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06 lug
2007
ALBA ROMAGNOLA
Salvato in   Poesia    da   Pascoli2000

ALBA ROMAGNOLA

All’alba,

quando il mar schiude i cancelli,

e l’onde abbraccia striate di rosino,

scivola lenta in mare una paranza

sospinta da un debole garbino.

Voci distanti lambiscono la rena,

un “issa” urlato giunge da lontano,

un “tira” s’accompagna

e il verso strano dei puffini

dal ciel ridonda al piano.

Sguazzi attorno al timone,

e la carrucola che gira,

la prua che solca il mare

e lo scolora,

l’ombra che si distende sopra l’onda

che s’allunga, si frange e poi s’affonda.

L’occhio proteso

a misurar la rete,

le prede che sguazzano, ormai invano,

l’odor del pesce fresco

e della morte

che impassibile arriva piano piano.

E il sole, alfin,

che già raddrizza i rai

e la spiaggia che s’affolla di bagnanti,

di bimbi gioiosi

che guazzano tra l’alghe

mentre un odor di piade si diffonde

e corre appetitoso sopra l’onde.

Santoro Salvatore Armando

(Boccheggiano 19/08/2006 13.04)

Garbino = vento di Libeccio (così chiamato sull’Adriatico)

Puffini = Sono una sorta di uccelli marini (le cosiddette Berte)

Paranza= è un barcone da pesca simile ad un peschereccio



Commenti:
2 Commenti postati in "ALBA ROMAGNOLA"
Cecil il 06 luglio 2007 alle 08:36

M’è sapida ogni cosa impregnata di salso. E nella rete la morte già scolora cancellata dalla fame di vita di un riso di bimbo.E la vita si rinnova.


conlavitaintasca il 06 luglio 2007 alle 15:34

Un affresco estivo, che sa di genuino lavoro, di sale e di morte. Rime leggere ed assonanze preziose. La rileggo per meglio percepirne odori e freschezza. ester


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