Indugia con le briciole del mattino
lo scherno becco affamato
vago confuso nell’eroso piastrellato
Zampetta nell’occiduo dell’affranto eroe
che veglia logoro antico e orgoglioso
Nelle mani
ti muovi orbo
spauracchio
senza testa ne occhio
Fu avvistato dalla vedetta
nel colorito mattino dorato
Il mare nel rispecchio azzurrato del sorgere
accompagnò un gabbiano riflesso nell’alba
gli venne incontro con alito rigenerante di sale
Pietre scolpite
la memoria incisa
picchiettata per ammirazione
dell’etico onore
Sui pendii a terrazze
sembra una scala per giganti
che dal mare sale verso la cima
Mi raggiunge l’alito
fra piante di lavanda,il timo
e la menta selvatica
Ne respiro l’anima