilità. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 27pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Si potrebbe dire, molto più semplicemente, che il muro è divisione, rappresenta il luogo fisico che delimita gli infiniti di là, contrapposti al nostro stanco di qua. E questi universi quasi si toccano, ma quasi mai comunicano tra loro. C’è il muro, in mezzo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 27pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Davanti alla parete vi sarete chiesti come si fosse potuto, mattone dopo mattone, erigere una struttura così possente ed inattaccabile, quasi a vostra insaputa. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 27pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Ingegneri di occasioni perdute, o semplici geometri della quotidianità, ci siamo spesso imbattuti nello sconforto del non poter abbattere questa barriera. E la vita ci è sembrata finita, triste, inutile. I più intraprendenti si saranno dannati l’anima per cercare una soluzione, pensando magari di scavarci sotto; o di iniziare una lunga camminata per trovarne prima o poi la fine o almeno un varco; qualche ardimentoso avrà provato la scalata, impossibile quanto pericolosa per le quasi certe e dolorose ricadute. Infine c’è chi, più rabbioso degli altri, avrà provato ad attaccare la parete con mazza e scalpello; scintille violente scagliate dai singoli colpi, sudore e frenesia per demolire, pietra dopo pietra, l’ostacolo e conquistare il proprio orizzonte, finalmente libero.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 27pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Chissà chi è riuscito nell’impresa. Non io, no.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 27pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">I più fortunati avranno avuto a che fare con piccoli muri di campagna, quelli bassi che si possono scavalcare agevolmente anche con un semplice balzo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 27pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Chi invece ha avuto di fronte immense muraglie cinesi <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>forse è ancora là, seduto sui propri pensieri. Oppure ha rinunciato ed è tornato sui suoi passi.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 27pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Ma di una cosa dobbiamo tenere conto. I muri non esistono in natura.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 27pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Sono una nostra invenzione, e quando ce ne troviamo uno davanti, vuol dire che sicuramente qualcuno l’ha costruito; e per lui può essere vitale, può essere difesa da nemici, può essere salvezza o rifugio sicuro.</span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>SETTE ANIME recensione cinematografica</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jan 2009 23:08:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>shooraya</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Chiacchierando]]></category>

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		<description><![CDATA[Il protagonista è un uomo sensibile ed è per questo che il dramma di un rimorso pesa su di lui come un macigno, tanto da fargli rimettere in discussione l’ intera esistenza...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-size: medium; font-family: Times New Roman;"><strong>SETTE ANIME</strong><br />
di Gabriele Muccino<br />
Sceneggiatura: Grant Nieporte<br />
Fotografia: Philippe Le Sourd<br />
Montaggio: Hughes Winborne<br />
Costumi: Sharen Davis<br />
Scenografia: J.Michael Riva, Leslie A.Pope<br />
Musica: Angelo Milli<br />
Durata: 125 minuti<br />
Usa, 2009</span></p>
<p><span id="more-1914"></span></p>
<p><strong>Attori interpreti</strong>: Will Smith, Rosario Dawson, Woody Harrelson, Barry Pepper
</p>
<p align="justify"><span style="font-size: medium; font-family: Times New Roman;">Mi accingo a scrivere di getto, sull’onda delle prime impressioni registrate ieri sera. Se devo essere sincera, non mi aspettavo di assistere alla proiezione di un film di spessore, specie dopo la stroncatura operata dalla critica americana; ma questo, l’ho capito solo mentre scorrevano i titoli di coda.<br />
La storia, impegnata e di non facile presa, mi ha obbligata a seguire attentamente almeno nella parte iniziale, le situazioni che vedono come protagonista Ben Thomas: un uomo sensibile devastato da un rimorso che pesa su di lui come un macigno, tanto da fargli rimettere in discussione la propria esistenza. Da qui, la necessità di un riscatto morale volto al recupero di un valore significativo come il bene universale, vettore che lo porterà a dedicarsi e a donarsi completamente agli altri.<br />
Chi non ha seguito alcun promo e ignora a priori la vicenda narrata, scoprirà a poco a poco il senso che quell’uomo intende dare alla propria vita e che sicuramente induce ad una significativa riflessione. Il film è toccante, ma non commovente poiché nulla è lasciato al pietismo. Si assiste, progressivamente, all’incalzare del ritmo narrativo, attraverso fatti e colpi di scena che si esauriscono entro lasse temporali sostanzialmente brevi. Il tempo veicola in modo circolare attorno alla figura di Ben restituendogli quella salvezza morale tanto agognata. È così che il cerchio si chiude con buona pace di Ben. In realtà l’intenzione di Muccino è di fornire per gradi, attraverso il linguaggio del cuore, tutti gli elementi atti a sciogliere il quadro completo dell’azione filmica.  Con il ruolo di Ben Thomas, affidato al grande Will Smith ( premiato con un Oscar nel 2007), si rinnova il sodalizio artistico già messo in atto nel 2006 con regista italiano Gabriele Muccino ( La ricerca della felicità), al quale va il merito di aver puntato l’attenzione sul recupero dei sentimenti e dei valori aggiunti. La generosità non è cosa riscontrabile tutti i giorni e la scelta dell’argomento ” spiazza” lo spettatore. Apprezzabile dunque il messaggio subliminale.<br />
Il voler insistere sulla disamina del personaggio, almeno per buona parte del primo tempo, penalizza un po’ l’andamento del film, senza però scadere mai nella noia. Quasi assenti le musiche, anche se un tocco di italianità nostalgica si segnala con ritornello di “<em>Che sarà, sarà</em>”.<br />
</span></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;eleganza del riccio</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Sep 2008 16:46:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecil</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Chiacchierando]]></category>

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		<description><![CDATA[Due figure che si sentono inadeguate nell'ambiente in cui vivono e che nascondono la loro vera natura dietro un paravento di apparenze.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://tbn0.google.com/images?q=tbn:d4IftHh5dylmZM:http://www.thinktag.org/documentstore/documentsFiles/798311/cover.jpg" alt="" width="92" height="142" /></p>
<p><span id="more-1684"></span></p>
<p>&#8220;L&#8217; eleganza del riccio&#8221; di Muriel Barbery è stato definito il libro dell&#8217;anno, per il successo di vendite ottenuto in Francia nel 2007, anno della sua pubblicazione. La storia viene narrata in parallelo dalle voci delle due protagoniste principali: una donna di mezza età che svolge le mansioni di portinaia in uno stabile elegante di Parigi, nascondendo il suo animo sensibile di donna colta  sotto l&#8217;habitus stereotipato di una sciatta proletaria  e Paloma, una bambina di dodici anni inquilina dello stabile, che dichiara di possedere un&#8217;intelligenza superiore alla media  e il desiderio di nasconderla, al punto da imitare la seconda della classe pur di non essere lei  la prima. Due figure che si sentono inadeguate nell&#8217;ambiente in cui vivono e che nascondono la loro vera natura dietro un paravento di apparenze. L&#8217;unico che si accorgerà di quello che si nasconde dietro il loro camuffamento è un distinto signore giapponese appena trasferitosi nel palazzo. Egli rappresenterà il terzo vertice di un triangolo di affinità e corrispondenza di sentimenti che stimolerà le due donne ad aprire la porta dei loro sentimenti verso l&#8217;esterno.</p>
<p>Questo per quanto riguarda il lato &#8220;A&#8221;. Per il resto, sono rimasta delusa, anzi decisamente annoiata dalla lettura. Mi sembra uno di quei casi in cui l&#8217;autore si è fatto sfuggire l&#8217; occasione di scrivere un libro veramente avvincente. Nei discorsi di entrambi i personaggi femminili, la portinaia Renée e la bambina ,  si alternano felici intuizioni che vengono subito sciacciate da  sequele di citazioni dotte. Il personaggio di Paloma è assolutamente improbabile, specialmente per il linguaggio che ad esso viene prestato. Un linguaggio ed una elaborazione di concetti non giustificabili da un &#8220;Quoziente intellettivo&#8221; superiore alla norma, come dichiarato dal personaggio. Dietro Paloma si avverte, pressante, la voce dell&#8217;autrice e questo rende saccente e noioso il personaggio. L&#8217;ironia e la leggerezza messe in luce da alcuni lettori, restano, a mio avviso, troppo sfocate: sensazioni appena avvertite e subito soffocate. Il personaggio meglio costruito è senza dubbio Il signore giapponese. Una persona colta e raffinata che agisce e parla in sintonia con l&#8217;immagine che l&#8217;autrice vuole dare di lui. Raffinatezza che si traduce nella semplicità e nella sobrietà della gestualità e del linguaggio.</p>
<p>Leggetelo comunque, perché solo dopo averlo letto saprete se vi è piaciuto <img src='http://www.borgonarrante.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>si fa presto a dire Bach</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Aug 2008 16:49:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimolegnani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Chiacchierando]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.borgonarrante.it/racconti/si-fa-presto-a-dire-bach-1625/</guid>
		<description><![CDATA[Cosa vuoi che me ne importi che tra due secoli qualcuno dica, ganzo ‘sto legnani, e con un gesto secco strappi la pagina, per fare il giusto uso della carta? ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Sarà per colpa di questo vento sbieco, così contrario al concetto aerodinamico che ha fatto bella la mia auto, studiata per affrontare l&#8217;aria con il petto e se la ritrova contro il fianco in una sorta di sgambetto un po&#8217; maligno, sarà per colpa dell&#8217;orario di lavoro, che ha messo insieme il mattino con la notte, lasciando a me le ore consumate al pomeriggio, sai l&#8217;osso già spolpato che tiri al cane, ed io non so se dedicarle al sonno al pranzo od allo svago, che senza aver volato sto subendo il mal del fuso, come fossi un pilota di Concorde, mentre mi sento più vicino all&#8217;operaio d&#8217;altoforno, sarà per colpa della primavera che incalza minacciosa e stupida, tutto quell&#8217;ardore giovanile, quello spreco d&#8217;energie, giusto il tempo di fiorire e poi i petali che vanno, ad uno ad uno portati via dal vento, meglio l&#8217;inverno, sotto la neve come grano crescere in silenzio che ancora capita sotto il lenzuolo il desiderio. Sarà per tutto questo, sarà per colpa d&#8217;altro che non vedo, ma ascolto Bach e non mi calmo. Anzi, il violoncello, per quanto Rostropovich sudi e si pieghi al meglio, mi sta agitando. Mi agita il pensiero della fatica che è costata inanellare questi suoni, fatica e delusioni, che tu mi dici ahh, Bach! e credi d&#8217;aver detto tutto, il genio e la gloria imperitura. Il genio forse, la gloria un accidente, mica l&#8217;amavano i suoi contemporanei, troppo noioso, ne preferivano altri più alla moda, tanto che quando finalmente il nostro vinse un concorso, maestro di cappella a Lipsia, il principe di Prussia disse no grazie, ho convinto Telemann a suonare alla mia corte, capisce bene non so che farmene di lei. E lui a sfogare rabbia con i figli, ad insegnargli musica a suon di bacchettate, l&#8217;unica cosa che sapeva e non serviva.<br />
Beh, tu insisti, si sa, i veri artisti, raggiungono la fama una volta sotto terra!<br />
Macchè! Fu ignorato per un secolo, roba che di lui non era rimasto un ossicino, già morti i pronipoti, quando a metà ottocento i concerti brandenburghesi, storpiati e strimpellati da fargli rizzare i capelli in testa, divennero di moda in tutta Europa. Un po&#8217; come succede adesso con la suite n.1 che ascolto ovunque, il violoncello piange ed io con lui ogni volta che lo sento, ma intanto serve ad aumentare le vendite della carta igienica a due veli, la gente sente lo spot per radio e pare si pulisca il culo più commossa.<br />
E allora, se è finito in questo modo lui che era geniale, cosa pretendi che m&#8217;arrabatti io con le parole, a farle assomigliare ai suoni. Cosa vuoi che me ne importi che tra due secoli qualcuno dica, ganzo ‘sto legnani, e con un gesto secco strappi la pagina, per fare il giusto uso della carta?</p>
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