« Post precedente in questa categoria     |     

05 mag
2009
Fuori Onda - BorgoRacconto
Salvato in   Borgonarrante    da   Borgonarrante

La proposta di scrittura prevedeva che il racconto iniziasse dal seguente Incipit:

“Ecco io adesso non vorrei che questo disagio risvegliato in me dal … ”

inoltre era previsto che nel testo apparisse la seguente frase:

“… la casa con saggezza sembra abbia approfittato dei tuoi momenti d’euforia per prepararsi a … ”

(sia la frase incipit che quella da inserire obbligatoriamente sono tratte dal romanzo “Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino.)

era facoltà dell’Autore richiamare in qualche modo, nel suo testo, l’immagine sottostante.

gabrielle_d_estrees_borgo

Fuori Onda

Ecco, io adesso non vorrei che questo disagio, risvegliato in me dal fatto che Lucia è pur sempre tua figlia, mi distogliesse dai miei intenti.

 Come vedi, per un vezzo un po’ bastardo, ho esordito con le stesse parole già usate nell’altra lettera, quella ufficiale, che ti ho spedito pochi giorni or sono con tanto di francobollo e bacio di sigillo. Questa no, non credo possa arrivarti mai, se non per un disguido. Pensieri che rotolano su un piano inclinato, parole a rischio di essere vere, che sto buttando giù per un bisogno improvviso di chiarezza e di finzione, ammettere emozioni, fingere franchezza, sapendo però bene che tu non avrai modo di leggermi. Ma il disguido, come il fuori-onda di certe trasmissioni che non sai mai quanto involontario, è sempre in agguato, e il mio è ancora più maligno, perchè mentre scrivo sono convinto di parlarti, pur avendo deciso di escluderti a priori dal colloquio. Quando avrò concluso queste righe e ciò che dicono, metterò da parte i fogli con l’intento di archiviarli o di buttarli nel camino, finendo poi col dimenticarmene. Non posso però escludere che un giorno, scambiandoli per altro, li ficcherò in una busta azzurra mettendo il tuo indirizzo. In questo caso il fuori-onda sarà completo.
Ma ti dicevo di Lucia.
Ce l’ho nel sangue.
Ho avuto la fortuna di conoscerla cresciuta, come aver saltato le prime cento pagine noiose di un romanzo che una volta entrato nel vivo si fa avvincente. Sì, l’ho conosciuta che era già avvincente, anche se non ci facevo caso. Adolescente quieta, dal carattere deciso, ci razzolava intorno incuriosita senza essere invadente. La sentivo canticchiare nelle stanze o chiacchierare con qualcuno per telefono e mi piaceva quel sottofondo di allegria pacata che ogni tanto rompeva i nostri silenzi appena bisbigliati. Lucia, un’altra pietra della vostra strana tradizione. Gli uomini figure di passaggio, solo le donne a rimanere sulla scena, solitarie e solide, una generazione dopo l’altra, ciascuna a dare un senso suo a quelle mura. La casa femminile, vi avevo battezzata un tempo.
La “VedovaNera”, come in paese chiamavano tua mamma, è un ricordo ancora vivo in certe stanze, la riconosco con fastidio nell’inalterata austerità della cucina, nelle pattine d’obbligo all’ingresso, obbligo da cui solo da poco vengo esentato, e persino nel dorso odoroso di libri che solo quelli in pelle avevano diritto d’asilo in biblioteca. E in questi dettagli ritrovo la sua avversione nei miei confronti, “troppi sorrisi e troppa presenza” ti diceva di me tagliando corto, anche se io non mi facevo vedere così spesso e non ricordo che sorridessi oltre una minima cortesia. Ma è evidente che lei temeva in me l’invadenza dell’uomo, l’elemento minaccioso che rischiava di rompere il vostro equilibrio. Perché tu già allora controbilanciavi i suoi eccessi di umor nero con la sottile euforia che tanto mi piaceva. E hai continuato a imprimere alle stanze un ritmo vorticoso dopo la sua morte. Camere ariose, non solo per le finestre sempre aperte in contrapposizione agli ambienti chiusi e cupi propri della Vedova, ma anche per i fiori che coltivavi fuori per averne sempre freschi dentro nei luoghi meno attesi, il bagno o il lungo corridoio, e per l’edera lasciata correre sulla facciata e il glicine ai balconi sul retro, così rigogliosi che sembrano volersi proiettare all’interno della casa. È quest’assenza di confini, il non sapere dove finisca il fuori e dove inizi il dentro, che mi ha affascinato allora, facendomi scoprire che tu sei come la tua casa. Mi accoglievi, e mi accogli ancora, gioiosa senza frapporre ostacoli, con le finestre aperte, per usare una metafora, o, se vogliamo ribaltare il concetto, la casa con saggezza sembra abbia approfittato dei tuoi momenti d’euforia per prepararsi al mio arrivo. La gaiezza vostra, tua e della casa, mi ha fatto bene, a lungo. E in questo quadro Lucia era una ragazzetta che cresceva alla tua ombra. La notavo appena, quasi fosse una suppellettile di casa, un tocco in più del tuo gusto per il bello, gradevole alla vista ma pur sempre oggetto. Fino a quel giorno di cui, immagino, tu non conservi traccia.
Giocavamo a scacchi sul terrazzo. Le belle partite tra di noi, la successione delle mosse, gli schemi e le schermaglie, il brio e l’azzardo, così simili al nostro farci e disfarci d’amore sulla scacchiera bianca del tuo letto, tu la mia regina, io cavallo e alfiere, pedone sulla pelle. Giocavamo, e sul finale di partita Lucia al tuo fianco, sbucata silenziosamente dall’interno. Ho sentito la sua voce ma non ho tolto gli occhi da una mia torre pericolante. C’è fra voi un breve scambio di battute che non seguo. Per richiamare la mia attenzione mi dici “Michele, sai che Lucia ha il mio stesso neo, quello che ti piace tanto?”. Mentre alzo lo sguardo, tu con un gesto rapido che ci coglie di sorpresa le abbassi lo scollo del vestito di maglina e accogli nel palmo della mano il seno destro come fosse una piccola colomba. Attimi. So dove guardare, conosco il punto esatto. E il neo è lì, liscio e tondo sulla pelle chiara, l’occhio di colomba non lontano dal suo becco, la punta che intravedo prima che Lucia si protegga con la mano. Non badi al mio stupore né alla protesta di tua figlia. C’è nella tua voce l’allegro orgoglio della stirpe, la continuità di madre in figlia, e qualcos’altro che non colgo. “Non c’è da vergognarsi, questo - aggiungi e ancora lo indichi con un dito anche se coperto dal tessuto- è il nostro marchio. Siamo la stessa pelle.”
È passato quasi un anno da quel pomeriggio. Non ho più guardato Lucia nel modo distratto di un tempo e mi sono ripetuto spesso le tue parole e il gesto che le aveva accompagnate. Non solo il movimento lesto della mano, anche la mimica del viso in quell’attimo sospeso, mentre le snudavi il petto: avevi gli occhi accesi a sollecitare meraviglia, gli zigomi contratti in lieve affanno e la bocca già socchiusa prima ancora di parlare. Come se mi stessi offrendo qualcosa al di là delle parole. Mi hai offerto qualcosa in quel momento, senza poter essere più esplicita, me ne sono convinto col tempo. Così in questo lungo anno ho osservato tua figlia crescere come il contadino guarda l’erba verso maggio, se quasi pronta al primo taglio. E il primo taglio è ora. Questo volevo che sapessi, raccontato da me mentre succede.

L’ho qui davanti, distesa pancia all’erba, che prende pigramente il sole. Puntellandosi sui gomiti sfoglia il testo di filosofia. Ha saltato scuola ma studia comunque la lezione. Scrupolosa anche in piena trasgressione.
Alle otto ha suonato alla mia porta. S’è tolta il casco liberando la gran massa di capelli ricci e senza ammiccamenti mi ha chiesto di aiutarla a imitare la tua firma sul libretto delle assenze. Ho ammiccato io, per darmi un tono:
“Cos’è, vuoi passare qualche ora di libertà col tuo ragazzo?”
La sua risposta è di una naturalezza sconcertante:
“No, conto di stare qui tutta la mattina, studiare un po’, dormicchiare e magari fare una nuotata.” Non aggiunge “se mi lasci” o “se non ti disturbo”. Eppure non è sfrontata, così come non cerca la mia complicità con sguardi d’intesa. È seria mentre mi comunica le sue intenzioni e per nulla emozionata.
Non ci diciamo molto altro. Proviamo subito a scarabocchiare su un foglio il tuo nome. Scopriamo che lei è più brava di me nell’imitarti, così il mio aiuto risulta del tutto superfluo. Mentre preparo un caffè lei si chiude in bagno per infilarsi il costume.
Anche se l’aria è ancora fredda Lucia già corre fuori a stendersi sull’erba. La raggiungo sul prato con il bricco e due tazzine. Ha scelto una balza del terreno poco sopra l’ombra del ciliegio dov’è il mio tavolino. Quando mi siedo ho il suo corpo all’altezza degli occhi. Scrivo e la osservo senza quasi bisogno di alzare lo sguardo. Non lontano, sotto di noi, scintilla la piscina.
Lucia ha qualche goccia che brilla sulla pelle, non so se di sudore o acqua, e una peluria bionda, appena visibile nel controluce del mattino, dove la schiena s’accentua ad arco prima d’impennarsi al gran finale. Riconosco l’arco, la medesima “virgola” che disegna la tua schiena. Il richiamo a te non mi provoca il disagio dell’inizio, l’averlo ammesso nero su bianco ad incipit del dire mi stempera le remore morali. Ora la vostra somiglianza è un eccitante, una cometa da seguire. E il ricordo delle tue parole mi conforta e mi giustifica. Voglio ripercorrere il tuo corpo sopra il suo, emozionarmi alle uguaglianze attese e alle differenze imprevedibili, scoprire come fossi tu prima di averti conosciuta.
Per questo oggi ti scrivo. Perché tu non stia in disparte mentre allargo i tuoi confini e uso la tua pelle come mappa per raggiungere il tesoro. E vorrei che anche Lucia non ti escludesse mentre ripeterà con me i tuoi stessi passi.
Sa che la guardo mentre scrivo. Ha minime trepidazioni mentre legge di Spinoza. Lo capisco da come scrolla la criniera o guizza i muscoli del dorso o si strofina i piedi, quando, proprio in quel punto, poso lo sguardo su di lei.
E ancora non ho guardato il neo.
Tra poco.
Quando il sole avrà finito di dorare la sua pelle, le dirò “Lucia, mostrami il neo.”
E lei si volterà verso di me, senza sorrisi.



Commenti:
183 Commenti postati in "Fuori Onda - BorgoRacconto"
ocramocra il 05 maggio 2009 alle 08:02

buona giornta a tutti.
Bella scrittura oggi, si fa leggere d’un fiato. La storia è dipinta fin dall’inizio.
La partenza m’è parsa un po’ confusa, quasi un arrangiamento necessario per inserire la frase panino, ed anche la figura della nonna è rimasta marginale come fosse anch’essa strumentale. Però … però è la prima lettura e l’impressione è che m’è piaciuto, scorrevole, giusto nelle parole (sempre forme un po’ barocche però). E poi, finalmente la tensione dei corpi, quella che il quadro ispira a colpo d’occhio.
Bravo!


Alice Meraviglia il 05 maggio 2009 alle 08:17

Ciarpame senza pudore!:)


Lupa il 05 maggio 2009 alle 08:37

assolutamente devastante nel suo fulgore, nell’incedere sicuro tra poesia ed erotismo.tutto, tutto mi colma d’incanto e d’allegrezza “la successione delle mosse, gli schemi e le schermaglie, il brio e l’azzardo, così simili al nostro farci e disfarci d’amore sulla scacchiera bianca del tuo letto, tu la mia regina, io cavallo e alfiere, pedone sulla pelle”. lo rileggerò molte volte questo racconto, fermandomi e respirando ad ogni passo le tue parole intrise d’un amore infinito per la scrittura. clap clap clap. P.S. ti è sfuggito un “ammiccamenti-ammiccato” ma che importa, miodio, che importa! bacio bacio bacio


Cecil il 05 maggio 2009 alle 08:42

buondì ai presenti e ai futuri passanti.
una bella scrittura, è vero, solo una virgola da spostare che separa soggetto e predicato ed un accento da aggiungere, e bella anche per il passo da poesia, ché mi sembra scritto da legnani o da LaS.
parla un uomo e con questo mi stona un po’ l’idea della lettera scritta e non spedita che rappresenta invece un atteggiamento e contorcimento tipico di una mente femminile.
Questa prima parte sembra avere la funzione di accentuare l’atmosfera leggermente erotica della seconda parte, aggiungendo alla trasgressione delle attenzioni dell’uomo per la Lolita-Lucia, anche quella del coinvolgimento della madre, destinata in questo modo al ruolo di complice-voyeur.


Lupa il 05 maggio 2009 alle 08:51

dissento in toto, cecil, sul “coinvolgimento della madre, destinata in questo modo al ruolo di complice-voyeur.”. questo passaggio forse ti è sfuggito “l’allegro orgoglio della stirpe”.


Cecil il 05 maggio 2009 alle 08:53

“in questo lungo anno ho osservato tua figlia crescere come il contadino guarda l’erba verso maggio” una frase di grande effetto, anche senza l’esplicitazione successiva.lascia quello sguardo indugiare sulle intenzioni e allungarsi sulle future azioni.
adg, dimenticavo di dirti bravo.


Cecil il 05 maggio 2009 alle 08:58

non mi riferivo alle intenzioni della madre. non è chiaro se il suo gesto fosse dettato da un sentimento spontaneo ed innocente di orgoglio. o dal desiderio di coinvolgere anche la figlia. lo rileggerò. ma mi riferivo al desiderio dell’uomo che si instaurasse questa complicità.


Cecil il 05 maggio 2009 alle 09:00

la frase:
“Per questo oggi ti scrivo. Perché tu non stia in disparte mentre allargo i tuoi confini e uso la tua pelle come mappa per raggiungere il tesoro. E vorrei che anche Lucia non ti escludesse mentre ripeterà con me i tuoi stessi passi.”
mi sembra indichi proprio questo.


LaSerenissima il 05 maggio 2009 alle 09:06

Ringrazio Cecil, perchè il suo - soprattutto a seguito della lettura oggi- è davvero un complimento. Purtroppo quest’incanto non appartiene alla mia penna. Mi fermo a guardarlo ancora un po’ prima di dirne. E’ magnifico.


Lupa il 05 maggio 2009 alle 09:10

io l’ho inteso come una grande passione che tracima.”Voglio ripercorrere il tuo corpo sopra il suo, emozionarmi alle uguaglianze attese e alle differenze imprevedibili, scoprire come fossi tu prima di averti conosciuta.”. ti è mai capitato di amare così tanto un uomo d’aver desiderato che si duplicasse tra le tue braccia? qui, la/nella fantasia sembra realizzarsi


ocramocra il 05 maggio 2009 alle 09:23

Rileggendo s’è fatta più viva l’impressione che l’uomo vesta, come dire, i panni di un “vampiro” … c’è cattiveria nel cercare di ferire la donna che con tanta gioia e spensieratezza, quella che non era certo della nonna, s’era data e si sta dando a lui, in quell’ambiente solare e naturale, con il sole, le piante e una casa fresca ed accogliente. Pare quasi che aver cercato amore fra le braccia della madre fosse solo per ferire la “vedova nera”, per ucciderla un po’. E la figlia … guardarla come un contadino guarda l’erba di maggio significa volerla falciare, così come il contadino intende fare. Quindi non è amore … è cattiveria. Gioca a scacchi sul letto con la regina, ma il gioco degli scacchi è violenza strategica e fredda, non è certo amore! Insomma non c’è amore, ma un malcelato gioco al massacro descritto con la sottile ironia del serial killer: vi ricordate la scena finale del “il silenzio degli innocenti”, quando lui si complimenta con jodie foster e poi le dice “devo avere un caro amico a cena” e mette giù il telefono, allontanandosi con movenza quasi scherzosa dietro la sua vittima? … ecco, qui abbiamo un serial killer di femmine (non donne, ma femmine … l’alter ego del maschio) prima la nonna, poi la madre ed infine la figlia.
M’è piaciuto proprio per questa sensazione tremenda che ispira! Non c’è amore, proprio no. E la scrittura è adeguata, anche se trovo confusa la partenza.
Ancora bravo! Rileggerò di nuovo dopo.


Autore del giorno il 05 maggio 2009 alle 09:29

un rapido saluto per dire che sarò presente solo più tardi. nel racconto mi sono infilato in un passaggio stretto dove è facile cadere nel non voluto, immoralità, tradimento, perfidia ecc. La soggettiva è prettamente maschile, quasi candida nella sua..immoralità. a dopo, borgo


Lupa il 05 maggio 2009 alle 09:40

ocra, per essere precisi Hannibal pronuncia questa frase “ho un vecchio amico per cena” che è ben diverso dall’affermare “devo avere un caro amico a cena”. parli di cattiveria, di assenza d’amore da parte del protagonista. mah, non so che dirti,tutto è possibile. certo che mi pare davvero strano che io mi sia rincoglinita così tanto d’aver travisato completamente il senso di questo racconto. sarà che leggendolo mi è tornata alla mente il passaggio di una poesia “ti duplichi/ nello specchio della mia immaginazione/beccheggiando tra le dune/del più profondo desiderio”. ho interpretato male? attendo lumi dall’Adg


ocramocra il 05 maggio 2009 alle 09:51

Grazie, in effetti hannibal dice proprio come ricordi tu.
Per via dell’amore, dove vedi l’uomo innamorato? E la donna? C’è patema d’animo, sofferenza? No! … io trovo solo gioiosa disponibilità di lei nel darsi, e appetito di lui nel non sottrarsi ad un gioco che, con la lettera che non si sa se spedirà, potrebbe concludere con una sferzata dolorosissima a lei, la madre. In più la figlia, pare venga a prendere il suo, come se la madre con quel gesto d’orgoglio le abbia passato il testimone. Lei non sorriderà mostrando il suo neo, ma comincerà al sua battaglia. Riuscirà la figlia, simbolico trofeo di sconfitta della madre, a vendicare tutte le femmine ammazzate dal maschio? … solo riuscendo a far “innamorare” il maschio per poi colpirlo dove più fa male, quell’orgoglio di potenza che lo erge alto sulle femmine.


Lupa il 05 maggio 2009 alle 09:53

comunque Adg, per non minare la credibilità delle tue parole, credo sia il caso che io non insista troppo nel sostenere a spada tratta il tuo racconto. non vorrei mai procurarti un danno, per reazione.


ocramocra il 05 maggio 2009 alle 10:43

E poi, da gran bastardo, dice che l’incipit è lo stesso di un’altra lettera dove, certamente, parla della figlia … ma cosa avrà detto, visto che le parole sono pur sempre ambigue?


olandese volante il 05 maggio 2009 alle 12:12

bongiur a tu le mond. Ho letto, ma devo rileggere perche’ c’ho l’occhio ancora troppo cisposo… Dunque, una replica di Lolita, si direbbe, niente di nuovo sotto il sole. Ho anche dato una sbirciata ai commenti e sono completamente d’accordo con ocramocra: lui che da contadino aspetta il momento di imbracciare la falce, lei che non sorride… Ci vedo anche un notevole senso di colpa/necessita’ di giustificarsi con la madre (senno’ perche’ la lettera?) che sono molto poco maschili. E amore, no, anch’io non ne vedo, vedo solo un uomo che cerca di darci/si da bere che desidera la giovane poiche’ ci vede la madre anziche’ ammettere di desiderarla IN QUANTO giovane..
ma mi sa che in ’sto periodo sono un po’ stronza… scusate, ora taccio e rileggo


LaSerenissima il 05 maggio 2009 alle 12:21

A me quest’uomo non appare affatto ‘bastardo’ come si dipinge, mi appare sempicemente uomo, con tutte le disavventure del caso. E’ cauto e delicato quando parla di Lucia, quasi la sfiora con le parole per non recare offesa, nè a lei, nè al ricordo della madre. Diventa spettatore ammirato di ogni curva, di ogni respiro. Plaudo alla sapienza con cui l’adg ha amalgamato eros, poesia e un tema difficile come questa staffetta d’amore, tra un principio che non esiste ormai e un presente giovane e a tratti distante.


LaSerenissima il 05 maggio 2009 alle 12:26

Ma scusa ocram…io tutta questa ‘cattiveria’ davvero non la scorgo. A me sembra un uomo innamorato , ancora stupito per la percezione di questa pienezza che si replica, si sdoppia, si estende; mi appare pieno di sensi di colpa e tenero nella sua fragilità di uomo. Credo abbia amato tutte le donne di quella casa, vedova compresa e la casa stessa: tutta la prima parte sembra costruita attorno alla ‘frase panino’ e non viceversa. Piuttosto è Lucia che mi sembra fredda e contorta. In ciò rivedo i tratti comportamentali salienti che la tamaro traccia per il personaggio della madre in Và dove ti porta il cuore, la madre morta nell’incidente per intenderci.
Epperunavoltacaspita che difendo gli uomini!…e lasciatemelo fare!^^


ocramocra il 05 maggio 2009 alle 12:37

A me pare evidente, invece … che senso avrebbe se no informare la madre che si preferisce la figlia? … c’era un proverbio che individuava questa tendenza maschile, ma non lo ricordo. E perché la figlia non sorride?
ci vediamo dopo l’insalatina senza olio … ché sono in dieta


LaSerenissima il 05 maggio 2009 alle 12:40

Dov’è scritto che la ‘preferisce’?


Autore del giorno il 05 maggio 2009 alle 12:52

la lettura di lupa e di Las è ciò che intendevo trasmettere scrivendo. mi rendo conto che il protagonista sia biasimevole da un punto di vista strettamente morale e che la donna possa essere mal giudicata, ma si tratta di una passione non sopita tra i due che l’uomo vorrebbe estendere alla figlia. il brano vorrebbe essere l’eslpicitazione delle “cose che non si possono dire” e per questo non le oggettivo ma le lascio all’interpretazione del protagonista (non sappiamo quanto la mamma fosse “invitante” con quel gesto e se la figlia effettivamente ci starà)


PE for friends il 05 maggio 2009 alle 13:07

Buongiorno.
partendo dal presupposto che io (come molti di voi) di questo Michele penso di conoscere anche il nome del fratello “tranquillo”, e su questa cosa non posso fischiettarci sopra facendo finta di niente, mi vien proprio da dire che “buon sangue non mente”, e che la (buona) scrittura tutto può, anche palesare nascondendo, o nascondere palesando, certe somiglianze.
.
Michele scrive due lettere, con lo stesso incipit, la cui parte fondamentale è, secondo me, “…Lucia è pur sempre tua figlia…”.
.
Ora, la madre di Lucia non conosce questa lettera mentre noi lettori non conosciamo la lettera ufficiale, però siamo chiamati ad intuirne il contenuto, proprio sulla base “dell’opposto”, ma sempre tenendo a mente quel “è pur sempre tua figlia”, nonché un altro fondamentale passaggio, e cioè “…che sto buttando giù per un bisogno improvviso di chiarezza e di finzione, ammettere emozioni, fingere franchezza, sapendo però bene che tu non avrai modo di leggermi…”
.
Cos’avrà scritto Michele, dunque, nella missiva ufficiale? Io mi sento obbligata a chiedermelo, e anche a dare la mia risposta:
ha scritto che, nonostante tutto (la passione, l’amore, il buon senso, l’altruismo)non se la sente di “farsi una famiglia”, se la famiglia è già fatta. dice che non basta che la Vedovanera sia morta a sgombrare il campo della sua prepotente ed inquietante presenza, perchè quella donna ha lasciato un segno troppo forte sulla figlia e sulla nipote. dice che non se la sente di fare il pioniere, di essere il “primo uomo”, e tutto questo, probabilmente, lo fa parlando di Lucia come una ragazzina qualunque verso cui non sente sufficiente impegno, affetto…e che tutto questo gli dispiace perchè “è pur sempre tua figlia”, ma tant’è.
.
Non c’è alcuna traccia di come sia, ad oggi, il rapporto fra Michele e la madre di Lucia, si sa che è trascorso un anno, forse un anno da “fidanzati”, forse le due lettere, e la narrazione in toto, si svolge in prossimità di una richiesta della madre di Lucia a consolidare questi legami, magari ufficializzandoli con un matrimonio.
Non lo sappiamo, ma ci può stare, perchè c’è una frase che dice ” La gaiezza vostra, tua e della casa, mi ha fatto bene, a lungo” ( non dice “mi fanno stare bene” ) e suona come un annuncio di un “MA” grosso come una casa.
.
In sintesi, sempre secondo me, Michele molla la donna attraverso una lettera che, agli occhi della donna medesima, lo farà certo apparire come un senza palle, una delusione d’uomo, ma nel frattempo ne scrive un’altra, per se stesso, in cui preferisce dipingersi come un bastardo, dipingere Lucia come una ninfetta, e sua madre a sua volta come il prodotto delle fisime e manie di un’altra donna, appena appena in grado di ribellarsi inconsapevolmente ma con “orgoglio di stirpe”, a suon di sorrisetti e profferte. Ma sapendo che tutto questo non è vero, o solo parzialmente, non riesce ad essere totalmente bastardo e smussa i toni, facendo quasi poesia d’ indulgenza e autoindulgenza.
.
A meno che l’Adg non mi smentisca di brutto (e lo invito a farlo, qualora fosse, ci mancherebbe altro), io di tutto quel che ho detto ne sono convinta, perchè lo leggo, perchè è scritto, perchè a volte una frase di un racconto vale tutto un capitolo di un libro, o di una vita.


baribal il 05 maggio 2009 alle 13:17

Oggi avevo mille cose da fare, ed ero incerto se trovare un momento per venire a leggere il racconto.
Mi sarei perso una pagina bellissima.
E’ tutta percorsa da una vena di erotismo sottile, quasi malinconico, eppure in certi momenti prepotente e pronto ad esplodere: cosa che non accade, tutto resta nel mezzo detto, mezzo accennato, sospeso tra un passato, un presente ed un futoro prossimo. Il tutto è esemplificato splendidamente dalla chiusa,quel “E lei si volterà verso di me, senza sorrisi.” che vale più di dieci pagine di crudo realismo.
Sulla trama non dico nulla, in questo caso non mi interessa sapere perchè lui scrive la lettera, o se mai la spedirà: è la scrittura fluida, il raccontare docile al pensiero, il sottindere senza celare, ecco, per me queste sono le bellezze di questo splendido racconto.


Lupa il 05 maggio 2009 alle 13:33

grazie, Adg, a quanto pare sembra che i miei sensori funzionino a meraviglia. e ringrazio te e dio, che non sia giunta ancora l’ora per me del disincanto. P.S. non ho trovato per nulla biasimevole il tuo personaggio ma bensì scevro d’pocrisia e colmo di consapevolezza e d’amore.


Lupa il 05 maggio 2009 alle 13:37

e oggi mi piace un casino star seduta accanto a Las,a leggere con gli stessi occhi.


LaSerenissima il 05 maggio 2009 alle 13:41

Vivaddio Lù, che esiste ogni tanto un Michele in cui potere inciampare e dolcemente ferirsi.


Lupa il 05 maggio 2009 alle 13:47

Las, Michele si nasconde dentro ognuno di noi, se si ha il coraggio di riconoscerlo. o no?


LaSerenissima il 05 maggio 2009 alle 13:52

C’è un profondo disagio a scoprirsi fragili. E l’amore rende fragili, nudi, esposti. Il più delle volte è l’assoluta mancanza di confini, limiti, obiettivi che spaventa…perchè i sentimenti veri sono così incontrollabili e potenti che edificano e abbattono, colmano e svuotano. Michele che chiede quasi scusa per tutto quel che sente crescergli dentro è quanto di più vero possa mostrare d’essere un uomo.


PE for friends il 05 maggio 2009 alle 13:57

Lu, non è questione di amare qualcuno al punto di desiderare che “si moltiplici fra le tue braccia”.
una figlia è - a parte - ha culo e tette - a parte -.
t’assicuro che “l’orgoglio di stirpe” io lo conosco bene, centimetro per centimetro, e sai benissimo che non sono il tipo che sussulta a racconti ( o pensieri) del genere, e che so anche essere romantica quasi come te, però sotto questo punto di vista preferirei che un mio ipotetico moroso mi dicesse di amarmi moltissimo giocando a pallone con mio figlio maschio o parlando con lui di gnocca generica, piuttosto che immaginarmelo ad immaginarsi mia figlia che lo seduce.
ecchecacchio.


Lupa il 05 maggio 2009 alle 13:58

e poi la chiusa, quel “senza sorrisi” di Lucia, che non concede nessuna possibilità al lettore di fraintendimento. la consapevolezza che lei non capirebbe ciò che lui prova, l’amore per la madre che per vuoto o desiderio si trasferisce a lei


PE for friends il 05 maggio 2009 alle 14:03

a me piace talmente tanto la mia clubman che ogni volta che ne vedo un’altra, anche dello stesso colore, sbavo.
sarò scema, sarò innamorata, ma mica ci vado a pisciare sulla gomma, di quelle altre.
vabbè vado, prima di prendermi da cinica…
urvuà :-)


Lupa il 05 maggio 2009 alle 14:03

perdonami, PE, ma io questa figlia Lolita non ce l’ho vista proprio. lei è distante, leggera e leggiadra ma senza malizia. lui a me pare un uomo che desidera ancora la madre di Lucia, che l’ama ancora talmente tanto, che forse la sua mancanza lo porta a trasferire sulla figlia le sue attenzioni.anch’io h letto come te il racconto, e come te, con attenzione, e non ci ho trovato una sola frase in cui ho avuto la malevola sensazione di forzare oltre il limite consentito di decenza


amar il 05 maggio 2009 alle 14:03

sei troppo un signorino ben educato, per me, personaggio, va bene scoparsi le adolescenti figlie o meno di buona donna, quello si aspettano, ma farlo con tutte queste moine estetizzanti ricami e richiami alla bella scrittura, ti fanno diventare un prodotto erotico di raffinatezza eccessiva, un signorino di troppe belle maniere, per i miei gusti, cmq buona scopata,


LaSerenissima il 05 maggio 2009 alle 14:05

virgola


PE for friends il 05 maggio 2009 alle 14:06

Lu, dimmi dove senti “la mancanza” della madre di Lucia…
e dove io dico che siamo “oltre il limite”
a dopo


Lupa il 05 maggio 2009 alle 14:08

oh, PE, sarà che non ho figlie femmine. ma credo che questo non potrebbe assolutamente influire nella lettura di quanto scritto e letto. ti ricordi di quel racconto di ml, credo proprio scritto qui sul borgo di qualche anno fa, in cui desrisse un’adolescente DAVVERO Lolita insopportabile ai miei occhi, e in cui il doc spergiurava di non averla dipinto così? ecco, per me quella era una stronzetta, qui è un’altra cosa, un’altra storia.


Lupa il 05 maggio 2009 alle 14:11

PE, nella frase che ho sottolineato nel primo commento. e quell’” oltre il limite” non era riferito a te, bensì alla scrittura che non eccede, non svariona, non dice rana per dire fava


Lupa il 05 maggio 2009 alle 14:13

e per condividere il commento di amar, oggi avrei bisogno, di leggere attraverso le parole quella bastardaggine di fondo, che non leggo, quel cinismo dei sensi che non trovo


Lupa il 05 maggio 2009 alle 14:16

poi, se vogliamo dire che gli uomini sono dei gran figli di puttana, diciamolo.leggendo questo racconto, io però non mi sento di dirlo.


LaSerenissima il 05 maggio 2009 alle 14:19

infatti Michele non lo è…non lo è a tal punto che ho difficoltà a ritenerlo appartenente al genere maschile.


Lupa il 05 maggio 2009 alle 14:21

mi pare inutile sottolineare che qui si sta parlando di quanto è stato scritto, delle parole che si sono lette. poi a pelle ognuno ha il sacrosanto diritto di pensarla/ sentirla come meglio crede


LaSerenissima il 05 maggio 2009 alle 14:24

Rileggendo…qual è il disguido di cui parla l’adg…?


olandese volante il 05 maggio 2009 alle 14:29

…pem pem pem…
scusate, qui c’e’ un casino, si sente un rumore continuo pare sia gente che si da’ martellate sui cabasissi… mah
.
eh, lo so, oggi sono stronza, mi sono alzata col piede sbagliato…
.
insomma e’ scritto bene e piu’ lo rileggo e piu’ non capisco tutta la dietrologia di questa tornata: ma nessuno scrive piu’ racconti che raccontano e basta, senza dover fare ipotesi su lettere spedite e relativi contenuti o analizzare una forma verbale per capire se i protagonisti si son lasciati o no? Un racconto, il mio regno per un racconto!


Lupa il 05 maggio 2009 alle 14:31

e poi PE, a proposito di mancanza. mi rendo conto che quel dire di lui ““Lucia, mostrami il neo.” può apparire di una stronzaggine inaudita, ma io l’ho inteso come il volersi disperatamente ricordare della madre. vabbuò ,tanto lo so, tu rimarrai sulle tua sponda io sulla mia e non potrò offrirti una birra. vorrà dire che ci telefoneremo


LaSerenissima il 05 maggio 2009 alle 14:36

“Quando il sole avrà finito di dorare la sua pelle”…la chiave. Michele è un uomo che attende in silenzio. E accetta un volto che non può sorridergli.


Lupa il 05 maggio 2009 alle 14:37

ahahah, ola, sento che stai per sclerare.comunque in parte mi trovi d’accordo. questa tornata, esclusi 4 racconti (a mio sindacalissimo giudizio) ha prodotto molto fumo negli occhi


ocramocra il 05 maggio 2009 alle 14:41

Ma scusatemi, di che amore stiamo parlando? … fatta la premessa che il racconto m’è piaciuto, che lo trovo filante e lascia correre l’immaginazione (che da sola vale tutta come considerazione positiva), io lo trovo crudelmente (o crudamente) maschile. Lui vuole, desidera carne fresca … quella che non ha conosciuto nelle carni della madre. Ed è bastata la fuggevole immagine d’un seno acerbo a scatenarla. Lui ha il suo corpo che guizza al sole, che si fa guardare e, quando è caldo, si alzerà per prenderlo, senza sorrisi.
Oppure c’è un anima nascosta, che sancisce un trionfo femminile … l’ambiguità del gesto con cui la madre mostra il marchio di famiglia pare addirittura più potente ancora della sottile perfidia del maschio; come un piccolo sassolino al termine del pendio è diventato frana e travolge ogni cosa così quel piccolo gesto della madre innesca la concupiscenza maschile. Morale: la femmina è più potente del maschio perché ne controlla e provoca le reazioni. Infatti questa frase sembra confermarlo “Gli uomini figure di passaggio, solo le donne a rimanere sulla scena, solitarie e solide, una generazione dopo l’altra, ciascuna a dare un senso suo a quelle mura. La casa femminile, vi avevo battezzata un tempo.”
Quindi due ipotesi … il maschio che sbrana a piacimento le carni che più gli aggradano (classico) oppure la sottilissima e inesorabile vittoria della femmina sul maschio che, con un gesto all’apparenza sciocco, controlla a distanza e nel tempo la libido della sua vittima. In ogni caso solo passione, carne e gioco di dominanza, niente amore.
La seconda ipotesi mi piace di più e bravo ancora all’adg per avermi stimolato tutta questa fantasia.


LaSerenissima il 05 maggio 2009 alle 14:53

Vorrei soffermarmi sulla perfetta aderenza ad ogni requisito richiesto. Oltre la frase-intermezzo, perfettamente inserita al punto tale da non sembrare nemmeno inserita ma frase-madre da cui prende forma il resto.
Il quadro cui ispirarsi - facoltativamente - è qui regnante a pieno titolo per buona parte del racconto. Non una, non due, ma tre donne: le prime due in primo piano, sorelle secondo la scuola di Fontainbleau, comunque non troppo distanti d’età. In secondo piano la terza donna, interamente vestita, austera, china nell’intimità domestica. Il sipario alzato sulla scena da mano invisibile.
La donna a destra di chi osserva mostra un anello, forse l’offre a chi guarda. Il gesto sembra ripetere le dita chiuse in cerchio della donna a sinistra. Anche quì la proiezione, l’estensione d’immagine che è - forse - estensione d’intenti, prolungamento di storia, ripetersi della stessa.
E ancora…la contrapposizione del lecito e del trasgressivo. La storia ufficiale, sancita dall’anello e la trasgressione mostrata nel gesto della donna a sinistra. Come non cogliere l’analogia che permea tutto il brano, la lettera ufficiale e quella che nasce da dentro; la donna ufficiale e la seconda donna, quasi identica alla prima proprio perchè sua figlia. In fondo, pur sempre ’sua figlia’. In fondo a cosa?…in fondo al sentimento/baratro e alla sua ineluttabilità. Forse. Bravo adg, bravo bravo bravo.


LaSerenissima il 05 maggio 2009 alle 15:01

Nulla in questo racconto è lasciato al caso. Tutto fa parte di un disegno preciso che tiene conto di ogni particolare, una coscienza narrativa attenta e incline alla poesia. Davvero non trovo una sola cosa che non mi piaccia.


gricio il 05 maggio 2009 alle 15:14

Bravo adg. Scritto in maniera ineccepibile, paletti e panini rispettati alla perfezione, persino la vista sul quadro. Bravissimo. La storia, beh, è una di quelle che pescano un po’ nel torbido dell’animo umano, e non solo quello maschile direi. Forse un poco stride la figura della donna di Michele, quando mostra il seno di Lucia; nel senso che una cresciuta alla “corte” della Vedovanera (con la stessa ancora in vita presumo) non mi pare verosimile possa compiere un gesto di così eclatante leggerezza nei confronti di una figlia adolescente. Dico ciò pensando al carattere non ancora delineato di Lucia, che potrebbe benissimo averne sofferto come da un trauma e giungere quindi all’oggi dove sappiamo (crediamo di sapere) già che si concederà al protagonista. E’ contorto eh?
Eppure …
Bah, comunque adg, il racconto fila, la storia pure; il bravissimo ci sta proprio tutto.


LaSerenissima il 05 maggio 2009 alle 15:25

Io credo che la Vedova sia morta da tempo: lo si intuisce nel tempo della narrazione e infine è palesato nella frase “E hai continuato a imprimere alle stanze un ritmo vorticoso dopo la sua morte.”
Inoltre…chi ha mai detto che i figli cresciuti alla ‘corte’ di talune madri debbano di queste necessariamente prendere in carico difetti e pregi? Potrebbe accadere l’esatto contrario, e in questo il ‘68 docet.
Non mi meraviglia infatti credere la madre di Lucia in contrapposizione al carattere della madre-Vedova; del resto tutto il racconto gioca sui toni del contrasto e del prolungamento d’immagine.


gricio il 05 maggio 2009 alle 15:30

“”La “VedovaNera”, come in paese chiamavano tua mamma, è un ricordo ancora vivo in certe stanze, la riconosco (PRESENTE) con fastidio nell’inalterata austerità della cucina, nelle pattine d’obbligo all’ingresso, obbligo da cui solo da poco vengo (PRESENTE) esentato, e persino nel dorso odoroso di libri che solo quelli in pelle avevano diritto d’asilo in biblioteca.”" Ok, era/è morta. Ma se è morta la VN, allora è sua figlia a mantenere alcuni “vizi” (vedi sopra) della vecchia; ma nel contempo agisce anche all’opposto (arieggiando, coltivando fiori, piante, ballerine e nani) e denudando il seno alla figlia. Correct?


Cecil il 05 maggio 2009 alle 15:31

L’autore dice che è una storia d’amore e ciò chiude il discorso sulle sue intenzioni. e non dico che di amore non si parli, sicuramente è o è stato amore tra lui e la donna, ma a questo si aggiunge o subentra la passione per Lucia come sentimento assoluto inesorabile che invischia:
-Ma ti dicevo di Lucia.
Ce l’ho nel sangue.
-l’ho conosciuta che era già avvincente.
dicendo:
“Il richiamo a te non mi provoca il disagio dell’inizio, l’averlo ammesso nero su bianco ad incipit del dire mi stempera le remore morali. Ora la vostra somiglianza è un eccitante, una cometa da seguire”
credo che Michele cerchi delle giustificazioni per scacciare il senso di colpa per il desiderio che prova per la ragazza, facendolo apparire anche ai suoi occhi come una naturale estensione dell’amore che prova per la madre.Un modo per cuccarsela assolvendosi


Cecil il 05 maggio 2009 alle 15:44

nel primo commento parlavo di complicità della madre, la complicità non è necessario che sia intenzionale o realmente effettuata, ma il fatto che michele abbia pensato di scriverle per raccontarle crea questa sensazione. una complicità che può restare solamente nella testa dell’uomo, ma sufficiente e rendere eccitante il gioco di sguardi e trepidazioni tra prato e piscina, gioco che in realtà viene giocato in tre, due presenti ed una in effigie


mendez il 05 maggio 2009 alle 15:46

Saluti a tutti! Mi permetto un attimo di silenzio per gli applausi…
Poi direi che sulla trama avete già discusso abbondantemente e sono d’accordo con chi parla di istinti e passioni, escludendo l’amore. Lo stile mi intriga, seppur le tematiche non siano tra le mie preferenze. Credo di aver scorto tra i commenti un accenno ai vampiri e, evitando ripetizioni inutili, convengo anch’io che lo stile un pò gotico, contrapposto se notate, ad alcuni elementi moderni del quotidiano(vedi il casco o il libretto delle assenze) rende tutto molto più gustoso.
Voto 8.5 - un pò confuso in partenza.


ettore.bilbo il 05 maggio 2009 alle 15:58

buondì borgo…

ho letto e riletto e ancora non son riuscito a farmelo piacere. ma c’ho provato adg, ti giuro che c’ho provato ma proprio non mi riesce…
il racconto è scritto bene certo, ma con una puzza sotto al naso da farmi venire la nausea dopo qualche riga.
e quando la storia entra nel vivo e cresce la tensione ormai le narici son tappate e non riesco più a gustarmelo.

tutta la prima parte è noiosissima, sembra scritta solo per far vedere che l’autore è bravo, personalmente la taglierei con decisione. nella seconda invece l’economia degli avvenimenti mi pare più equilibrata ma ammorbidirei lo stile. cercherei di renderlo più diretto e più franco, cambierei il registro semantico, evitando espressioni inutilmente complesse come:

Fino a quel giorno di cui, immagino, tu non conservi traccia

Giocavamo a scacchi sul terrazzo. Le belle partite tra di noi, la successione delle mosse, gli schemi e le schermaglie, il brio e l’azzardo, così simili al nostro farci e disfarci d’amore sulla scacchiera bianca del tuo letto, tu la mia regina, io cavallo e alfiere, pedone sulla pelle

le abbassi lo scollo del vestito di maglina e accogli nel palmo della mano il seno destro come fosse una piccola colomba

eccetera eccetera eccetera…

è un racconto con la evve moscia questo adg… scritto bene, ma così antipatico!!!

ovviamente questa è solo la mia impressione.

bai bai

Ettore


Autore del giorno il 05 maggio 2009 alle 16:07

per ettore: ovviamente.
per PE: devo chiarire un equivoco che ho provocato involontariamente: quando il protagonista dice “come vedi ho usato le stesse parole della prima lettera” allude in effetti alle parole dell’incipit toccato a noi. quindi non si riferisce a quel “è pur sempre tua figlia” ma alle parole precedenti. Nella prima lettera, che non conosciamo, ma che potrebbe essere una di quelle in concorso, il protag non ha detto è pur sempre tua figlia. Riconosco che è un grave errore non averlo chiarito e di averti sviato nella lettura. me ne scuso.


Autore del giorno il 05 maggio 2009 alle 16:18

“Las, Michele si nasconde dentro ognuno di noi, se si ha il coraggio di riconoscerlo. o no?” Ecco questa frase di lu è secondo me la giusta chiave di lettura. non è una narrazione obbiettiva ma la visione soggettiva di michele, che lascia affiorare pulsioni inconfessabili verso lucia, forzandole in tutta sincerità (forse ingannando se stesso) in una visione di amore totale che non escluda anzi coinvolga la madre (e attribuendo a madre e figlia delle intenzioni che probabilmente hanno) a cui la lettera, che forse sarà spedita (fuori onda del titolo ha questo significato d’incertezza), è rivolta


PE for friends il 05 maggio 2009 alle 16:29

grazie di averlo precisato adg,
mi pareva di stare a commentare una partita di tennis mentre tutti mi dicevano che stavamo su un campo di polo a ricompattare le zolle.
io quello ho letto e quello ho commentato, con Lucia che compare nell’incipit intero (non monco, come da borgoproposta).
però mi spiace che bilbo dica che l’autore di questo racconto ha la puzza sotto al naso, per colpa del protagonista del racconto che si autoassolve tramite romantici specchietti per le allodole…


ettore.bilbo il 05 maggio 2009 alle 16:51

ehi, il racconto è scritto con la puzza sotto il naso, mica vuol dire che l’autore ce l’abbia :-D
è solo un modo di dire per precisare le sensazioni che mi lascia questo stile…


massimolegnani il 05 maggio 2009 alle 17:46

occorre leggere con gli occhi e la mente del protagonista. diversamente, se appena ne sto al di fuori, percepisco tutta la follia di quest’uomo, solo un folle può convincersi che una madre amante gli abbia con quel gesto di diventare l’amante della figlia e solo un folle può attribuire alla figlia la volontà di starci solo perchè un mattino si presenta a casa sua per bigiare scuola. Per non parlare dei risvolti morali, che quando leggo un racconto mi interessano poco ma che qui saltano all’occhio se si fa una lettura “obbiettiva” e non di immedesimazione. questo è il difetto maggiore del brano che lo stesso adg ha ammesso quando dice che si è infilato in un passaggio stretto. Comunque io credo al protagonista, al suo candore erotico, alla sua attrazione per lucia e alla sincerità del suo amore per la madre vorrebbe in qualche modo partecipe, non fisicamente, ma nel condividere il suo comportamento. ml


Autore del giorno il 05 maggio 2009 alle 17:48

PE, difficile ora chiederti una rilettura alla luce di quanto ti ho detto, vero?


Autore del giorno il 05 maggio 2009 alle 17:50

Per Gricio: la nonna è morta da tempo, ai primi tempi della relazione. i passi che citi tu stanno a dire che lui ne ritrova la presenza in quelle stanze che conservano ancora la sua impronta austera.


Autore del giorno il 05 maggio 2009 alle 17:54

A Cecil vorrei dire che il protagonista non vede la madre come complice-voyeur, ma partecipe morale (inteso come virtuale) delle sue scelte, e consapevole di che cosa lui veda e cerchi nella figlia, oltre all’ovvia attrazione per la giovinezza.


Autore del giorno il 05 maggio 2009 alle 18:02

Per Ocra: no, non mi sembra un “vampiro” il protagonista, semmai ha un candore disarmante nella sua convinzione di totale armonia d’intenti tra tutti e tre gli attori di questa commedia. Il male che fa (se dovesse spedire la lettera o comunque rivelare alla sua donna le proprie pulsioni sotterranee) alla sua amante non è per cattiveria ma per eccesso di candore. Qualcuno sostiene che i maggiori misfatti li compiono i buoni!


gricio il 05 maggio 2009 alle 18:04

adg l’avevo chiaramente capito che sono passaggi che stanno a significare il ritrovare la nonna ecc ecc. Solo credo che l’impiego di tempi al presente possa trarre in inganno.
“”la riconosco con fastidio nell’inalterata austerità della cucina (A ME SEMBRA CHE PARLI DI ORA) , nelle pattine d’obbligo all’ingresso, obbligo da cui solo da poco vengo esentato (DA CHI E QUANDO SE NON ADESSO ?).
inalterato il giudizio sull’ottimo brano


gricio il 05 maggio 2009 alle 18:06

ma questo chi è, il michele del 18° cammello???? :)


ocramocra il 05 maggio 2009 alle 18:24

Il protagonista non è un vampiro, però è un bastardo (lo ammette egli stesso) e lo conferma con l’intenzione (non si sa mai) di spedire veramente questo “fuori onda” così da farlo divenire tale fino in fondo. Il candore disarmante, se vogliamo concederglielo, è pari alla dabbenaggine tipica di un uomo bello per nulla.
Ma non lo è, perchè Lucia l’ha nel sangue, non nel cuore, come una bestia segue l’usta della preda.
Prende sempre più forza in me, invece, che il protagonista (e forse l’autore) siano prede inconsapevoli di una più alta capacità di predare, quella femminile appunto, come l’ho descritta sopra. Questa frase potrebbe essere rivelatrice “Non badi al mio stupore né alla protesta di tua figlia. C’è nella tua voce l’allegro orgoglio della stirpe, la continuità di madre in figlia, e qualcos’altro che non colgo.” Ed anche questa: “Non solo il movimento lesto della mano, anche la mimica del viso in quell’attimo sospeso, mentre le snudavi il petto: avevi gli occhi accesi a sollecitare meraviglia, gli zigomi contratti in lieve affanno e la bocca già socchiusa prima ancora di parlare.” Potrebbe essere la madre quindi a spingere consapevolmente la figlia tra le braccia dell’amante, forse delusa di una sua presenza solo di contorno, come i vasi che usa per decorare la casa. Mi diverte immaginare questo inconsapevole aspetto, forse sfuggito all’adg.
Si … ppperò è anche vero che, fatte salve le premesse (mi piace), questo è un racconto che si deve inseguire il risultato al termine della lettura come la soluzione di un rebus, potrebbe stancare. Oppure uno dovrebbe accontentarsi di ricavarne una morale semplice semplice “per proseguir di meraviglia in meraviglia, dopo la madre si fece anche la figlia”.


Autore del giorno il 05 maggio 2009 alle 18:27

infatti, gricio: lui, il protagonista continua a frequentare quella casa e certe stanze sono rimaste inalterate e lì vi ritrova ORA la nonna, e le pattine in un giorno recente la sua donna gli avrà detto “eddai non stare a usare le pattine”


PE for friends il 05 maggio 2009 alle 18:27

Adg, non cambia poi molto se lo rileggo o meno, non credo che tu abbia scritto questo racconto per fare una campagna elettorale pro o contro Michele, che per me rimane un uomo che ha scritto due lettere perchè ha qualcosa che può dire, e dell’altro che non può dire, o rimanda di far sapere a quando sarà certo di venir compreso e non frainteso. ma l’uomo è sempre lui, uno solo, e se usa questo stile puzzone :-) non è per imbarcare cucchi (devo tradurre “imbarcare cucchi”?)ma perchè alla seconda versione ci crede, proprio per come la racconta, crede se non altro che i toni siano quelli giusti, quelli che gli permetteranno di venir compreso.
non è che devo credergli io, insomma, questo intendo dire.


Autore del giorno il 05 maggio 2009 alle 18:27

gricio potrebbe anche essere il medesimo michele


Autore del giorno il 05 maggio 2009 alle 18:30

no, non è che devi credergli tu, PE, “devi” trovare credibile la scrittura e il personaggio


Autore del giorno il 05 maggio 2009 alle 18:37

al contrario io, come adg, devo credere a quel che dice il mio protagonista perchè lo faccio portavoce di tutti quei pensieri inconfessabili della cui bellezza io credo


olandese volante il 05 maggio 2009 alle 18:39

ritorno sul luogo del delitto…
dunque: esordisci dicendo di non voler essere ostacolato da quell’ultimo pudore, generato dal fatto che lucia sia pur sempre la figlia della tua amante. Poi una tiritera di un paragrafo dove di fatto minacci (ma quanto sei sadico?) di spedire/anzi no/anzi si’/uh che disguido la lettera in cui di fatto dai una bella trapanata al cuore della tua (ex?) amante… e lo sai benissimo! Poi la remora si scioglie davanti alla lucia/lolita al sole e hai la spudoratezza di dire “Per questo oggi ti scrivo. Perché tu non stia in disparte mentre allargo i tuoi confini e uso la tua pelle come mappa per raggiungere il tesoro” Di una crudelta’ inaudita. Sbattere in faccia all’amante, non solo il tradimento, non solo la sua decadenza (la si contrappone a carne minimo minimo 20 anni piu’ giovane) pure la baffa, e’ sua figlia… e le chiedi di … partecipare???? ma edipo e elettra qui ci fan ‘na pippa!
.
“La casa femminile, vi avevo battezzata un tempo” Pulce/refuso: non sarebbe meglio battezzatE?


Autore del giorno il 05 maggio 2009 alle 18:43

ocra è un rebus senza soluzione perchè non sappiamo la reazione di lucia e ancor meno quella di sua madre. Ma, ripeto, a preme la visione soggettiva di michele che è convinto di ritrovare la madre nella figlia, entrambe consenzienti


Autore del giorno il 05 maggio 2009 alle 18:47

ciao ola. certo lo puoi leggere anche così, attraverso i risultati anzichè le intenzioni. come ho detto prima i maggiori danni li fanni gli ingenui o i buoni. E sì è un refuso quel battezzatA


PE for friends il 05 maggio 2009 alle 18:49

Adg, mi sembrava chiarissimo che alla scrittura ci credevo, è coerentissima al personaggio che un po’ se la canta e un po’ la vorrebbe suonare(ci piaccia o no il personaggio) per questo mi sono stupita che bilbo, un “addetto ai lavori”, trovasse noioso e nauseante questo discorrere di Michele, mai violento o coercizzante e quindi poco accettabile (da parte della madre di lucia), ma assolutamente convinto, al punto da sperare ( o sapere già) di essere convincente (qualsiasi sia il suo vero intento).


olandese volante il 05 maggio 2009 alle 18:56

comunque, al di la’ del fatto che e’ ben scritto (ma onestamente, devo dire che raramente ho visto qualcosa di malscritto ultimamente nel borgo) la bellezza e la forza di questo racconto stanno, secondo me, nel fatto che tratteggia in modo cosi’ mirabile e credibile la “follia” di quest’uomo tanto da farmici cascare e farmi incazzare col personaggio… che e’ assurdo, se ci pensi. Perche’ non e’ con l’Adg che ho “battibaccato” finora, ma con la sua creatura…
Quindi Adg chapeaux per averlo reso cosi’ reale e plausibile, in fondo, da volergli quasi spaccare la faccia.


Autore del giorno il 05 maggio 2009 alle 18:57

sìsì, PE, il “devi” virgolettato non voleva dire che tu non l’avessi fatto, al contrario era riconoscimento di quel che dicevi


Autore del giorno il 05 maggio 2009 alle 18:59

grazie ola. ragazzi vado. spero di tornare a sera per un saluto


Lupa il 05 maggio 2009 alle 20:51

usti, bilbobaibai, “il racconto è scritto bene certo, ma con una puzza sotto al naso da farmi venire la nausea dopo qualche riga.” accanto a te mi sento mariagoretti. se penso che per molto ho meno ho fatto la fine del gabbiano Jonathan Livingston (saròà che non mi piacciono le facine?). fantastico! “una volta ogni tanto mi autocommisero, tutte le altre la mia anima è ricolma degli eventi dei cieli”.


Lupa il 05 maggio 2009 alle 20:57

ma chi ha parlato di scrittura gotica? me lo sono sognato? e se no, ‘ndò stà il gotico?


olandese volante il 05 maggio 2009 alle 21:05

gotico…mboh? sara’ la lucia agghindata gotica? te la vedi? conciata da emo, col neo sulla tetta… a piangere fasciata in un bikini nero a bordo piscina?


Lupa il 05 maggio 2009 alle 21:08

ola, mi hai capito al volo. che a quello pensavo. a emo………ahahahah eppure qualcuno ha commentato dicendo che trattasi di scrittura gotica (e che ora mi va insieme la vista). mah!


Lupa il 05 maggio 2009 alle 21:09

e la pelle bianca come il latte, la testa che ciondola tra il dire e il non fare, la noia, bonjour tristesse……..


PE for friends il 05 maggio 2009 alle 21:20

che se invece era una punk aveva un neon sulla tetta, e magari più sotto era agghindata da osteria nr. 20, e gracchiava “te lo do io l’orgoglio di stirpe, pezzodistrunz”


Lupa il 05 maggio 2009 alle 21:23

no no la punk è superata, al massimo una punkabbestia. ma ora vanno gli emo……..che non hanno nulla a che vedere col sangue, almeno ne avessero! emo, come negazione dell’emo-zione.


olandese volante il 05 maggio 2009 alle 21:25

trovato! mendez delle 15.46 ha citato il gotico… ma dove l’ha visto?
.
qui di gotico c’e’ al limite la vedovanera… te la vedi? ‘na nonna col rossetto nero, i guantini tagliati…
.
oppure la lucia, emo in apparenza, e’ truce nell’essenza e si rivela una serial killer -e’ lei che, in sequenza ha fatto fuori tutti gli uomini della sua famiglia, prendeno il testimone dalla nonna, ovvio… siiiii, figata, un’intera generazione di SK in gonnellaaaa


Autore del giorno il 05 maggio 2009 alle 21:27

cavi vagazzi sono di nuovo tva voi


olandese volante il 05 maggio 2009 alle 21:28

…usti!!! fate finta di niente… c’e’ l’Adg


Autore del giorno il 05 maggio 2009 alle 21:30

vagazze, vagazzacce, non sgualcitemi la lucia


PE for friends il 05 maggio 2009 alle 21:32

Lu, una emo boccolosa, che va in motorino e si mette al sole?
ma, questo a parte…Michelino nun la spedì sta lettera, te prego, che ultimamente le signore se stanno ad incazzà de brutto ;-)


Lupa il 05 maggio 2009 alle 21:35

ah, ecco, mendez………forse è il caso che tu riprenda qualche buona lettura gotica, che qui di gotico ghè na gota! e tu, Adg, non te la tivave troppo….ecchediamine!


Lupa il 05 maggio 2009 alle 21:37

PE, per me Michele manco l’ha scritta quella lettera. è tutto frutto della sua fantasia…….


Autore del giorno il 05 maggio 2009 alle 21:38

ecco, il michelino è l’esatto opposto del silvietto furbetto


PE for friends il 05 maggio 2009 alle 21:41

Lu, vabbè che oggi sei il presidente del comitato per la beatificazione di michelino, però se dice che ha scritto ha scritto. ecchediamine, vuoi vedere che io sono un lettore di sx e mi invento le cose?


olandese volante il 05 maggio 2009 alle 21:43

no PE, e’ una parrucca… la lucia, sotto, c’ha un caschetto nero lissio lissio, si e’ messa il fattore 40 per non abbronzarsi e ammazzera’ il papino col casco, non appena lui si fa sotto (per avere l’alibi della legittima difesa)


PE for friends il 05 maggio 2009 alle 21:48

Lu, immagina di intercettare questa frase “Ora la vostra somiglianza è un eccitante, una cometa da seguire.”, potresti interpretarla semplicemente come “la vosta somiglianza mi emoziona”?. col cavolo.


PE for friends il 05 maggio 2009 alle 21:49

il papino, ehehheheheh


PE for friends il 05 maggio 2009 alle 21:50

ciao adg, non ti avevo visto!


Autore del giorno il 05 maggio 2009 alle 21:53

“Riconosco l’arco, la medesima “virgola” che disegna la tua schiena.” questa frase (parole dette appena prima) è l’emozione


olandese volante il 05 maggio 2009 alle 21:54

..l’indizio! La virgola, e’ amar!! :mrgreen:


Lupa il 05 maggio 2009 alle 21:55

okkei, okkei, PE, ammetto che quel mi eccita è una buccia di banana alla quale non ho prestato attenzione perchè accecata dalla bellezza, dalla poesia, dalla musicalità delle parole. ma se l’Adg, promette solennemente di cambiare 2/3 parole/banane riesci a sederti con me sulla sponda? almeno per oggi…..dai!


PE for friends il 05 maggio 2009 alle 21:59

sì sì, adg, per carità…solo che a me pare che questo tipo di emozione possa somigliare a “Una goccia di saliva lo colpì, scientifica e balistica, precisa ma indefinita, nella zona esatta fra la mente ed il glande.”


Lupa il 05 maggio 2009 alle 21:59

la medesima virgola che disegna la tua schiena…….tropppppppo gotico, Adg! eheheh skerzo a meMI piace, da morire…….la virgola


ocramocra il 05 maggio 2009 alle 22:00

si si … scherzate pure. mapperoamemipareche qui ci sia il solito conflitto: maschio vs femmina. E non so chi vince per davvero in mezzo a sto massacro.
bello si … musicale si … violento? SI!


Lupa il 05 maggio 2009 alle 22:01

ola, ma non avevi detto che lo splatter non ti aggrada? mazzateoh, mi stai diventando una sadica sessuale…….sputata


PE for friends il 05 maggio 2009 alle 22:01

Lu, ma io sono sulla tua stessa sponda, solo che sotto al culo ho nascosto un kalasnikov, che non si sa mai, tengo famiglia femmina, io.


Autore del giorno il 05 maggio 2009 alle 22:02

PE è una mia impressione o col passare delle ore ti sta sempre più sul culo sto michele, insomma che lo vedi sempre più bastardo?


Lupa il 05 maggio 2009 alle 22:02

figa la frase del glande! di chi è, PE?,


PE for friends il 05 maggio 2009 alle 22:03

ocra, da dove ti viene cotanta certezza sul “solito conflitto”?
qui ci sono magnifiche penne unisex, mica guardiamo le mutande.


Lupa il 05 maggio 2009 alle 22:05

sotto la gonna ti donerebbe, di più….


PE for friends il 05 maggio 2009 alle 22:06

no adg, te lo ripeto, io lo vedo convinto. e non è un reato, no?


PE for friends il 05 maggio 2009 alle 22:07

ho sfoggiato una citazione dottissima, Lu ;-)


Lupa il 05 maggio 2009 alle 22:07

ecco, appunto, ocra.unisex.


gricio il 05 maggio 2009 alle 22:09

ciao figliole bocchesante


Lupa il 05 maggio 2009 alle 22:09

dai, non farmi andare su gulp a cercarla. ma è tua? nooooooooooooo sììììììììììì ma possibile che io non la ricordi? no dai, è Allen?


Autore del giorno il 05 maggio 2009 alle 22:10

non è un reato e non è una risposta


gricio il 05 maggio 2009 alle 22:10

ma tu pensa, con bruce willis in tv, l’arsenal contro il manchester, con ballarò e Bondi il POeta in studio ……e sto qua sul borgo.ma sun propria un pirla !!


PE for friends il 05 maggio 2009 alle 22:11

allen for friends, sì.


Lupa il 05 maggio 2009 alle 22:12

no, non è possibile, fosse tua la ricorderei, nel caso lo fosse sei autorizzata a picchiarmi. comunque vorresti essere così magnanima da considerare a mia difesa l’attenuante d’aver ricordato le battute di Amleto atto terzo?


olandese volante il 05 maggio 2009 alle 22:13

… ma che tv c’hai gricio? io ogni volta che l’accendo mi farei saltare col tritolo in segno di protesta… e poi noi siam piu’ simpatiche :-D


ocramocra il 05 maggio 2009 alle 22:13

e quali altri conflitti si possono definire “soliti”? io ti blandisco ché mi si permetta di leccarti il menisco, tu mi blandisci perchè mi rimbabisci … e da sempre è così!


PE for friends il 05 maggio 2009 alle 22:14

oh, adg, non mi sta più sul culo di quanto mi stava stamattina. è una risposta?
io commento la scrittura, e quella a me sembra coerentissima, fumosa di fumi profumati.


gricio il 05 maggio 2009 alle 22:16

si questo è vero lola in quanto a simpatia; però a battere Bondi ci vuole proprio pochino eh….


PE for friends il 05 maggio 2009 alle 22:17

Lu, ritieniti picchiata per.
Lu, ritieniti baciata per.
Ocra, le tisane ti fanno straparlare?


mendez il 05 maggio 2009 alle 22:20

Lupa va bene segnalare una svista ma non andarci troppo pesante eheheh…cmq grazie per avermi fatto notare la cantonata che ho preso scrivendo “gotico”. Il fatto è che non mi veniva la parola adatta…forse è “barocco”. ah sì ecco, credo sia questo che intendevo dire. Mi rendo conto che sono due cose ben distinte e mi scuso per la figuraccia =)


ocramocra il 05 maggio 2009 alle 22:23

è una tisana alla cannabis sativa con fogliette di menta e mirtilli selvatici del madagascar … mi pare che mi faccia bene perchè mi sento bene.


olandese volante il 05 maggio 2009 alle 22:24

ecchella’.. ocra e passa ’sta canna, su


Lupa il 05 maggio 2009 alle 22:25

pardon, mendez, se cerchi qualcosa di pesante rivolgiti a bilbo, che oggi è in forma splendida, se non addirittura invidiabile. io ho solo chiesto dove e in quale passaggio il racconto ti ha ricordato la scrittura gotica, che io non ho riconosciuto.


Autore del giorno il 05 maggio 2009 alle 22:25

ciao mendez gotico o barocco il senso del tuo commento l’avevo inteso, nessuna figuraccia (qui ne scriviamo e diciamo ben di peggio)


PE for friends il 05 maggio 2009 alle 22:26

Poi non ci sta proprio per niente di chiamarla Lolita, questa Lucia, che Lolita lo aveva tirato a matto l’Humbert Humpert (che è un nome da pirla, infatti)


Lupa il 05 maggio 2009 alle 22:26

com’è che a me le piantine di cannabis sul terrazzo non crescono?


mendez il 05 maggio 2009 alle 22:29

Hai ragione Lupa…errore mio.


PE for friends il 05 maggio 2009 alle 22:31

prova con la cannatris, Lu, quella regge lo smogsottolinate


gricio il 05 maggio 2009 alle 22:31

sapete una cosa? Rileggendolo mi sono accorto che della prima lettera scritta dal protagonista non me ne frega una cippa. Di questa (quella scritta che leggiamo) si parla, non di ciò che potrebbe essere stato scritto nell’altra.
Casomai credo si dovrebbe mettere fa uoco meglio la figura di Lucia che mi è sembrata un poco trascurata nei commenti. Lolita no, sicuramente. Però come dire, sulla strada della puttanellitaggine vogliamo mettercela appena un pelino o no???


Lupa il 05 maggio 2009 alle 22:31

nessun errore, mendez, solo per chiarirci meglio le idee, per comprendere. tutto ok


Lupa il 05 maggio 2009 alle 22:35

gricio, ma dove la leggivedi la lucia che puttaneggia con Michele? perchè è andata a far sega (bigiare, insomma) dall’ex xompagno della mamma, sperando di esser in qualche modo compresa, spalleggiata? lei non fa un gesto, un solo sorriso per intortarlo. se ne sta per i cavoli suoi a bordo piscina, leggendo un libro.


olandese volante il 05 maggio 2009 alle 22:35

no, gricio, della lucia non si puo’ dir nulla. E’ lui che la “legge” provocante ma a me lei pare proprio neutra, che poi credo sia proprio il punto dell’Adg… il protagonista che “si fa” il film. Adg, correggimi se sbaglio


PE for friends il 05 maggio 2009 alle 22:36

Perchè, Gricio? Che ha fatto Lucia? E’ passato un anno, probabilmente manco si ricorda di quell’episodio e non spatacca la gomma ciucciata sulla pagina; se fosse andata a casa di michele il giorno dopo potrei osare di pensare che ci è andata a stuzzicarlo.


PE for friends il 05 maggio 2009 alle 22:37

Adg…ma perchè Lu lo chiama ex-compagno????????????


ocramocra il 05 maggio 2009 alle 22:37

e la madre? … usa la figlia per scostare la foglia che nasconde la voglia … e lo frega. Ché lui crede di essere lui a fare blackedekker e invece è lei che glieladà in mezzo ai fiori, alle foglie di ficus anche nel bagno e con tutta quella cannabis in terrazza dove si gioca a scacchi, e chi perde paga pegno. mi pare logico no?


Autore del giorno il 05 maggio 2009 alle 22:37

complimenti lu e ola mi avete risparmiato una risposta, stavo per scrivere le stesse cose


gricio il 05 maggio 2009 alle 22:38

si si, è un film autoprodotto/interpretato dal protagonista. Ma da esterno mi concedete di pensare timidamente che Lucia, con tutti i posti in cui poteva andare a bigiare, ritiene valdio solo quello in cui mette mostra di sè al tipo. Lo so, non devo immedesimarmi, certo; ma se per un momento solo lo faccio e mi trasferisdco nella testa/glande di quel tipo un pensierino mi potrebbe venire. O no?


olandese volante il 05 maggio 2009 alle 22:38

ocra, piantala di fumare che ti viene la parlata biascicata


Autore del giorno il 05 maggio 2009 alle 22:39

giusto PE, non è ex, lu


gricio il 05 maggio 2009 alle 22:42

Io non credo sia ex compagno. (In questo lungo anno ho osservato tua figlia cescere ecc.) segno che Lucia potrebbe benissimo ricordarsi dell’episodio. Badate, non ho scritto che E’ una puttanella, ma che con un comportamento così potrebbe dare adito a pensarlo.


olandese volante il 05 maggio 2009 alle 22:42

gricio, io quando bigiavo(e succedeva spesso…) avrei fatto carte false per una casa con piscina… sai che me ne fregava di chi era! e invece mi accontentavo dello sgabuzzino delle scope dei bidelli (compiacenti, miracoli della scuola italiana)


Lupa il 05 maggio 2009 alle 22:43

perchè Lucia ha bussato alla SUA porta , di Michele. lui dunque non abita più lì, a casa con loro, altrimenti perchè diavolo Lucia andrebbe a rifugiarsi da lui? e poi, aspetta che c’è un altro passaggio all’inizio in cui si comprende che Michele prima faceva parte della casa-femmina, mentre ora non lo è più. ma cavolo, mi si chiudono gli occhi e non so se ce la faccio a rileggerlo e a stare qui con voi. mi sa che vi auguro la buona notte, signore, e signori


gricio il 05 maggio 2009 alle 22:43

E poi se fosse ex sai che gliene fregherebbe di farsi (all’inizio) dei problemi di disagio perchè “in fondo è sempre tua figlia”??


Autore del giorno il 05 maggio 2009 alle 22:44

già gricio, è quello che forse pensa anche michele, ma di qui a poter dire noi che lucia abbia atteggiamenti equivoci..


Lupa il 05 maggio 2009 alle 22:45

azz, Adg, se sto ancora qui ti distruggo il racconto, mi sa. comunque se non è ex, non dovevi scrivere “ha bussato alla MIA porta”. è fuorviante. grazie per la compagnia a todos!


PE for friends il 05 maggio 2009 alle 22:45

grì, “mostra di sè” a una ragazzina in costume ci riporta dritti dritti nell’ottocento a baciarebanchi.
si può, dico io, considerare ancora qualcuno innocente fino a prova contraria? quello per lei E’ il compagno della madre, santiddio.


Autore del giorno il 05 maggio 2009 alle 22:45

lu, ma non hanno mai vissuto insieme. lui visitava quella casa


mendez il 05 maggio 2009 alle 22:46

OK Lupa…Cmq se notate la parte in cui dice: “No, conto di stare qui tutta la mattina, studiare un po’, dormicchiare e magari fare una nuotata.” Non aggiunge “se mi lasci” o “se non ti disturbo”. Mentre preparo un caffè lei si chiude in bagno per infilarsi il costume. La raggiungo sul prato con il bricco e due tazzine.(liberamente tagliato e riadattato)…io vedo un uomo-zerbino pronto a tutto per una compagnia femminile; mi chiedo cosa facesse per la madre. Ma vedo anche una Lucia viziata che tratta il protagonista come fosse Ambrogio il maggiordomo. Diciamo che si sono trovati!


Autore del giorno il 05 maggio 2009 alle 22:46

buonanotte gente, grazie della compagnia


gricio il 05 maggio 2009 alle 22:49

adg, ho scritto solo che: “”non devo immedesimarmi, certo; ma se per un momento solo lo faccio e mi trasferisco nella testa/glande di quel tipo un pensierino mi potrebbe venire. o no?”"
In fondo Lucia è cresciuta in una famiglia quantomeno problematica (nonna rigida - madre libera); la sua intimità (quella sacra di adolescente intendo) è già staa parzialmente violata proprio dalla madre davanti a lui (involontario testimone). Ed ora, per di più, si presetna a sculettare (esagero per rendere l’idea) a casa di lui ……. insomma credo che se fosse un processo indiziario…..


PE for friends il 05 maggio 2009 alle 22:50

Lu, ma da dove ti viene l’idea che “stare insieme” significa “abitare insieme”? boh.
Michele dice ““troppi sorrisi e troppa presenza” ti diceva di me tagliando corto, anche se io non mi facevo vedere così spesso e non ricordo che sorridessi oltre una minima cortesia.”
Mò mi spiego il fatto della “mancanza” nella tua testolina, Lu, che mi sembrava brutto oggi dirti “Lu, ma se io devo temere di andare dal parrucchiere perchè se il mio moroso sente la mia mancanza guarda le tette a mia figlia, uno dei due ha seri problemi, e qualla non sono di certo io!”


olandese volante il 05 maggio 2009 alle 22:57

..processo indiziario… gricio, mi metto le mani nei capelli per non mettertele addosso… che’ qui senno’ ci tocca arrestare mezza rimini e riccione! vabbe’va, vado a nanna anch’io, che e’ meglio. A domani boyz & girlz


gricio il 05 maggio 2009 alle 23:00

oH vabbè, sembra che io abbia detto di averla vista tacchi alti in tangeNziale, mentre non è così.
Se mi sono spiegato male sorry.


olandese volante il 05 maggio 2009 alle 23:03

gricio ti perdono perche’ in fondo mi sei simpatico. ‘Notteee


ocramocra il 05 maggio 2009 alle 23:03

appunto mendez … io ho detto che michele è l’uomo geranio della mamma che dopo un pò se ne stufa, e allora butta in campo anche la figlia, che impari anche lei a trattare un maschio tenendolo per le p..le. E sopratutto facendo credere a lui che comanda.


gricio il 05 maggio 2009 alle 23:05

lola sai dove lo devi mettere il tuo perdono…..???Che hai capito…. a nanna :)


mendez il 05 maggio 2009 alle 23:07

SìSì ocra, è chiaro! In effetti a me pare che lui creda di avere il controllo, e magari per certi versi ce l’ha, per ora. vado, saluti a tutti! notte!


PE for friends il 05 maggio 2009 alle 23:15

scusate, mi era andato a puttanelle il pc :-)
- madre libera -?
- glieladà - ?
- uomo zerbino - ? ossignur!!!
la vecchia megera probabilmente aveva fatto scappare il padre di una lucia ancora in grembo, o l’aveva avvelenato, o gli aveva talmente scassato i marroni che li ha fatti divorziare. questa si trova un moroso, si rallegra (fino ad essere imprudente o solamente indelicata verso la figlia nel mostrare il neo/somiglianza a michele)e se lui si fa il film è colpa della ragazzina che fino a suonare quella porta non ha detto “beh”?
temo che domani mattina mi sveglierò e troverò le carrozze trainate dai cavalli, i roghi in piazza e Bernardo Gui che mi fa ciao ciao con la manina.


PE for friends il 05 maggio 2009 alle 23:26

e per finire in bellezza mò c’è una puntata di vespa a vespa dal titolo “adesso parlo io”.
ragazzi, tutto questo zoccolame non è certo colpa vostra, anzi, le madri veline delle veline andrebbero ammazzate da piccole, … ma da qui a dare della zoccola a ogni foglia che si muove, perchè secondo voi si muove sculettando (e della scema alla moglie perchè apre bocca), ce ne vuole, eh.
buonanotte miei cari, a domani.


gricio il 05 maggio 2009 alle 23:28

Pe, se pensi che io sia uno di quelli che “aveva la minigonna quindi è colpa sua se l’hanno violentata” ti sbagli di grossisssssssssimo. Invece di invocare l’inquisizione prova a rilegere le mie osservazioni e cerca di farlo dal punto di vista mio (lettore che prova ad immedesimarsi); possono essere ragioni contestabili, ci mancherebbe altro, possono essere non condivisibili, ma credo che almeno la plausibilità (che ho motivato) non possa essere messa in discussione.
Se poi l’ho espressa male, mi ri-scuso e mi ritiro nel mio harem di schiave bambine


PE for friends il 05 maggio 2009 alle 23:31

non è più semplice che tu ti rilegga il racconto, grì?
buonanotte, devo andare a scrivere le commesse di domani per il mio amato Ambrogino.
:-)


ocramocra il 05 maggio 2009 alle 23:33

ho finito la tisana … buonanotte!


gricio il 05 maggio 2009 alle 23:55

PE proprio perché l’ho riletto ho notato che nei commenti di Lucia si parlava poco o niente. E l’unica reazione che ho avuto alle mie osservazioni è che sono “antico” o se vogliamo attualizzare “maschilista”. Nulla invece sul merito di quanto ho argomentato. Bene, mi basta così; tu hai puntato metà del tuo primo commento sulla famosa prima lettera (che per quanto mi riguarda poteva essere anche l’elenco della spesa da fare alla coop). Belle argomentazioni, intriganti se vuoi. Ma sono interpretazioni di cose non scritte, solo immaginate da te. Potrò io pensare che il futuro di Lucia, visti i precedenti (fatti motivati i miei, non immaginazione), possa essere non propriamente retto. Senza per questo sentirmi velatamente accusare di inquisizione??
In fondo gli unici segnali (ripeto, SCRITTI) che il racconto ci dà della ragazza sono quelli;


PE for friends il 06 maggio 2009 alle 00:53

a parte il fatto che io ho letto un incipit per quello che era, e ho argomentato su quello, prendendomi le scuse dell’Adg sul fraintendimento da lui causato, mi spieghi perchè io debba commentare una Lucia se per me Lucia non ha nulla per cui dover essere commentata o giudicata? se tu chiami “fatti” ascrivibili a Lucia una malizia che vedi in sua madre , e che l’Adg nega scrivendolo chiaramente, affibbiandole una tara genetica o un disagio adolescenziale (visti i precedenti… )chiamando “segnali” qualcosa di indecifrabile per me, nelle parole scritte, beh, io non cito affatto velatamente l’inquisizione, ma la dico con sofferta ironia.
Poi, se tu vuoi bypassare la prima lettera fallo pure, io invece ci medito, perchè se penso che l’Adg l’ha solo citata per farsi l’incipit ad hoc mi sembra proprio di fargli un torto, stando a tutto il resto.


gricio il 06 maggio 2009 alle 01:12

Non sono fatti “ascrivibili” (di cui abbia colpa) Lucia, casomai ne è vittima.
1) Crescere con nonna himmleriana e madre “leggera” - vale per la figlia diventare l’opposto della vecchia, ma non può valere per Lucia crescere con due personalità così presenti e contrastanti come riferimento (e senza padre, pare) ?
2) La madre che ne mostra il seno (con una certa disinvoltura direi) al suo uomo le usa violenza (la madre, mica Lucia che si mette in mostra, ne rivela l’intimità suo malgrado ad un uomo che non è suo padre; posso pensare che la cosa non passi liscia nell’adolescenza di una ragazza?
3) Sceglie di bigiare a casa di un uomo solo (di QUELL’UOMO che già la conosce), concedendogli una confidenza forse inappropriata (non ha paura che lui sputtani tutta la storia della firma alla madre??). Questo tipo di confidenza non potrebbe essere interpretato male da molti uomini? - tralascio la stgoria della piscina e del costume perchè se non mi crocifiggete -
E tutti i punti sopraesposti, messi insieme, pur non costituendo prova di meretricio, non portano a pensare che lei POTREBBE essere sulla strada della puttanellaggne (che è comunque cosa a mio avviso ben diversa da ciò che le mie amate detrattrici hanno voluto imputarmi)?
Casomai non fosse chiaro ribadisco di essere d’accordo con l’interpretazione che tutto accade nella testolina di lui: è che di Lucia non si è occupato nessuno nei commenti, ed una sua storia credo la meriti anche lei.


Oriano Tresfor il 06 maggio 2009 alle 07:16

delizioso, nulla da aggiungere.
soltanto una riserva sull’inizio, quando viene detto che già c’è stata, pochi giorni prima della presente, una lettera ufficiale con tanto di francobollo e invio: mi è sfuggito il senso di quella lettera ufficiale, il perché fosse stata inviata e cosa recava come “messaggio”. Vero è che quella lettera inviata a cui si accenna può essere soltanto un pretesto che legittima la presenza di questi altri fogli scritti mentre Lucia è distesa sul prato, ma siccome questi fogli sono abbastanza “devastanti” e si è creata una relazione con una precedente lettera “ufficiale” allora io - lettore del borgonarrante- ne sento la mancanza. Mi soddisfa invece tutto il racconto, sopratutto nel finale con quel ricalcare la mappa nota a passo da esploratore che scorgere le differenze ampliando i confini di quel genere a “marchio di famiglia”.
In ultimo un desiderio: un bel incubo per la voce narrante, con tanto di devastante suocera a neo della medesima collocazione.


PE for friends il 06 maggio 2009 alle 09:38

Grì, hai mai sentito dire che la bellezza sta negli occhi di chi guarda? bene, vale anche il contrario.
Qui la storia di Lucia è proprio quella dell’interpretazione che se ne può fare e, se permetti, io mi dissocio dal pensare “Però come dire, sulla strada della puttanellitaggine vogliamo mettercela appena un pelino o no???” solo per dare una giustificazione ai pensieri di Michele.
Sarebbe come pensare che nell’andare in vacanza in Thailandia è quasi obbligatoria l’opzione “farsi un film” piuttosto che opzionabile quella “addolorarsi per i film altrui”


gricio il 06 maggio 2009 alle 09:54

Liberissima di dissociarti finchè ti pare. Potrò altresì io pensare diversamente e segnalare il perchè la vedo così ?


PE for friends il 06 maggio 2009 alle 10:01

ah Grì, per inciso, io invece talvolta “aveva la minigonna quindi è colpa sua se l’hanno violentata” lo penso, certamente in senso metaforico.
Io ho un’altissima considerazione del genere umano e di quello femminile in particolare perchè lo conosco dal di dentro, fatica e onore di appartenervi compresi, e proprio per questo la cosa che mi fa incazzare in assoluto al mondo è, nella proporzione fra donnine e donne, i disastri e i fallimenti che commettono le prime a discapito delle conquiste e glorie delle seconde. anche perchè la proporzione è la stessa fra i maschietti…ahinoi, ma io mica posso incazzarmi con l’80% del mondo intero! :-)


PE for friends il 06 maggio 2009 alle 10:04

Ma tu pensa a quel che ti pare, Gricio, solo che se invece di dire “questo Michele ha certamente interpretato a modo suo la vita di lucia” dici” sulla strada della puttanellinaggine vogliamo mettercela appena un pelino o no?” io ti rispondo NO, io no.


gricio il 06 maggio 2009 alle 10:06

io si. Ahinoi.
E sarei curioso di sapere da te un esempio di “percorso” di puttanellitaggine. Così purparlè.


Lupa il 06 maggio 2009 alle 10:10

ma che fate? litigate chiusi nel ripostiglio delle scope?


PE for friends il 06 maggio 2009 alle 10:28

stai confermando che tu pensi in questo modo di lucia, e non dici che Michele potrebbe averlo pensato, quindi. ambè. esempi non ne faccio, inventarmene uno mi costa fatica e citare qualcuno di conosciuto o famoso, sulla base di una mia sensazione mi sembrerebbe estremamente scorretto.


gricio il 06 maggio 2009 alle 10:51

ok, pe, prendo atto che non leggi quanto ho scritto più e più volte (”"Casomai non fosse chiaro ribadisco di essere d’accordo con l’interpretazione che tutto accade nella testolina di lui…” e ancor prima “si si, è un film autoprodotto/interpretato dal protagonista” ed ancora “non devo immedesimarmi, certo; ma se per un momento solo lo faccio e mi trasferisco nella testa/glande di quel tipo un pensierino mi potrebbe venire. o no?””.
per gli esempi che nonfai non c’è problema, io imiei li conosco, volevo solo vedere quale metro di misura hai tu


PE for friends il 06 maggio 2009 alle 11:33

gricio, cacchio, se alla fine dici “io sì, ahinoi” parli per te o per michele?
vabbuò. morta qui, che di questo passo t’inventi che sto dando a te dello squallido mentre ti sto semplicemente dicendo che, commentando, non sei stato chiaro sulla tua opinione riguardo a lucia e al suo “dare adito” ma la chiedevi ad altri. la mia risposta è e rimane NO, a me non darebbe adito, e nemmeno michele, secondo me, parte da questo presupposto.


Devi essere loggato per inviare un commento.