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Sarà capitato anche a voi di trovarsi un giorno davanti ad un muro.
Uno alto, massiccio, insormontabile, che si stende all’infinito di fronte a voi, senza soluzione di continuità. Quel muro rappresenta l’ostacolo principe, la rinuncia all’orizzonte, l’addio alla speranza, di qualunque tipo essa sia. Un muro non ha anima, almeno in apparenza, è solo un volume fisico che riempie un altro volume, ne occupa lo spazio celando alla vista ciò che sarebbe nelle nostre intenzioni, o almeno nelle nostre possibilità. Si potrebbe dire, molto più semplicemente, che il muro è divisione, rappresenta il luogo fisico che delimita gli infiniti di là, contrapposti al nostro stanco di qua. E questi universi quasi si toccano, ma quasi mai comunicano tra loro. C’è il muro, in mezzo. Davanti alla parete vi sarete chiesti come si fosse potuto, mattone dopo mattone, erigere una struttura così possente ed inattaccabile, quasi a vostra insaputa. Ingegneri di occasioni perdute, o semplici geometri della quotidianità, ci siamo spesso imbattuti nello sconforto del non poter abbattere questa barriera. E la vita ci è sembrata finita, triste, inutile. I più intraprendenti si saranno dannati l’anima per cercare una soluzione, pensando magari di scavarci sotto; o di iniziare una lunga camminata per trovarne prima o poi la fine o almeno un varco; qualche ardimentoso avrà provato la scalata, impossibile quanto pericolosa per le quasi certe e dolorose ricadute. Infine c’è chi, più rabbioso degli altri, avrà provato ad attaccare la parete con mazza e scalpello; scintille violente scagliate dai singoli colpi, sudore e frenesia per demolire, pietra dopo pietra, l’ostacolo e conquistare il proprio orizzonte, finalmente libero. Chissà chi è riuscito nell’impresa. Non io, no. I più fortunati avranno avuto a che fare con piccoli muri di campagna, quelli bassi che si possono scavalcare agevolmente anche con un semplice balzo. Chi invece ha avuto di fronte immense muraglie cinesi forse è ancora là, seduto sui propri pensieri. Oppure ha rinunciato ed è tornato sui suoi passi. Ma di una cosa dobbiamo tenere conto. I muri non esistono in natura. Sono una nostra invenzione, e quando ce ne troviamo uno davanti, vuol dire che sicuramente qualcuno l’ha costruito; e per lui può essere vitale, può essere difesa da nemici, può essere salvezza o rifugio sicuro.
Commenti:
3 Commenti postati in "IL MURO"
Cecil il 08 febbraio 2009 alle 17:04
Muro come metafora di ostacolo,di separazione tra noi e il mondo, tra noi e gli altri. Mattoni messi da noi stessi, o da altri. In entrambi i casi, possiamo considerare il muro come una invenzione. é sufficiente avere la volontà di demolirlo affinché esso scompaia. Ma talvolta è una costruzione reale, anche se immateriale, fatta da eventi, da fatti contingenti ineluttabili che non può essere demolito con la sola volontà.
olandese volante il 09 febbraio 2009 alle 18:05
molto piaciuto. E’ curioso, non avevo pensato al muro come difesa, l’ho sempre visto come un impiccio che uno si costruisce attorno e di cui diventa prigioniero
Massimo Vaj il 06 agosto 2009 alle 13:55
Infiniti al di là del muro? Infinito indica senza limiti, e questo significa che se gli infiniti fossero più di uno… ognuno di loro costituirebbe il limite degli altri, che così non potrebbero più aspirare all’assenza di limiti e costrizioni. È evidente che la logica del rispetto del significato, nella sua pura accezione, del termine “Infinito”, indica una contraddizione evidente contenuta nella tua supposizione. In realtà ogni orizzonte è un muro, essendo irraggiungibile dal momento che si sposta in conseguenza dell’avanzamento di colui che lo cerca, sulla sfera che corrisponde analogicamente alla realtà manifestata. Come tutti i confini il muro protegge dall’ignoto, negandolo nel contempo, e l’unico modo di scavalcarlo è quello di demolire i pregiudizi che sono i suoi mattoni. La vera consapevolezza necessita di un azzeramento culturale, per potersi sdraiare nella coscienza. Essendo io un ignorante, sono avvantaggiato di brutto… Devi essere loggato per inviare un commento. |