La sera andava a spasso con lei, quando arrivò a capire che non avrebbero mai saltato la siepe, si ritrovò davanti al barista a dire: servimi due dita di whisky, per favore, in gola, voglio vomitare tutto il disprezzo disteso sopra il bancone.
Roberta non aveva finito di mangiare, non faceva che starsene imbronciata, si era chiusa nella sua stanza con un’aria alquanto strana. Mamma sospirava, il pomeriggio dovevamo uscire e vidi che mamma guardava Roberta, gli occhi incupiti e tristi, e mamma disse: “Roberta, va a prendere la tua roba, é ora di andare.” Roberta non era [...]
Lola non avrebbe voluto, ma non ha potuto farne a meno. C’era troppo amore dentro di lei, una dimensione insostenibile che richiedeva spazio. O per lo meno un tradimento. Lola lo ha sempre creduto, non c’è infedeltà senza amore, l’una è abbracciata all’altro come la notte al giorno. Lo raccontava spesso. “Viaggiano insieme”, diceva a Umberto, “non si tradisce ciò che non si ama”.
Del modo in cui mi scava fitto fitto il vuoto e degli artigli a cui mi instauro con strane forme di dialogo, vorrei dire dimostrando ogni pezzo del mio corpo per cui stono, ma non c’è niente oltre il declino adesso. Non c’è niente e non c’è rimedio.
Non basta l’abbandono a consumare prepotentemente il fisico, la faccia ti rimane in mezzo all’erba, sedotta dalla voce di uno spazio che invade i sensi.
Barbara ricordava tutto, il vento possessivo tra i capelli, i gomiti premuti contro la ringhiera e il calore della fede, la fede che scivolava giù dal dito fino a scomparire.
Non rimane più tempo, mi ripeto continuamente. Si è spezzato l’ultimo baluardo che mi accendeva di speranza. La nostra storia consumata come una suola vecchia, un ricovero di abitudine e di noia.
Lo percepisco subito. Lo sguardo lo pretende fino a supplicare, ci ricade sopra. Inevitabilmente. E fa male. Sì, fa male, vedere quanto la rabbia possa lasciare il segno. Ma forse dovrei dire noia, è la noia che colpisce con uno scatto di schizofrenia latente ondeggiando perennemente al bordo. Se il vaso ogni tanto trabocca e [...]
Non riesco a liberarmi di te. Come se mi avessi posseduta nel corpo e nella mente, il tuo nome è una ferita che non si rimargina. La mia bocca resta aperta, lo pronuncia. “Fede”. Sì, fede! Perché qui dentro me stessa non riconosco altro che questo. Una fede impossibilitata a dimostrare, un buco nero nell’anima [...] |