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06 mag
2009
Invisible Monsters di Chuck Palanhiuk
Salvato in   Chiacchierando    da   Cecil

Dopo aver letto un testo ho bisogno di un po’ di tempo per metabolizzarlo.
In attesa di capire se mi è piaciuto questo libro dalla scrittura delirante, vi lascio questi appunti piuttosto confusi, non soffermandomi sulla trama per non togliere la sorpresa a chi volesse leggerlo.

Parla di una donna, una modella che viene sfigurata a causa di un incidente ed anche della falsità di una società che non sa più comunicare e che tiene conto solo delle apparenze e della bellezza estetica. La società è quella americana, ma si può riconoscere anche quella europea che si sta avvicinando pericolosamente ad essa.
La donna appare talmente prigioniera del suo ruolo da sembrare vivere su di un set fotografico dove ogni avvenimento appare illuminato da uno di quei flash che continuano ad illuminare i suoi pensieri:
“Dammi intuizione”
Flash
“Dammi empatia”
Flash
“Dammi una qualsiasi sensazione di controllo”
Flash

Un libro in cui il termine monsters, volutamente al plurale, si riferisce non solo alla donna sfigurata, ma anche a tutti quelli che la circondano.
Il tema è quello delle identità che ogni individuo si costruisce in relazione alla società di cui fa parte; identità mai definitive, ma sempre in continua trasformazione. Talvolta si tratta di autentiche metamorfosi fisiche che interessano i protagonisti, per loro scelta o causate da eventi esterni ed il cambiamento fisico diventa metafora del trasformismo delle personalità, della reificazione dell’essere umano che diventa oggetto plasmabile.
Anche gli oggetti che figurano nel libro: cosmetici, armi, estrogeni assumono un ruolo funzionale, diventano gli strumenti per reinventare corpi e individualità, per nasconderli e difenderli dagli altri, ma anche per celarli agli occhi degli stessi personaggi.

Ognuno si osserva e vede nel giudizio degli altri la parte di sé che vorrebbe o quella che crede migliore e si intuisce in questa indagine il bisogno di un’auto-percezione perfetta, cogliersi senza questo specchio, senza il tramite dell’altrui occhioparola.

Man mano che la lettura prosegue si percepisce meglio che niente è come appare.

La narrazione è svolta in prima persona. Parla direttamente la protagonista che scandaglia ogni scena con i sui occhi-telecamera. Gli avvenimenti sembrano essere deposti su di un tavolo da autopsie mentre la sua voce descrive tutti i passaggi della dissezione.
La scrittura procede senza seguire una successione temporale, non per continuum, ma per salti, anticipati in modo ossessivo dalle seguenti indicazioni:
“Vai a quando…”;
“Vai a…”;
“Torna indietro a…”
In questo modo la trama risulta destrutturata, polverizzata in tanti frammenti per la continua apparizione di icone e per l’apertura di nuove finestre, lasciando al lettore il compito di ricomporre in maniera ordinata tutti i tasselli nella sua mente.
Alla fine ogni tessera si incastrerà al suo posto.
Importante è resistere fino alla fine del libro.



Commenti:
4 Commenti postati in "Invisible Monsters di Chuck Palanhiuk"
amar il 06 maggio 2009 alle 23:45

è uno dei miei autori preferiti, lo trovo inquietante, non ti lascia indifferente,


olandese volante il 07 maggio 2009 alle 12:34

e’ un autore che non conosco. dopo aver letto la tua recensione mi sento in parte incuriosita in parte perplessa… se riesco ad evadere il backlog di letture magari ci provo a leggerlo - se compro un altro libro (senza prima “evadere” quelli che ho gia’ in casa) mio marito ha minacciato di buttarmi fuori


Cecil il 07 maggio 2009 alle 15:45

… e già, Ola,incuriosita e perplessa, continuo ad esserlo anch’io dopo la lettura :-)
è un autore che ho scoperto da poco, ho letto, anche se con scarsa attenzione, “Fight club” e ho in lista d’attesa “Soffocare”, non so ancora se mi piace, ma come dice amar, non lascia indifferente.


Oriano Tresfor il 07 maggio 2009 alle 15:46

“Fight club” non so il libro, ma il film è grandioso


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