« Post precedente in questa categoria     |      Post successivo in questa categoria »

19 lug
2007
PER MIO NONNO: AFFINCHE’ RIMANGA UN SUO RICORDO
Salvato in   Narrativa    da   Anfra

Caro nonno, ti ho pensato mentre in auto ascoltavo la canzone de “Il Piave”.

I ricordi che ho di te sono pochi, ma la maggior parte sono costruiti sui racconti di una delle tue figlie: mia madre.

Molte volte mi ha parlato di te, di quando era bambina e non capiva, ma anche di quando, in età più adulta, si domandava delle disavventure che hai vissute.

Ma andiamo per gradi, nonno, perché anche i lettori devono comprendere quello che adesso sto per raccontare.

La mamma spesso mi ha raccontato quando da bambina la portavi su a Vereto, in quella solitaria collina che separa Patù da Morciano di Leuca, dove avevi una campagna, ora in custodia a mio zio. Al mattino presto da quella collina si vedono le montagne dell’Albania, e ala mamma mi diceva che tu spesso esclamavi: “Io li ci sono stato” e ripetevi in continuazione e ad ogni occasione “sul Montenegro sono stato”, e subito dopo cominciavi a piangere sommessamente.

Tua figlia, nonno, anche adesso mi racconta che lei si chiedeva del perché tu gli ripetessi queste espressioni. Allora non gli interessava, e neppure se lo chiedeva, del perché tu ripetessi spesso quelle frasi, proprio non gliene importava, ma con il passare del tempo aveva cominciato a capire e le era venuto un gran desiderio di visitare quel Montenegro, dove tu eri stato da militare, dove cantavate la canzone de “Il Piave”, dove, nonno, hai sostenuto sulle spalle un tuo amico ferito per tanti chilometri. E mi raccontava anche  della emozione che hai provato quando, rotto dalla fatica, gli hai chiesto di scendere dalle tue spalle perché eri stanco e ti sei accorto che era già morto.

La mamma mi ha raccontato anche degli espedienti a cui ricorrevate per far filtrare anche le notizie più brutte dal fronte. La censura, infatti, visionava tutte le lettere in partenza e se vi erano delle informazioni negative circa le condizioni e gli umori dei soldati le tagliava perché si voleva evitare che la popolazione civile venisse condizionata da certe notizie e si lasciasse prendere dal pessimismo e dalla sfiducia verso il governo. Fra l’altro i soldati che si permettevano di fare descrizioni negative sulle loro condizioni venivano anche severamente puniti e tacciati di disfattismo e rischiavano grosso per il codice militare di guerra era molto severo e prevedeva pene pesanti.

Così quando tu rispondevi a richieste del tipo:”Come state al fronte?” tu scrivevi che stavate come si stava a casa alla vigilia dell’Immacolata Concezione. Gli addetti alla censura non tagliavano la notizia perché non ci trovavano nulla di negativo in quella espressione. Ma a casa ne comprendevano il senso perché la vigilia dell’Immacolata, per la devozione popolare, è un giorno di digiuno.

E poi ricevere le lettere dei congiunti era una cosa gradita perché essendo in quei tempi era vietato fumare e tutti i soldati utilizzavano le lettere ricevute per arrotolarle e fumarle come fossero delle sigarette. Nella mia ingenuità mi chiedevo come avreste potuto nascondere il puzzo del fumo che restava sugli indumenti. Ma io non capivo neppure la vita in trincea e vi pensavo che dormivate in una comoda stanza su dei letti normali mentre voi spesso eravate costretti a dormire per terra ed in promiscuità e di cattivi odori ne avevate già tanti addosso per la scarsità di risorse igieniche di cui disponevate.

E ricordo anche quella storia, più volte ascoltata, quando in una notte lontana, stanchi ed assetati, vi siete imbattuti in una pozzanghera d’acqua. Contenti avete cominciato a bere e poi vi siete addormentati ai bordi questo pantano. Ma alle prime luci del mattino vi siete accorti che quella pozzanghera brulicava di vermi e ci avete anche riso sopra, tanti erano i disagi sofferti ed a cui vi eravate ormai abituati.  

Dio ha riservato a te una vita ingrata: a soli 5 anni  si è ripresa la tua mamma, lasciandoti orfano e con un padre che non sapeva gestire i propri figli ed ha permesso che te e tua sorella crescete come bestie allo stato brado.

Poi, non ti ha risparmiato gli orrori della guerra, della seconda guerra mondiale. Hai sofferto la fame e la sete, hai rischiato di morire, ti ha privato del piacere del fumo e della gioia di avere una donna. Ma questo era ancora poco e non hai potuto evitare le sofferenze delle ferite subite che ti hanno causato, per mancanza di cure, a perdere l’udito da un orecchio. Ma il destino non era ancora sazio delle tue sofferenze e, in età più matura, ti ha anche regalato le sofferenze del morbo di Packiston, che ti ha costretto per quattro lunghi anni a letto. E sono questi ricordi che mi restano di te. La lunga degenza in un letto e l’assistenza continua, anche nel corso della notte, di mia madre per pulirti e cambiarti gli indumenti che sporcavi.

Questi sono i ricordi che conservo della tua presenza e mi chiedo, nonno, di quanto la vita sia stata poco generosa ed ingiusta con te.

Alle volte considerando alcuni fatti negativi che mi capitano mi domando se tale negatività sia un fatto genetico della nostra famiglia.

Comunque siano andate le cose, c’é da sottolineare che, però, hai lasciato di te un bel ricordo ed anche se non hai mai fatto una carezza ai tuoi figli, il tuo amore è stato trasmesso attraverso la loro testimonianza al punto che ancora oggi, a distanza di 11 anni della tua scomparsa, continuiamo a ricordarti ed a parlare di te con commozione e con gli occhi appannati per le lacrime.

Ho voluto descrivere questa breve testimonianza, per cercare di capire e far comprendere del perché la mala sorte ci insegue, ma anche per ammettere che per certi versi noi abbiamo avuto maggior fortuna di te, vivendo in una società forse più idilliaca, ma falsa.

Ma questa, nonno, è la storia della tua vita che hai trasmesso a mia madre e che lei ha tramandato a me e, da quanto ho potuto capire, non è una vita piena di rose e fiori, ma una vita con molte sofferenze e tante spine.

 

Anfra

 

 



Commenti:
7 Commenti postati in "PER MIO NONNO: AFFINCHE’ RIMANGA UN SUO RICORDO"
Heidelcrux il 20 luglio 2007 alle 04:56

da una collina a pochi km da dove sono nato si vede l’Albania… e chi ha occhi e memoria vede tutto e sente tutto


MP il 20 luglio 2007 alle 09:08

Cara ANFRA il tuo Racconto è a dir poco entusiasmante,(anche se sei stata un po aiutata nella stesura) ricco di sentimenti e di contenuti tristi ma forti. Fatti coraggio, che la vita non può essere sempre triste e brutta, ma arriverà il giorno che cambierà totalmente. Sono pienamente in sintonia con il commento fatto da Heidelcrux, perciò impariamo a goderci la nostra vita, anche grazie a tuo nonno e a tutti i nonni d’Italia che hanno combattuto per la nostra liberazione.
P.S. Solo le persone che ti stanno vicino e che passano la maggior parte del tempo con te possono capire esattamente il senso della lettera. Non dimenticarle mai e non abusare della loro sincerità e del loro amore.
MP


Anfra il 21 luglio 2007 alle 16:29

un Grazie ad entrambi almeno avete avuto la bontà di leggere il mio scritto.


conlavitaintasca il 21 luglio 2007 alle 18:37

Leggerti è il meno… commentare è difficile: ricordi e testimonianze troppo personali, per poter intervenire. Non sentirti perseguitata dalla malasorte, che anima non ha per scegliere chi perseguitare. Prendi il bene che viene e… però nemmeno io ci riesco;-> Ciao. ester


Anfra il 22 luglio 2007 alle 01:15

ester grazie del commento, lo so io non sono perseguitata dalla mala sorte, solo che credo il destino scelga ki fare andare avanti e chi frenare in continuazione.
questa è solo una testimonianza, che è quella di mio nonno, di cosa è la vita di una persona che l’ha fatto fino in fondo cioè: vivere. nonostante la paura costante di morire.


Ronnie il 22 luglio 2007 alle 19:50

molto toccante… concordo on te sul fatto che il destino premia alcuni e lascia un po’ più indietro gli altri, ma anche se è una frase fatta: finche c’è vita c’è speranza…complimenti per il tuo stile…un saluto…Ronnie


Salvatore Armando Santoro il 23 dicembre 2009 alle 20:06

E’ bello ricordare i nostri antenati. Loro sono portatori di maturità e di dolci ricordi.
Io ho avuto la fortuna di avere un nonno fino all’età di 24 anni, ma abitava lontano e l’ho visto poco. Ma quando ci si incontrava ricordo tanto il suo affetto per me. E poi mi chiamavo esattamente come lui ed ero il nipote più vecchio.
Buon Natale
(tast)


Devi essere loggato per inviare un commento.