Pioveva anche quel giorno, una pioggia insistente che non voleva smettere. Ridevamo saltando le pozzanghere, laghi o specchi per i nostri occhi bambini, in mezzo alla strada. Avevamo un ombrellino piccolo, l’orlo dei miei pantaloni chiari era zuppo, le scarpe sbagliate per quel pazzo tempo di marzo. Voglio scrivere
Era un privilegio essere accoccolato nel suo più appartato recesso, il suo letto, tra le sue lenzuola, osservando i suoi oggetti d’uso quotidiano. (*)
Il tuo sesso apre
Sale la marea Quanti segni. Lui ha conosciuto il mio seno prima del tuo
Una pagina scritta a quattro mani.
Controverso contraltare
La pioggia lava
E’ il vento fra gli alberi
Era una notte buia e tempestosa… no, no, non era proprio tempestosa, forse giusto buia, come tutte le notti.
Superstiti del nostro credo in io Buffo. L’intricato incrocio di casi
Non riusciva a prendere sonno. Si girava e rigirava senza posa. Ogni posizione le risultava dolente. Il sonno non teneva conto dell’ora segnata dall’orologio sul comodino. Decise di sottomettersi alla veglia, accese la luce, e si alzò. |