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ALBA ROMAGNOLA All’alba,
quando il mar schiude i cancelli, e l’onde abbraccia striate di rosino, scivola lenta in mare una paranza sospinta da un debole garbino. Voci distanti lambiscono la rena, un “issa” urlato giunge da lontano, un “tira” s’accompagna e il verso strano dei puffini dal ciel ridonda al piano. Sguazzi attorno al timone, e la carrucola che gira, la prua che solca il mare e lo scolora, l’ombra che si distende sopra l’onda che s’allunga, si frange e poi s’affonda. L’occhio proteso a misurar la rete, le prede che sguazzano, ormai invano, l’odor del pesce fresco e della morte che impassibile arriva piano piano. E il sole, alfin, che già raddrizza i rai e la spiaggia che s’affolla di bagnanti, di bimbi gioiosi che guazzano tra l’alghe mentre un odor di piade si diffonde e corre appetitoso sopra l’onde. Santoro Salvatore Armando (Boccheggiano 19/08/2006 13.04) Garbino = vento di Libeccio (così chiamato sull’Adriatico) Puffini = Sono una sorta di uccelli marini (le cosiddette Berte) Paranza= è un barcone da pesca simile ad un peschereccio
Commenti:
2 Commenti postati in "ALBA ROMAGNOLA"
Cecil il 06 luglio 2007 alle 08:36
M’è sapida ogni cosa impregnata di salso. E nella rete la morte già scolora cancellata dalla fame di vita di un riso di bimbo.E la vita si rinnova.
conlavitaintasca il 06 luglio 2007 alle 15:34
Un affresco estivo, che sa di genuino lavoro, di sale e di morte. Rime leggere ed assonanze preziose. La rileggo per meglio percepirne odori e freschezza. ester Devi essere loggato per inviare un commento. |